Ingresso Collezione Roberto Casamonti. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

Collezione Roberto Casamonti: un dialogo con il direttore Jonathan Paonetti

FIRENZE | Collezione Casamonti

Intervista a JONATHAN PAONETTI di Ilaria Introzzi

Fondata sull’appassionata visione di Roberto Casamonti, figura di spicco nel panorama artistico italiano e internazionale, la Collezione che porta il suo nome rappresenta oggi uno scrigno prezioso di opere d’arte moderna e contemporanea. Nato a Firenze nel 1940, Casamonti cresce immerso nell’arte grazie alla famiglia, in particolare al padre Enzo,  che lo coinvolge fin da giovane nel mondo delle gallerie e del collezionismo. Forte di questa eredità e mosso da uno spirito innovatore, Casamonti trasforma la tradizione familiare in una missione culturale, costruendo negli anni una raccolta che riflette sia la storia dell’arte del Novecento sia il suo personale percorso di ricerca e scoperta. Accanto a lui, il curatore e storico dell’arte Bruno Corà contribuisce con la propria esperienza a valorizzare e interpretare questo straordinario patrimonio, offrendo al pubblico allestimenti e percorsi di lettura profondi e originali. In questa intervista, il direttore della Collezione, Jonathan Paonetti, ci accompagna alla scoperta di un patrimonio che racconta, attraverso capolavori e scelte curatoriali, la passione e la dedizione di un collezionista unico nel suo genere e che, nel corso del 2026, ha in programma il trasferimento della sua collezione negli spazi di Palazzo San Giorgio, affacciato sul Lungarno…

La Collezione Roberto Casamonti ospita opere che spaziano dall’Arte Povera alla Transavanguardia. Qual è il filo rosso che lega questi movimenti secondo la tua visione curatoriale?
La mostra attualmente in corso, Dagli anni ’60 agli inizi del XXI secolo conta circa ottanta opere di notevole importanza storico-artistica, suddivise nelle sei sale del rinascimentale Palazzo Bartolini Salimbeni. L’allestimento, curato dallo storico e critico d’arte Bruno Corà, segue un ordinamento cronologico sapientemente studiato al fine di poter creare un dialogo con i diversi movimenti artistici degli ultimi sessanta anni. Ritengo, inoltre, che alcune caratteristiche intrinseche della Collezione, come la passione per l’arte del Sig. Casamonti e della sua famiglia, permettano a tutti i visitatori di esplorare la sequenza allestitiva con un proprio e personalissimo itinerario. Viene così a delinearsi un filo rosso caratterizzato da un confronto tra poetiche diverse, linguaggi spesso condivisi e tensioni simboliche che si alternano di opera in opera.

Facciata Palazzo Bartolini Salimbeni – Copyright Neri Casamonti – Courtesy Collezione Roberto Casamonti

Nell’allestimento attuale, quale opera o installazione ritieni più rappresentativa dell’Arte Povera e perché?
Il movimento dell’Arte Povera occupa nel mio animo un posto molto importante e, le opere collezionate dal Sig. Casamonti e dalla sua famiglia mi permettono costantemente di esprimere al meglio ai nostri visitatori tutti i punti teorizzati dal critico d’arte Germano Celant nella seconda metà degli Anni ’60. Tra le opere, il ricamo su tessuto Tutto (1992-1994) di Alighiero Boetti ritengo sia la più rappresentativa. Di grandi dimensioni (2,55 x 5,95 m) e allestita sulla parete sovrastante il camino del salone nobile del palazzo, è un’esplosione di colori e immagini sapientemente ricamati, capaci di riflettere la visione enciclopedica dell’artista. Ordine e Caos in un grande rettangolo rappresentano un’arte che può essere fatta da “tutti” e con “tutto”.

Veduta allestimento della prima sala della Collezione. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

E dell’intera collezione presente?
È per me molto difficile racchiudere con una sola opera l’essenza della Collezione. Ogni dipinto o scultura racconta da un lato la vita del collezionista e, dall’altro, la vita dell’artista e del tema/soggetto rappresentato. Potrei citarne diverse: da Ettore e Andromaca (1950) di Giorgio de Chirico a Deaux pigeons (1960) di Pablo Picasso, da Concetto spaziale, attese (1965) di Lucio Fontana all’installazione video The Encounter (2012) di Bill Viola.

Qual è stata, invece, l’opera più ostica da studiare? Se non erro, mi dicevi che una c’è.
Ricoprendo un panorama artistico che parte dalla fine del XIX secolo e giunge ai giorni nostri, i capolavori collezionati in più di cinquanta anni di attività nel mondo dell’arte da parte del Sig. Casamonti e famiglia, ci consentono di dedicare molto tempo alla ricerca e ricostruzione di nuovi tasselli capaci di offrire una visione ancora più ampia sulla lettura delle opere stesse. La ricerca, quindi, è una delle attività principali della Collezione. L’opera alla quale mi sto dedicando da molto tempo (circa due anni) è Untitled (1984) di Jean-Michel Basquiat: frasi, segni, pennellate che sto ricomponendo al fine di poter “svelare” il significato finale del dipinto.

Veduta allestimento della prima sala della Collezione. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

Parlami dunque del Basquiat e del mistero legato a Boldini.
Untitled (1984) di Jean-Michel Basquiat è l’opera che costantemente suscita in me forti emozioni. Il dipinto di grandi dimensioni, esposto nell’ultima sala del piano nobile del palazzo, esprime ancora oggi, a distanza di più di quarant’anni dalla sua realizzazione, un linguaggio apprezzato da un pubblico molto vasto. La Graffiti Art, manifestata nell’opera con forti e grandi pennellate sulla tela, racchiude una visione sacra e profana del cosmo, l’universo conosciuto e la dannazione di una vita ultraterrena espressa con la frase semicircle of damnation (chiaro riferimento alla Divina Commedia di Dante Alighieri). L’opera Signora con abito nero seduta di fronte (1890, circa) di Giovanni Boldini,  racconta l‘essenza della Belle Époque attraverso uno dei soggetti prediletti dall’artista: un’elegante donna dell’alta borghesia. Il mistero che avvolge l’opera riguarda l’impossibilità, anche in seguito a numerose ricerche, di identificare il soggetto rappresentato. L’anonimato, però, attribuisce ancora più fascino all’opera esposta.

Veduta allestimento della quarta sala della Collezione. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

Come mi hai mostrato, l’arte performativa occupa un ruolo importante nella collezione, in una sala dedicata. In che modo viene raccontata e integrata nel percorso espositivo?
La quinta sala del percorso espositivo è dedicata a quattro opere: Banging the skull (2005) di Marina Abramović, VB45 (2001) di Vanessa Beecroft, The Encounter (2012) di Bill Viola e Untitled (Croce Rossa) (1997) di Maurizio Cattelan. Questi artisti ci consentono attraverso i loro risultati artistici di dialogare con il pubblico aprendo costanti riflessioni sulla condizione umana, sociale e politica al fine di poter esplorare la propria conoscenza interiore. Tutto ciò si integra nel percorso espositivo come uno spazio capace di provocare, interrogare e, al tempo stesso, destabilizzare.

Veduta allestimento della quinta sala della Collezione. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

La Transavanguardia ha segnato una svolta nel panorama artistico italiano. Come dialogano oggi le opere di questo movimento con quelle delle generazioni precedenti presenti in collezione?
Il percorso espositivo termina con quattro opere dei grandi maestri della Transavanguardia: Mimmo Paladino, Sandro Chia, Nicola De Maria e Francesco Clemente. Il movimento artistico nato dalla teorizzazione del critico d’arte Achille Bonito Oliva nella seconda metà degli Anni ’70, ripropone un ritorno alla pittura con l’obiettivo di superare i linguaggi delle neoavanguardie e, grazie a questo salto nel passato, il dialogo con le opere precedenti nasce da un confronto caratterizzato da continuità, rotture e reinterpretazioni artistiche. I visitatori, dopo aver osservato decine di opere realizzate con tecniche e metodi innovativi ritrovano, alla fine del percorso, il ritorno alla figurazione poetica ed evocativa.

Esporre opere di arte concettuale e performativa pone sfide particolari. Quali strategie adottate per coinvolgere attivamente il pubblico?
È vero, questi due movimenti artistici rappresentano sempre sfide particolari. Le strategie adottate nel coinvolgimento del pubblico si racchiudono principalmente nella comunicazione: la narrazione della vita degli artisti e del periodo storico in cui hanno vissuto e realizzato le opere in esposizione permettono, con ottimi risultati, di creare un’esperienza capace di eliminare la barriera tra lo spettatore e il contenuto creando un totale coinvolgimento emotivo.

Veduta allestimento della sesta sala della Collezione. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

In qualità di direttore, come selezioni le opere da includere in mostra affinché rappresentino le diverse anime della collezione? C’è un dialogo con il Signor Casamonti a riguardo?
Da inizio 2025 ho inaugurato l’iniziativa Il ritorno dei maestri del XX secolo. A rotazione quasi mensile, dipinti della prima metà del secolo scorso vengono estratti dal deposito ed allestiti nuovamente: nasce così una forte comunione con la seconda parte della Collezione attualmente in mostra. Il dialogo con il Sig. Casamonti è costante e la sua visione e passione si riflette in tutto ciò che si osserva all’interno del percorso espositivo. Per me e tutto il team, la sua figura è fonte di ispirazione che ci motiva a proseguire con entusiasmo e dedizione verso nuovi traguardi.

Guardando al futuro, quali sono le direttrici che guideranno le prossime esposizioni della Collezione Roberto Casamonti, con particolare attenzione ai linguaggi artistici in continua evoluzione?
La Collezione, nel futuro non troppo lontano, presenterà una grande evoluzione. Nel 2026 verrà inaugurata la nuova sede a Palazzo San Giorgio sul Lungarno Serristori a Firenze. La dimensione, notevolmente aumentata degli spazi su due livelli, permetterà finalmente ai visitatori di osservare la collezione nella sua interezza senza dover alternare ciclicamente le opere suddivise, fino ad oggi, in due grandi nuclei. L’apertura di un nuovo spazio espositivo rappresenta una sfida ambiziosa, ma grazie alla visione e al sostegno del presidente e fondatore Sig. Roberto Casamonti, sarà affrontata con competenza e passione. I visitatori avranno l’opportunità di entrare in dialogo con i capolavori dei più gradi maestri dell’arte nazionale e internazionale.

Jonathan Paonetti. Courtesy Collezione Roberto Casamonti

 

Collezione Roberto Casamonti

Palazzo Bartolini Salimbeni
Piazza Santa Trinita 1, Firenze

VISITA GUIDATA – Sabato 17 Gennaio 2026
Dagli anni ’60 agli inizi del XXI secolo e Il ritorno dei maestri del XX secolo: Balla

Come prenotare:
Tel. +39 055 602030
Compilando il modulo al link
E-mail. prenotazioni@collezionerobertocasamonti.com

Orari: da martedì a sabato 10.00 – 13.00 | 14.00 – 19.00. Chiuso domenica, lunedì e festivi
Ingresso per gruppi su prenotazione

Info: +39 0556 02030
info@collezionerobertocasamonti.com
https://collezionerobertocasamonti.com/

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