VENEZIA | GIARDINI DELLA BIENNALE | PADIGLIONE HOFFMANN | Fino al 22 novembre 2026
di ISABELLA FALBO
Florentina Holzinger (1986, Vienna), coreografa, regista e performer austriaca, con il suo progetto interdisciplinare SEAWORLD VENICE, curato da Nora-Swantje Almes (Gropius Bau, Berlino) rappresenta l’Austria alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Se la realtà del mondo attuale risuona solo in chiave maggiore e si mostra brutale anche al cospetto delle esistenze più rare e illuminate, Florentina Holzinger sollevando interrogativi, senza giudicare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, con SEAWORLD VENICE ha saputo generare una reale esperienza estetica che porta in luoghi dove non siamo mai stati. Partendo da un intimo dialogo con Venezia, ci viene mostrato il mondo nella sua tragica verità, nel suo inesorabilmente declino morale, spirituale e sociale. Costruendo un discorso dalla forma inedita e non-duale sulla relazione profonda e precaria della città lagunare con l’elemento acqua, Holzinger in SEAWORLD VENICE pone in primo piano la responsabilità dell’uomo nel degrado del fragile ecosistema sollecitato dal turismo di massa di Venezia, per arrivare al confronto con la realtà del collasso sociale ed ecologico, che riguarda in particolare il nostro Occidente.
Il padiglione austriaco, autentico, ispirato, coerente, ha saputo portare qualcosa di nuovo; è un racconto imprevedibile all’interno di tanta prevedibilità e omologazione ideologica, e salva questa Biennale che, con troppa evidenza, ripercorre la strada già battuta dalle due edizioni precedenti.
Il lavoro spettacolare e, solo ad un primo superficiale sguardo, provocatorio che Holzinger ha portato a Venezia, non può che lasciare tutti impressionati. SEAWORLD VENICE si struttura all’interno dell’architettura del Padiglione Hoffmann ai Giardini della Biennale come un trittico: edificio sacro, parco acquatico a tema (I live in your piss) e altare sacrificale con impianto di depurazione, in cui l’artista viennese, travalicando i generi artistici, amalgamando la Performance Art con la Danza e il Teatro, crea registri compositivi che rivelano sia qualità pittoriche – i riflessi sull’acqua – che scultoree: la gigantesca banderuola segnavento che perfora il tetto del padiglione, con figure a grandezza naturale che riproducono le fattezze di alcune delle performer, che a rotazione, con fisicità estrema e spettacolare rigore scenico la scaleranno nude, fino a creare una “Deposizione di Cristo” in cui lo status quo è scardinato e ribaltato.

All’interno di questo palinsesto visivo il corpo – esclusivamente femminile – è solo uno degli elementi che partecipano alla formazione di un complesso organismo-macchina dove la carne morbida incontra pesanti attrezzature, in cui l’azione fisica si ridefinisce continuamente creando un paesaggio in costante trasformazione e la nudità è l’uniforme di un lavoro fisico portato ai limiti dell’agire.
Il corpo umano è per Holzinger un oggetto, uno strumento da testare fino alla soglia della resistenza, amalgamato all’interno di una struttura concettuale meticolosa e simbolica. È un corpo che appare de-eroticizzato nonostante l’iper-esposizione anche dei più intimi pertugi, esclusivamente chiamato a partecipare. È un corpo reale, giovane o vecchio, senza ritocchi.
Florentina Holzinger pare abbia ereditato parte del DNA di VALIE EXPORT (Waltraud Lehner, Linz, 1940 – Vienna, 2026) che è stata fra le voci più radicali dell’arte performativa austriaca, fautrice dell’uso del corpo come linguaggio artistico, sociale e politico. Così come, in parallelo, pare abbia ereditato quello degli Azionisti Viennesi – Günter Brus (1938-2024), Otto Muehl (1925-2013), Hermann Nitsch (1938-2022), Rudolf Schwarzkogler (1940-1969) – che con la loro arte d’avanguardia, tramite performance estreme e provocatorie, hanno attaccato la morale borghese, la Chiesa e le istituzioni, con l’obiettivo di provocare una rottura all’interno del sistema dei valori sociali più convenzionali della società patricentrica.
Holzinger, cresciuta nel 19° distretto di Vienna, una zona borghese piuttosto conservatrice, all’opposto che lasciarsi plasmare, ha reagito a un ambiente che le rendeva difficile accettare le cose così come le erano state presentate, non solo rispetto il proprio sviluppo personale ma soprattutto riguardo gli ideali e la rappresentazione delle donne.
Concettualmente SEAWORLD VENICE si sviluppa all’interno e in contrapposizione al canone culturale europeo, mette in discussione le convenzioni socio-politiche fagocitandone le narrazioni dominanti così come la controcultura, gli standard patriarcali e le questioni di genere. Fede, sacralità, estasi, sfinimento, piacere e dolore convivono attraverso simboli orchestrati in rituali che si rivelano necessari non solo per purificare, ma soprattutto per confrontarsi con la realtà.

Suona la campana, ci riuniamo.
L’Opening Étude (gli Étude sono performance nello spazio pubblico che l’artista sviluppa dal 2020) funge da rituale inaugurale. Come già vista in SANCTA, 2024, una grande campana recuperata dalla laguna e portata in processione, apre il Padiglione sovrastandone l’ingresso. I suoi rintocchi orari scandiscono il ritmo delle performance seguenti all’interno, il tempo diviene un infinito assordante silenzio del cuore alla vista del battacchio umano: l’insistenza ritmica tipica del tocco continuo, proprio del suono dell’agonia, sembra accompagnare gli ultimi istanti di vita della giovane a testa in giù, il cui petto nudo è sbattuto a destra e a sinistra. Simultaneamente, vibrano sgretolandosi le strutture esauste della storia patriarcale e dell’autorità religiosa della Chiesa Cattolica.
Così come le performance dei body artists sconcertavano il pubblico catturato dalle loro azioni inusuali, spesso riportanti condizioni di estrema violenza, i sensi rimangono turbati e nella mente rimane impresso quel corpo sbattuto che commuove, che sciocca, che crea rifiuto per quello spettacolo, e che, forse, riporta a qualcuno il ricordo di una delle scene più crude del monumentale affresco in pellicola di Bernardo Bertolucci Novecento.
Imbronciata e con le mani al 1° chakra (tra l’ano e il perineo) così la protagonista indiscussa di questa Biennale appare in uno dei suoi ritratti ufficiali e con lo stesso piglio immusonito, è apparsa nel padiglione allagato, alla guida di un jet-ski, facendo giri concentrici sempre più rapidi e incalzanti, fino ad ottenere un maremoto le cui onde hanno raggiunto gli astanti. Vero e proprio uragano coreografico, Holzinger infrange anche così le regole e istiga i visitatori alla riflessione bagnandoli di acqua trattata e purificata proveniente dal sofisticato circuito di riciclo del padiglione Austria, sviluppato dal Politecnico ETH di Zurigo. Molto più di una provocazione intenzionale, una sorta di battesimo che sgualcisce le superfici estetiche “perfette” dei biennalisti e che anche una sola goccia assorbita dai propri sensi risvegli la consapevolezza che la verità è spesso ripulita per essere resa accettabile dalle narrazioni istituzionali.
L’ultimo tableaux vivant che completa il trittico SEAWORLD VENICE è “l’altare sacrificale” al centro del cortile del Padiglione Austria: una grande vasca trasparente piena d’acqua che funge da casa subacquea, fiancheggiata da servizi igienici mobili a loro volta affiancati a sinistra da una sala allagata dimorata da cani robot senza teste che si muovono come guardie guadando l’acqua, a destra da un “ambiente depuratore” pieno di melma, che performer/donne delle pulizie cercano invano di tenere pulito.
Il gioco di rimandi dell’indagine di Holzinger sulla relazione corpo-macchina, sul corpo fisico portato ai limiti della resistenza umana e sulla nostra civiltà-relitto dissolta nei suoi stessi rifiuti trova qui una sua commovente conclusione.

I live in your piss (vivo nella tua pipì) è il messaggio della figura femminile che abita questo “acquario”. Alimentata da ossigeno tramite una maschera, vive sott’acqua: la vediamo compiere azioni quotidiane come dormire sdraiata sul letto, stare seduta su una sedia, aggirarsi in piedi nel suo spazio acquatico alimentato dai fluidi corporei forniti dal pubblico, tramite l’utilizzo delle toilette con sistema di separazione dell’urina „save!” che fanno parte del circuito di riciclo delle acque del Padiglione Austria.
L’acqua in cui è immersa la performer è trattata tramite uno speciale filtro a osmosi combinato con un successivo filtro a carbone attivo che desalinizza e purifica il liquido raccolto. In questo modo si ottiene acqua dolce purificata che insieme a quella del canale, depurata mediante un impianto a osmosi inversa, può essere reimmessa nel circuito idrico dell’intera installazione SEAWORLD VENICE.
Questo sistema di riciclo a circuito chiuso funge da riflesso viscerale sia con la città di Venezia – in cui il turismo di massa si scontra con un ecosistema fragile, dove la bellezza straordinaria della città lagunare non è separata dai rifiuti che produce – sia con l’attuale ordine globale, in cui popolazioni vulnerabili e intere nazioni vengono relegate a vivere tra i rifiuti dei potenti e in cui, anche tutti noi, siamo già immersi.
A fianco di questo “altare sacrificale”, nell’ambiente con i cani da guardia robot – già alquanto protagonisti nell’arte contemporanea, utilizzati da diversi artisti e performer per esplorare il rapporto tra uomo, natura, tecnologia e Intelligenza Artificiale – al guinzaglio di lunghissime e alte catene che partono dal soffitto, non passa inosservato il dittico nero con quattro dardi appeso al muro. Dai diversi significati simbolici, la tavola con le freccette rimanda alla scultura sul tetto del padiglione. Il pennacchio della banderuola segnavento che perfora la copertura e prosegue all’interno, rappresenta una figura femminile in posizione nell’atto di scagliare la sua freccia da un arco tenuto con i piedi in una sorta di Ganda Bherundasana (Posizione del mento o Posizione del viso formidabile) l’asana yoga che prevede che il corpo si bilanci sull’addome e sul mento, con le gambe sollevate e divaricate o piegate all’indietro. La posizione richiede una grandissima forza nella parte superiore del corpo e del core, oltre a un’eccellente flessibilità della colonna vertebrale, non ci stupiremmo di vederla eseguita dalle performer di Holzinger o da Florentina stessa, forte, atletica e combattiva.

La partecipazione di Florentina Holzinger alla 61. Biennale d’Arte di Venezia è stata una decisione coraggiosa da parte del Ministero della Cultura austriaco e apre a una profonda riflessione sulla definizione di arte contemporanea, sulla definizione di performance e sulla definizione di Teatro contemporaneo oggi. Domande alle quali potrebbe dare interessanti risposte la curatrice del padiglione Nora-Swantje Almes, specializzata in performance nel contesto delle arti visive e in formati espositivi performativi. Dal 2024 Almes è curatrice del Live Programme e Outreach al Gropius Bau di Berlino. In precedenza ha diretto per tre anni il live-programme della Bergen Kunsthall dove nell’estate 2024 ha sviluppato, insieme a Florentina Holzinger e il suo team, il progetto su commissione Harbour Étude.
SEAWORLD VENICE sorpassa i limiti della pratica espositiva così come il concetto di performance; s’inserisce nell’ambito del teatro contemporaneo ma è presentato come opera d’arte visiva; apre a un nuovo territorio, una sfida che Florentina Holzinger ha accettato senza scendere a compromessi. L’autenticità è per lei un valore fondamentale: sul palco rappresenta ciò che esiste nella vita reale, ed in questo si distanzia radicalmente dal concetto di Teatro. Tuttavia – solo per citare due realtà fra le più acclamate della scena performativa contemporanea europea – anche Romeo Castellucci, che ha ricevuto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia per il Teatro nel 2013, conosciuto in tutto il mondo per aver dato vita a un teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto a una percezione integrale dell’opera attraverso immagini potenti e trasversalità dei linguaggi, fa arte e non riproduzione. Così come l’innovativo collettivo ucraino OPERA APERTA, il cui nome è ispirato al concetto omonimo di Umberto Eco. Un “laboratorio” aperto alla sperimentazione, in dialogo con il teatro, il cinema, la danza, la scenografia espansa e molte altre forme e pratiche artistiche, che indaga i temi più dolorosi e urgenti del nostro presente, dalle catastrofi naturali ai disastri ecologici.
Florentina Holzinger è laureata in coreografia per danza contemporanea, è passata dalla scena del teatro indipendente a un teatro statale, fino alla Biennale d’Arte, ed è ora rappresentata da Thaddaeus Ropac, gallerista austriaco che rappresenta artisti come Georg Baselitz e Anselm Kiefer.
Le pietre miliari della sua carriera sono Tanz (2019), che la catapultò nell’Olimpo del Teatro e si guadagnò un invito al Berliner Theatertreffen. Lo spettacolo termina con un sabba di streghe composto da donne nude su ganci e moto, manici di scopa contemporanei; A Divine Comedy (2021), caratterizzata da un assurdo umorismo che lasciò i critici senza parole; Ophelia’s Got Talent (2022), dove Ofelia non annega e il mito diventa uno spettacolo con serbatoi d’acqua, elicotteri e rituali, in cui le donne, lungi da essere vittime, hanno il controllo; Sancta (2024), basato su Sancta Susanna di Paul Hindemith, esplora le suore, la sessualità e l’estasi. Lo spettacolo ha presentato un servizio di chiesa talmente estremo che alcune persone del pubblico hanno avuto bisogno di assistenza medica.
Gli ensemble di Florentina Holzinger sono quasi sempre costituiti esclusivamente da donne. Donne che non sono li per apparire belle o compiacere, con corpi reali che vengono mostrati nudi, vulnerabili, che sudano, che sanguinano, che combattono, con il nanismo, vecchi.
Il suo è un teatro fisico, frutto di uno sforzo collettivo. Scandaloso? No, semmai un giro in giostra, perché superare i limiti, con amore e passione come Florentina Holzinger fa nel suo lavoro è un invito alla gioia.

È nostra responsabilità cosa condividiamo con il mondo ed è soprattutto responsabilità degli artisti. Che cos’è la realtà di oggi? Forse un mondo in disfacimento con un ecosistema fuori controllo in cui l’intervento umano ne è la causa; una soglia critica in cui l’uomo, privato dell’autorità del mito e disorientato dalla propria coscienza cerca nuovi Dei nel calcolo, nella tecnica e nell’identità. Secondo la tradizione vedica, stiamo vivendo il Kali Yuga, l’era caratterizzata dai conflitti, dal declino della moralità, dall’ignoranza spirituale.
Florentina Holzinger solleva questi interrogativi, ci restituisce immagini potenti del mondo nella sua tragica verità tuttavia, riconoscendone i simboli e miti, non lo subisce ma ne diventa co-autrice. Attraverso la superficie dell’acqua che bagna tutto il Padiglione austriaco, crea uno specchio riflettente e trasforma SEAWORLD VENICE nella possibilità d’incontro con noi stessi: riconoscendo gli archetipi che mettiamo in scena vivendo, possiamo trasformare gli eventi tragici in un’occasione di elevazione.
SEAWORLD VENICE sarà presentato in versioni adattate presso Gropius Bau, Berlino (marzo 2027), Kunsthalle Wien, Vienna (giugno 2027) e AMANT, Brooklyn, New York (primavera 2028).



