ANGELO IODICE, R.E.I., 2026, Installazione site specific, ph Iodice

Semi di legalità. Angelo Iodice e Pier Alfeo alla Biennale Rocco Dicillo

Triggiano (BA) | Palazzo Pontrelli | maggio – settembre 2026

di TOMMASO EVANGELISTA 

Nella sua attuale configurazione Biennale d’Arte Contemporanea “Rocco Dicillo” assume una fisionomia differente rispetto alle precedenti edizioni, tradizionalmente riconducibili al campo delle manifestazioni artistiche. Come sottolinea il curatore Carmelo Cipriani, l’intero progetto è oggi attraversato da “una propensione precisamente civile”, all’interno della quale la ricerca visiva viene chiamata a esercitare una funzione che supera la dimensione estetica per farsi strumento di consapevolezza collettiva. In tale prospettiva l’arte diviene un dispositivo critico capace di generare interrogativi, attivare processi cognitivi e incidere sul terreno della responsabilità etica.

Pier Alfeo, Calibro, 2026, Installazione site specific, ph. Alfeo

Dedicata alla memoria di Rocco Dicillo, agente triggianese della scorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage di Capaci del 23 maggio 1992, la Biennale trova sede negli ambienti di Palazzo Pontrelli a Triggiano, trasformati per l’occasione in uno spazio di riflessione sulle fragilità della democrazia, sui meccanismi del consenso e sulle tensioni che attraversano il presente. Le installazioni site specific di Pier Alfeo e Angelo Iodice costruiscono due differenti traiettorie interpretative che, pur sviluppandosi attraverso linguaggi autonomi, convergono nella volontà di indagare le forme contemporanee del conflitto e del sacrificio.

Pier Alfeo, Calibro, 2026, Installazione site specific, ph. Alfeo

Con Calibro, Pier Alfeo realizza una macchina simbolica che pone lo spettatore al centro di una condizione di instabilità percettiva. La struttura si organizza attorno alla perfezione geometrica dell’ottaedro, figura archetipica associata all’ordine e alla razionalità costruttiva. All’interno di questa architettura rigorosa si manifesta tuttavia una forza perturbante: due megafoni, collocati in posizione antagonista e caratterizzati dall’opposizione cromatica del bianco e del nero, producono un campo sonoro discontinuo e conflittuale. L’opera è immaginata come una vera e propria “macchina della tensione”, nella quale l’aspirazione all’ordine viene continuamente sabotata dall’emergere di flussi comunicativi incompatibili. I due dispositivi acustici sembrano infatti impegnati in una conversazione impossibile, ciascuno rinchiuso in un linguaggio autoreferenziale incapace di aprirsi all’ascolto dell’altro. Ciò che si genera è una condizione di rumore sistemico, una proliferazione di segnali che impediscono la costruzione di un significato condiviso. Le onde sonore divengono così metafora di una realtà dominata dall’ambiguità, dai cortocircuiti narrativi e dalla manipolazione delle informazioni mentre l’intera installazione restituisce l’immagine di un apparato impersonale che procede secondo logiche autonome, indifferente alla dimensione umana e incapace di elaborare una sintesi.

Angelo Iodice, R.E.I., 2026, installazione site specific, ph. Iodice

Angelo Iodice costruisce con R.E.I. una meditazione sul sacrificio e sulla resistenza, facendo convergere archeologia, memoria storica e iconografia mitologica. L’installazione presenta un assemblaggio di elementi apparentemente eterogenei: un busto classico in frammento, una gru idraulica, un recipiente vitreo collocato a breve distanza. Oggetti appartenenti a temporalità differenti vengono costretti a una convivenza che produce spaesamento e inquietudine. Da un lato il reperto richiama la persistenza della storia e la dimensione monumentale della memoria; dall’altro il dispositivo industriale introduce una presenza meccanica, quasi brutale. Fra queste polarità emerge una sensazione di collasso imminente, una sospensione drammatica che trasforma lo spazio in un luogo di attesa dolorosa. L’opera trova una possibile chiave interpretativa nel dialogo simbolico fra i miti di Prometeo e Pandora. Il busto assume le sembianze di una figura prometeica, segnata dal sacrificio e dalla sofferenza, mentre il vaso di vetro richiama inevitabilmente il contenitore pandorico da cui si diffondono nel mondo dolore, violenza e distruzione. Attraverso questa articolata costruzione allegorica, Iodice evoca la condizione di coloro che affrontano il male pur sapendo di esserne travolti, trasformando la vicenda mitologica in una riflessione sul martirio civile. In relazione alla figura di Dicillo e alle vittime della violenza mafiosa, R.E.I. assume il valore di una potente metafora dell’espiazione e della testimonianza.

Angelo Iodice, R.E.I., 2026, installazione site specific, ph. Iodice

Entrambi gli interventi evitano dunque qualsiasi deriva celebrativa. Piuttosto che offrire immagini consolatorie, costruiscono campi di tensione nei quali il pubblico è chiamato a confrontarsi con questioni irrisolte: la fragilità delle istituzioni, la manipolazione del linguaggio, il peso della responsabilità individuale, il rapporto tra etica e potere. In tal senso l’arte, oggi, può ancora esercitare una funzione pubblica decisiva, quale luogo di conoscenza e insieme di vigilanza critica, capace di trasformare la memoria in una pratica attiva di cittadinanza.

 

Semi di legalità
Biennale d’arte contemporanea Rocco Dicillo Edizione 2026
Artisti invitati: Angelo Iodice, Pier Alfeo
a cura di Carmelo Cipriani

maggio – settembre 2026

Palazzo Pontrelli – Comune di Triggiano
Piazza Vittorio Veneto, 46 – Triggiano (BA)

Orari: Lunedì – Venerdì: 09.00 – 12.00, Giovedì: 09.00 – 12.00 / 15.30 – 17.30, Sabato e Domenica: su prenotazione

Info: +39 338 4935509 | +39 331 1387472

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