Villa Panza, Josef Albers_ Meditations. Foto di Michele Alberto Sereni, 2026 (C) FAI

La disciplina dello sguardo. Josef Albers a Villa Panza

VARESE | Villa e Collezione Panza | 9 aprile 2026 – 10 gennaio 2027

di TOMMASO EVANGELISTA

Esiste una severità della pittura che non coincide con l’austerità, così come esiste una geometria capace di produrre instabilità anziché ordine. È entro questa apparente contraddizione che Josef Albers. Meditations, a Villa e Collezione Panza di Varese fino al 10 gennaio 2027, trova la propria necessità critica. Curata da Nicholas Fox Weber, l’esposizione riunisce ventinove lavori appartenenti soprattutto ai cicli Variant/Adobe e Homage to the Square, con prestiti da raccolte europee e statunitensi, scegliendo deliberatamente di rinunciare alla progressione biografica per costruire un itinerario fondato su risonanze, interferenze, rallentamenti dello sguardo.
Albers non entrò mai nella raccolta di Giuseppe Panza di Biumo, sebbene il collezionista ne conoscesse attentamente l’attività; proprio questa assenza rende l’incontro particolarmente fertile, poiché consente di riconoscere nel maestro tedesco un antecedente di quelle indagini luministiche e ottico-ambientali che avrebbero trovato nella Villa una delle loro sedi più coerenti attraverso Dan Flavin, James Turrell, Robert Irwin e altri protagonisti della ricerca americana.

Villa Panza, Josef Albers_ Meditations. Foto di Michele Alberto Sereni, 2026 (C) FAI

La vicenda di Albers, formatosi al Bauhaus e successivamente docente al Black Mountain College e a Yale, attraversa una parte decisiva della modernità senza aderire pienamente alle retoriche che ne hanno accompagnato le avanguardie. La sua radicalità procede per sottrazione: riduzione del repertorio morfologico, controllo della superficie, serialità, verifica reiterata delle variabili. Per lui restringere il campo significa ampliare le possibilità del visibile. Con Variant/Adobe, avviata nel 1946 dopo l’esperienza dell’architettura e dei paesaggi messicani, una struttura rettangolare costante diviene matrice per innumerevoli combinazioni; dal 1950 Homage to the Square spinge questa strategia fino a una concentrazione estrema, facendo del quadrato uno strumento sperimentale piuttosto che un soggetto. La geometria resta pressoché immutata, mentre ogni accostamento modifica la lettura dei toni adiacenti: una tinta sembra avanzare, arretrare, raffreddarsi, acquistare luminosità o perdere saturazione pur conservando materialmente la propria composizione, e la cromia viene continuamente ridefinita dal contesto.

Josef Albers Young Prediction (Homage to the Square), 1954 Olio su masonite / Oil on Masonite 32 x 32 in. (81.3 x 81.3 cm) Private collection © The Josef and Anni Albers Foundation Foto: Tim Nighswander/Imaging4Art

Dietro l’immediatezza ottica esiste, tuttavia, una procedura quasi laboratoriale. Nei celebri Homages i campi concentrici seguono rapporti proporzionali rigorosi; l’abbassamento dell’asse centrale sottrae alla composizione quella prevedibile immobilità che una disposizione perfettamente simmetrica avrebbe prodotto, generando una lieve spinta ascensionale, una profondità contraddittoria, una continua oscillazione tra piano e cavità. Albers lavorava su pannelli di masonite preparati con numerosi strati di gesso bianco, carteggiati fino a ottenere un fondo regolare e luminoso; il pigmento a olio veniva prelevato direttamente dal tubetto e disteso con la spatola, senza sovrapporre né mescolare le campiture, procedendo dal centro verso l’esterno. Anche l’illuminazione costituiva uno strumento di controllo: l’artista verificava la tenuta degli effetti sotto differenti combinazioni di lampade fluorescenti calde e fredde. Tale precisione materiale impedisce di considerare queste tavole come semplici esercizi formalistici in quanto sono dispositivi empirici nei quali una quantità minima di elementi produce un numero sorprendente di accadimenti ottici.

Villa Panza, Josef Albers_ Meditations. Foto di Michele Alberto Sereni, 2026 (C) FAI

Villa Panza offre a questa pittura una condizione espositiva particolarmente favorevole proprio perché evita la neutralità museografica del white cube. Le ventinove opere occupano otto sale del primo piano affacciate sul parco; architettura settecentesca, luce naturale, ampiezza delle pareti, arredi storici introducono un sistema di interferenze che amplifica ciò che Albers aveva perseguito per decenni. Weber orchestra il percorso secondo consonanze e attriti: dai bianchi e dai gialli aciduli di Lone Whites, Dimly Reflected, Ascending e Polar si passa a combinazioni più accese, attraversate da aranci e rosa posti contro tonalità fredde, fino alla gravità dei bruni, dei grigi e dei neri di Night Sound, Dark e Profundo. Tra i nuclei maggiormente significativi figurano Orange Front, proveniente dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, lavori concessi dal Musée d’Art Moderne di Parigi e dipinti raramente visibili della Josef & Anni Albers Foundation.

Meditations interroga l’attualità di un autore troppo spesso ridotto, nella divulgazione, all’icona immediatamente riconoscibile dei quadrati concentrici: dietro quella configurazione si trova una concezione assai più complessa dell’atto percettivo per il quale vedere significa verificare, confrontare, dubitare dell’evidenza. L’occhio viene continuamente corretto da ciò che incontra; quanto appare stabile si rivela relativo, una superficie perfettamente piatta può suggerire profondità, il medesimo pigmento muta carattere in funzione della tinta confinante. La didattica di Albers, sintetizzata nella celebre aspirazione ad “aprire gli occhi”, non separava mai pratica artistica ed educazione visiva. Non sorprende quindi che il programma collaterale di Villa Panza approfondisca tanto la fenomenologia della percezione quanto gli aspetti conservativi, dalla preparazione del supporto alla stesura pittorica, ricordando come l’apparente immaterialità di questi fenomeni dipenda da una conoscenza estremamente concreta dei materiali.

Josef Albers Dark, 1947 Olio su masonite / Oil on Masonite 26 7/8 x 38 3/16 in. (68.3 x 97 cm) The Josef and Anni Albers Foundation © The Josef and Anni Albers Foundation

L’accostamento alla Collezione Panza rende infine leggibile una genealogia che procede oltre la coincidenza stilistica. Gli Stable Paintings di Phil Sims e Cesarino’s Bone (Maria’s Mirror) di Richard Nonas, presentati nella Scuderia Grande, estendono idealmente l’indagine verso la monocromia e l’articolazione ambientale, mentre Flavin, Turrell e Irwin consentono di comprendere quanto l’eredità albersiana abbia inciso su un modo di pensare l’opera come evento percettivo sottoposto alle condizioni reali dell’ambiente. La relazione non va cercata nella discendenza formale e riguarda piuttosto una disciplina dell’attenzione, la fiducia accordata a variazioni minime, la convinzione che una modifica quasi impercettibile possa alterare radicalmente ciò che crediamo di vedere.

Josef Albers Dark, 1947 Olio su masonite / Oil on Masonite 26 7/8 x 38 3/16 in. (68.3 x 97 cm) The Josef and Anni Albers Foundation © The Josef and Anni Albers Foundation

È forse questo il risultato più convincente di Meditations: sottrarre Albers all’immagine del metodico teorico del colore per restituirgli la complessità di un pittore che ha trasformato la ripetizione in uno strumento di conoscenza e il quadro in un campo nel quale la certezza visiva viene continuamente messa alla prova.

 

JOSEF ALBERS. MEDITATIONS
una mostra organizzata dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e dalla Josef & Anni Albers Foundation
a cura di Nicholas Fox Weber

9 aprile 2026 – 10 gennaio 2027

Villa e Collezione Panza
Piazza Litta 1, Varese

Orari: da martedì a domenica – dalle 10. 00 alle 18.00 (ultimo ingresso/chiusura biglietteria alle 17:15)

APPUNTAMENTI:

Domenica 4 ottobre, ore 16.30
1934: Josef Albers a Milano
Gabriella Belli, storica dell’arte, critica e membro del Comitato scientifico di Villa e Collezione Panza, ripercorre la mostra del 1934 dedicata a Josef Albers alla Galleria del Milione, analizzando le risonanze della sua ricerca nel contesto artistico italiano e il ruolo che questa presenza ebbe nella ricezione dell’artista in Italia.

Domenica 25 ottobre, ore 16.30
Note a margine. Josef Albers oltre il colore
Barbara Ferriani, conservatrice dello Studio di restauro Barbara Ferriani of Old Masters and Contemporary Art, e Marta Spanevello, curatrice di Villa e Collezione Panza, propongono una lettura critica della ricerca di Josef Albers da una prospettiva insieme storico-artistica e conservativa.

Gli incontri sono a ingresso libero.

Info: +39 0332 283960
faibiumo@fondoambiente.it
www.fondoambiente.it 

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