BASSANO DEL GRAPPA (VI) | The Bank Ets | Fino al 25 ottobre 2026
di FRANCESCO FABRIS
La Fondazione The Bank ETS – Istituto per gli Studio sulla Pittura Contemporanea ospita, negli originali spazi della sua sede di Bassano del Grappa (VI) e con la curatela di Cesare Biasini Selvaggi, Ensamble_2026 – Osservatorio sulla pittura emergente in Italia.
L’intera, riuscita esposizione, sembra dominata da una domanda, implicita ma inevitabile, forse anacronistica ed illusoria: che cosa significa oggi essere un giovane pittore in Italia?

Ensamble_2026, che rivendica l’origine musicale del titolo nel privilegiare l’aspetto corale rispetto all’assolo individuale, prova a rispondere evitando classificazioni rigide e dichiarazioni generazionali. Lo fa attraverso oltre cento opere di artisti under 40 attivi sul territorio nazionale, costruendo un osservatorio sulla pittura emergente destinato a diventare biennale.
Il titolo richiama volutamente l’idea dell’insieme: non una corrente, dunque, né tantomeno un manifesto, ma una costellazione di voci. Il riferimento storico dichiarato è il Salon d’Automne parigino, nato nel 1903 come spazio aperto alle ricerche insofferenti alle convenzioni accademiche. Ma qui quel modello viene trasferito nella frammentazione culturale e geografica dell’Italia contemporanea. Ensemble diventa così soprattutto una mappa: non stabilisce un centro, registra differenze, affinità ed improvvise risonanze.
Ed è forse proprio l’assenza di un linguaggio egemone a costituire il primo dato significativo. Dopo decenni trascorsi ad annunciare ciclicamente la morte e la resurrezione della pittura, gli artisti presenti sembrano essersi liberati dalla necessità di giustificarne l’esistenza. Dipingono. E lo fanno utilizzando la superficie come luogo nel quale possono convivere figurazione e astrazione, memoria personale e iconografia collettiva, immaginario digitale, inquietudine sociale, natura e autobiografia.
La pittura torna così ad essere, per riprendere liberamente Merleau-Ponty, non tanto rappresentazione del visibile quanto interrogazione del nostro stesso vedere. Chiara Calore trasforma la figura umana in presenza sospesa e introspettiva, mentre Alessandro Fogo interviene sull’iconografia cristiana sottraendola alla stabilità della tradizione e trasformandola in un dispositivo contemporaneo dello sguardo. Diego Gualandris costruisce invece immagini stratificate nelle quali memoria personale, folklore, mito e cosmologie si sovrappongono.

La critica colta ha sempre sostenuto che le immagini non appartengono mai completamente al tempo che le produce. Sopravvivono, migrano, riaffiorano. Molta pittura di Ensemble_2026 sembra muoversi precisamente dentro questa temporalità irregolare, nella quale un’eco rinascimentale può convivere con un’immagine digitale e un archetipo remoto può riaffiorare dentro un’esperienza autobiografica.
Altrove è il paesaggio a diventare terreno di interrogazione. Alice Faloretti ne esplora la dimensione fisica e antropizzata, mentre Filippo Rizzonelli trasforma il fiume in metafora dello scorrere e della condizione umana. Non è più il paesaggio contemplato dalla distanza, ma uno spazio instabile nel quale siamo immersi. La natura non costituisce uno sfondo: entra nell’opera come organismo, minaccia, memoria o possibilità di trasformazione.

Particolarmente significativa è poi una sensibilità che potremmo definire postmediale. Il dipinto non vive più necessariamente in opposizione alla fotografia, all’immagine elettronica o all’intelligenza artificiale. Francesco Ardini, ad esempio, parte dalla tradizione della ceramica popolare e dal paesaggio del Brenta, trasforma l’immagine attraverso processi fotografici e programmi di AI e la riconduce infine alla materia dello smalto. Un movimento circolare tra manualità e tecnologia che racconta bene una generazione cresciuta nell’onnipresenza delle immagini.
La nota capacità delle immagini di mettere in crisi la linearità del tempo trova qui una sua pratica applicazione: il nuovo non coincide necessariamente con ciò che non si è mai visto. Può nascere piuttosto dalla collisione fra tempi differenti, dalla riattivazione di forme già esistenti, dal loro ingresso in nuovi sistemi di senso.

Anche quando riaffiora con decisione la figurazione, raramente si tratta di un semplice ritorno alla rappresentazione. Corpi, animali, oggetti e paesaggi diventano dispositivi attraverso cui parlare di identità, fragilità, isolamento e metamorfosi. In Sebastiano Sofia la figura oscilla tra sonno e dissoluzione; Salvo Ficano porta il corpo verso una dimensione anatomica e quasi scientifica mentre Chiara Peruch immagina un ecosistema ambiguo nel quale l’essere umano sembra essere definitivamente scomparso. La figura permane, ma non offre più necessariamente certezze.

L’allestimento negli spazi della Fondazione rafforza questa lettura articolandosi tra una selezione nazionale e un focus dedicato alla pittura emergente veneta, curato da Simone Ceschin. Non ne deriva tuttavia l’impressione di un censimento o di un catalogo di tendenze. Al contrario, ciò che Ensemble_2026 rende evidente è proprio la difficoltà – e forse ormai l’inutilità – di individuare una direzione dominante.
La pittura italiana under 40 appare centrifuga, contaminata, sorprendentemente disinvolta nel recuperare la storia dell’arte quanto l’immaginario digitale, il paesaggio quanto l’esperienza privata. È una pittura che non teme più il proprio passato perché non sembra percepirlo come un peso.
Forse il risultato più interessante dell’operazione di THE BANK è proprio questo: aver rinunciato alla tentazione di individuare prematuramente vincitori, scuole o genealogie o geografie.

Ensemble_2026 non pretende di dirci quale sarà la pittura italiana di domani. Preferisce osservare il momento, molto più fertile, nel quale molte possibilità sono ancora contemporaneamente aperte. E se, come suggeriva Paul Klee, l’arte non riproduce semplicemente ciò che è visibile ma lo rende visibile, queste cento e più opere sembrano ricordarci che la pittura conserva ancora intatta la capacità di mostrarci qualcosa che, prima di incontrarla, non avevamo ancora imparato a vedere.
Ensemble_2026. Osservatorio biennale sulla pittura emergente in Italia
a cura di Cesare Biasini Selvaggi
23 maggio – 25 ottobre 2026
Fondazione THE BANK ETS
Via Orazio Marinali 52, Bassano del Grappa (VI)
Info: +39 335 7180804
info@fondazionethebank.org
www.fondazionethebank.org



