PARMA | Palazzo del Governatore | 2 ottobre 2026 – 8 marzo 2027
Intervista a CESARE BIASINI SELVAGGI di Ilaria Bignotti
Non è facile, anzi, è difficilissimo. Però è possibile, e importante, continuare a guardare all’universo femminile attraverso le opere d’arte. Per non dimenticare le disuguaglianze, per celebrare le vittorie nel definire una parità di diritti – ancora da raggiungere, in moltissimi campi – nei confronti delle donne.
In un’epoca come quella attuale, che continua ad essere massacrata dalla violenza fisica e mediatica, dalla sessualizzazione e dal patriarcato, la mostra che con coraggio e determinazione Renata Cristina Mazzantini, Direttrice de La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e Cesare Biasini Selvaggi, Curatore, hanno scelto di allestire con raffinata ricercatezza a Palazzo del Governatore a Parma, ci fa attraversare quattordici sale abitate da settantasei opere – capolavori, meglio dire – provenienti dalla Galleria Nazionale stessa.
Dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi che compongono il caleidoscopio di LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Si parte dal XIX secolo e si arriva al XXI. E da menzionare è, in apertura, una doppia linea del tempo che affianca le date e le piccole riproduzioni delle opere con le date che hanno segnato la storia giuridica e sociale della donna in Italia. Ne abbiamo parlato, cosa che ci onora, con il Curatore stesso, che tra mille impegni ha trovato il tempo di raccontarci il progetto.

Partiamo con il rievocare il pensiero di “lei” per antonomasia, la Direttrice della Galleria Nazionale, Renata Cristina Mazzantini, che ti chiedo di commentare: l’idea di un Museo diffuso e aperto a tutte e tutti, che promuove la dimostrazione del suo patrimonio in altre sedi oltre a quella centrale. Lo scorso anno sempre a Parma fu la volta di Giacomo Balla e del tema della luce, oggi la luce è “lilla”, come suggerisce il vostro affascinante allestimento, e si accende sulle opere dedicate al ritratto femminile. Ci vuoi raccontare le motivazioni di questa scelta?
Quando ho conosciuto il progetto della GNAMC come museo diffuso voluto dalla sua allora neodirettrice Renata Cristina Mazzantini, ho pensato di cogliere questa opportunità per una collaborazione strutturata con il Comune di Parma, città dove collaboro già come responsabile per le arti visive di Solares Fondazione delle Arti. Dalla retrospettiva di Giacomo Balla fino oggi a Lei, da due anni a Parma si possono ammirare così alcuni dei capolavori della Galleria Nazionale attraverso approfondimenti tematici o monografici inediti. Mi fa piacere aver sentito addetti ai lavori dire che alcune delle più belle mostre della GNAMC le abbiano viste a Parma. È un modo per portare una collezione straordinaria sui territori, a persone che spesso raramente o mai hanno visitato nella capitale questo museo straordinario che custodisce le fondamenta della nostra identità contemporanea, dalle ricerche artistiche dell’Ottocento fino a quelle dei giorni nostri. E poi selezioniamo sempre per ogni mostra un nucleo di lavori tra i ventimila che sono nei depositi della Galleria Nazionale, quindi nascosti agli occhi del pubblico, studiosi compresi. Devo dire che il viaggio di queste mostre, ideate da Cristina Mazzantini e curate da me, non si è arrestato a Parma. La retrospettiva di Balla, per esempio, ampliata con degli approfondimenti sul divisionismo e il futurismo, farà tappa nel mese di dicembre prossimo all’estero.

In mostra ci sono davvero i grandi masterpiece della storia dell’arte, tra alba della modernità e postmoderno, affiancati nelle sale non attraverso un semplice ordine cronologico e diacronico, ma anche per assonanze formali e tematiche. C’è qualche sezione in particolar modo che ti preme evidenziare?
C’è un’epoca, a cavallo fra Otto e Novecento, in cui si spalanca l’abisso dell’inconscio, scoperto da Freud. Da qui la nostra sezione Lei come enigma. Si supera il concetto della donna come mero ideale di grazia e armonia da contemplare. Nell’immaginario prende sempre più spazio una presenza complessa, in grado di suscitare desiderio, inquietudine, attrazione e timore. In questi decenni, emerge la rappresentazione della donna misteriosa, sensuale, in alcuni casi femme fatale, figura simbolica, che racchiude in sé il sogno, l’eros, la spiritualità e le contraddizioni della psicologia umana. La donna è ritratta nei vari momenti della vita: bambina, aristocratica, lavoratrice, elegante, sensuale, distante o misteriosa. Momenti immortalati magistralmente in mostra da Amedeo Modigliani, Arturo Martini, Medardo Rosso. Altra sezione che mi preme evidenziare è Lei nella modernità. A partire da quando in Europa scendono in strada le suffragette: donne che chiedono, semplicemente, di poter votare. Una richiesta che oggi sembra ovvia. Allora era rivoluzionaria. Poi arriva la Grande Guerra, e con essa il secondo terremoto: le fabbriche si svuotano di uomini, mandati al fronte, e si riempiono di donne. Quest’ultime diventano pure tranviere, bigliettaie, postine, boscaiole. Guidano trattori nei campi. Lavorano negli ospedali, accanto ai feriti. Fanno tutto quello che, fino al giorno prima, era considerato mestiere da uomini. E lo fanno bene: con impegno, con capacità, spesso con un’abnegazione che pochi si aspettavano. Per quelle donne, madri, figlie, mogli, la guerra è prima di tutto un lutto. Ma è anche, come ha scritto la storica Augusta Molinari nel suo Una patria per le donne, un’occasione: la possibilità di «ridefinire i ruoli e le gerarchie di genere, riorganizzando la società». Un’occasione, però, che dura poco. Finita la guerra, tornano i soldati, e per le operaie, le contadine, le impiegate non c’è più posto: si torna a casa, punto. L’emancipazione sembra di nuovo un miraggio. Qualcosa tuttavia nel frattempo è cambiato per sempre. Non nelle leggi, quelle arriveranno dopo, molto dopo. È cambiato nella testa delle donne che quella stagione l’hanno vissuta. Le fondamenta della progressione sociale, ormai, sono state gettate nel terreno solido delle loro coscienze. Lo raccontano lungo il percorso espositivo Cagnaccio di San Pietro, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Antonio Donghi, Umberto Boccioni, Adolfo Wildt, tra gli altri. E poi c’è Lei, infinite identità. Dal ritratto alla persona. Nella contemporaneità la rappresentazione della donna è protagonista di una metamorfosi radicale: il modello di femminilità idealizzato o definito dai dettami sociali è superato. Non una, ma infinite personalità, per una soggettività in continua costruzione sono protagoniste del lavoro degli artisti, da Vanessa Beecroft a Camilla Adami, da Giuliano Vangi a Marinella Senatore, da Piero Pizzi Cannella a Francesco Vezzoli. Il ritratto va oltre l’idea di qualcuno che deve essere identificato o fissato con un’immagine per assurgere a spazio formale e concettuale dove trova collocazione l’idea di persona. Lei, infinite identità è la sezione finale e presenta questa evoluzione, dall’immagine quale definizione del singolo all’immagine in quanto luogo di relazione. Dagli Anni Novanta, il femminile e la sua figurazione si definiscono all’interno di una società sempre maggiormente plurale; genere, cultura, appartenenza, memoria, desiderio, vissuto, non possono essere ricondotti a un’unica narrazione.

Uno degli aspetti che più colpisce dell’allestimento, è la scelta di affiancare a queste opere versi poetici di un’artista contemporanea, trascritti a grandi caratteri come a voler dare, dalla prospettiva del presente, le parole alle donne dipinte, scolpite, fotografate, tessute in mostra. Ci racconti questa scelta?
In diverse sale fanno la loro comparsa le parole della poeta performativa under35 Olympia, concepite come un controcanto silenzioso: versi selezionati non per commentare le opere dall’esterno, ma per dare voce interiore – con la sensibilità di un’artista di oggi – ai pensieri delle donne ritratte. Pensieri che nel loro tempo sono stati taciuti o rivelati a rischio della propria incolumità, pensieri che sono stati censurati oppure proclamati a gran voce all’esito di battaglie per la propria libertà ed emancipazione.
La scelta del colore lilla, l’uso di molti specchi, le luci calde e puntate sui singoli capolavori, il percorso che ci fa passare da una sala all’altra attraverso tendaggi, chiama in causa anche una seduzione dello sguardo che inevitabilmente ci riconduce al cinema e al teatro. Quanto è importante questo allestimento?
L’allestimento delle sale è stato progettato e realizzato in collaborazione con l’interior designer Mara Bragagnolo per restituire uno sguardo femminile sulle donne in mostra, ritratte prevalentemente da uomini. L’allestimento diventa così uno spazio di trasformazione dello sguardo, ispirandosi a quello femminile che non cattura, ma accoglie; che non definisce, ma lascia emergere. Le partizioni tessili inserite nelle sale si propongono di produrre un senso di intimità e protezione per le donne protagoniste dei dipinti e delle sculture. Gli specchi, invece, riflettono lo sguardo riportandolo su noi stessi: ci ricordano cosa significa essere guardati, facendoci immedesimare nell’esperienza delle donne rappresentate. In alcune sale, poi, le luci sono disegnate per porre il visitatore al centro dell’attenzione, trasformandolo momentaneamente in oggetto della visione al posto del quadro. Come a esortarlo a non lasciarsi mai definire dallo sguardo altrui.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, è davvero un lavoro importante anche per la contezza che dà di queste opere, altrimenti poco visibili dal pubblico, anche di studiosi, dal vero. Ci vuoi raccontare di questo aspetto editoriale?
Il catalogo è un approfondimento verticale, tematico, assolutamente inedito nel contesto degli studi fino a oggi editati sulle collezioni della GNAMC. All’interno, sono pubblicate nuove schede storico-critiche e recentissime acquisizioni. Inoltre, il catalogo rappresenta l’esito di una campagna fotografica ad hoc che ha restituito colori più verosimili ai dipinti e alle sculture, nonché elementi di indagine preziosi, come la tela integrale senza passepartout della Fanciulla malata di Tranquillo Cremona, oppure il sorprendente dipinto al verso della tavola di Lettura domenicale di Achille Funi.

Dato il tuo ruolo, non posso non chiederti quali sono i tuoi prossimi progetti legati alla Galleria Nazionale. Riesci a dirci qualcosa in anteprima?
Nel 2028 una mostra retrospettiva nelle sale del ballatoio incentrata su Gastone Biggi e gli altri artisti del Gruppo1 presenti nelle collezioni della GNAMC (Nicola Carrino, Nato Frascà, Achille Pace, Pasquale “Ninì” Santoro e Giuseppe Uncini).


LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti, grazie al sostegno di Fondazione Cariparma e di Regione Emilia-Romagna.
a cura di Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi
2 ottobre 2026 – 8 marzo 2027
Palazzo del Governatore
Piazza Giuseppe Garibaldi 1, Parma
Orari: mercoledì, giovedì, sabato e domenica e festivi: 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso alle 18.00), venerdì: 10.00 – 22.00 (ultimo ingresso alle 21.00). Chiuso lunedì e martedì. Aperture straordinarie: martedì 8 dicembre dalle 10:00 alle 19:00, giovedì 31 dicembre dalle 10:00 alle 15:00, lunedì 8 marzo dalle 10:00 alle 19:00. Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Info: +39 0521 218035 (biglietteria)
governatore@comune.parma.it
turismo@comune.parma.it



