Veduta dello studio di Paolo Gonzato, ph. Niccolò Quaresima

#TheVisit. Paolo Gonzato: Archeologie del presente

MILANO ǀ NELLO STUDIO DI PAOLO GONZATO

di MATTIA LAPPERIER

Lo studio nasce, cresce e si sviluppa di pari passo con l’artista. Ne riflette la personalità nel modo più autentico. È testimone silenzioso delle sperimentazioni più ardite, del perfezionamento di tecniche affinate negli anni e custodite gelosamente. È anche il luogo delle infinite prove, delle notti insonni, delle cocenti insoddisfazioni, che tuttavia possono sfociare talvolta in successi inaspettati. #TheVisit ha lo scopo di aprire le porte a tali realtà per loro stessa natura poco accessibili, con il proposito di far luce sulla peculiare relazione che lega l’artista allo studio.

 

C’è un istante preciso, nell’economia di una visita, in cui lo spazio smette di essere un semplice perimetro architettonico per farsi autoritratto. Accade quando la soglia non separa più un “fuori” da un “dentro” ma introduce il visitatore in un’estensione organica del pensiero dell’artista. Nel cuore pulsante di NoLo, all’interno di un seminterrato di centoventi metri quadrati che dal 2019 accoglie la ricerca di Paolo Gonzato, questa simbiosi è immediata, quasi tattile. Qui, dove negli anni Ottanta era operativo un laboratorio di elettronica, più tardi a sua volta divenuto studio di commercialista, Gonzato ha operato una decostruzione radicale. Abbattendo le pareti preesistenti, ha liberato un ambiente unico ritmato da pilastri, permettendo così alla luce di piovere dall’alto, costante e diffusa, filtrata da finestre a nastro che isolano il lavoro dal frastuono stradale.

Veduta dello studio di Paolo Gonzato, ph. Niccolò Quaresima

Non è un caso che Gonzato prediliga la solitudine. Dopo anni di pratica consumata tra le mura domestiche, l’approdo in questo spazio non ha rappresentato la ricerca di una dimensione comunitaria o condivisa, quanto piuttosto l’esigenza di un perimetro protetto, un hortus conclusus dove il suo pastiche visivo potesse prendere forma.

Lo studio si presenta oggi come un palinsesto di intenzioni: la prima porzione dell’ambiente ospita una serra in divenire. Qui, il rigoglio delle piante tropicali non è mero esercizio decorativo ma riflette un’incursione meno nota e straordinariamente intima della sua pratica: lo sguardo rivolto al naturale che si traduce in disegni a pastello di fiori, eseguiti rigorosamente dal vero e raccolti in un volume che riproduce il suo quaderno da disegno. Si tratta di una produzione estemporanea, quasi diaristica, che testimonia una sensibilità che non rinuncia alla disciplina dell’osservazione minuta, pur restando ai margini della ribalta espositiva.

Particolare dello studio di Paolo Gonzato, ph. Niccolò Quaresima

Procedendo verso il nucleo operativo, il baricentro visivo è catalizzato dal tavolo Frate di Enzo Mari. È su questa superficie che il lavoro di Gonzato prende corpo, quasi sempre seguendo una direttrice orizzontale. La scelta del supporto non è mai casuale; il design, per Gonzato, rappresenta il backstage imprescindibile, l’ossatura logica su cui innestare la ricerca artistica. Sul piano del tavolo si consuma il rito della geometria pura: rombi, diamantature, pattern che richiamano la lezione dei grandi maestri del Moderno – Ponti, Mendini, Munari – ma che trovano una radice profonda nell’osservazione del paesaggio urbano milanese. Un esempio tra tutti è il riferimento formale a quelle stesse piastrelle ceramiche che animano i volumi di Palazzo Montedoria in piazza Caiazzo, ideate da Gio Ponti per permettere alle pareti di vibrare, grazie all’intervento della luce solare. Eppure, in Gonzato, la citazione non scivola mai nel calligrafico; è semmai una campionatura, un prelievo semantico che trasforma il decoro in struttura portante.

Particolare dello studio di Paolo Gonzato, ph. Niccolò Quaresima

Il cuore pulsante della sua indagine risiede in quella che potremmo definire un’archeologia del presente. Dal 2003, la serie Out of Stock incarna perfettamente questo processo di metamorfosi perpetua. In un angolo dello studio, uno scatolone di cartone funge da archivio magmatico e caotico: è il giacimento da cui l’artista trae le materie prime per le sue opere. Scarti, frammenti, residui industriali e materiali di recupero vengono estratti, analizzati e ricomposti per acquisire una nuova, inaspettata dignità formale. È un lavoro sulla trasformazione che rigetta con fermezza ogni tentazione ludica o di intrattenimento, preferendo invece l’ambiguità colta del pastiche. Se Piranesi nei suoi Capricci assemblava frammenti dell’antichità per edificare mondi fantastici, Gonzato agisce sui detriti della contemporaneità con una logica analoga a quella dei motori di ricerca o delle intelligenze artificiali: preleva, rimescola, elabora e restituisce sotto forma di nuova entità. È un assemblaggio che si fa riflessione politica sulla sopravvivenza delle forme nel tempo del consumo rapido.

Paolo Gonzato, Out of Stock, 2025, olio su tela, 130 x 160 cm, Courtesy Apalazzo Gallery, ph. Niccolò Quaresima

Questa libertà d’azione, quasi spregiudicata nel suo nomadismo materico, affonda le radici nella formazione braidense nel corso di Decorazione. Lì, Gonzato ha appreso la lezione più preziosa: l’indipendenza dal supporto. Non lasciarsi mai intrappolare da un unico linguaggio o da un materiale d’elezione è diventato il suo modus operandi. Ecco allora che la sua mano spazia con disinvoltura dalla pittura alla ceramica – intesa spesso come un “accrocco” di segni e impronte casuali – fino all’utilizzo di materiali edili come le lastre ondulate di eternit, impiegate per generare sculture che portano in sé il peso di una storia industriale e sociale complessa e stratificata.

Particolare dello studio di Paolo Gonzato, ph. Niccolò Quaresima

Esemplare di questo slittamento semantico tra l’opera d’arte e l’oggetto d’uso quotidiano è la serie Plus. Risultato di un’accumulazione di forme a croce greca realizzate in materiali disparati – marmo, ceramica, tondino di ferro – questi pezzi sfidano ogni rigida categorizzazione. Possono fungere da superfici d’appoggio, tavolini o, se impilati con rigore totemico, farsi scultura monumentale. È un’ambiguità che dialoga idealmente con la ricerca di personalità come Andrea Branzi, dove il confine tra funzione e pura contemplazione si dissolve. È un’ambiguità, quella di Gonzato, che può investire persino l’autorialità del lavoro, come nel caso del progetto partecipativo realizzato con i detenuti del carcere dell’Ucciardone a Palermo, in cui l’arte si fa strumento di aggregazione e costruzione sociale.

Paolo Gonzato, Plus, 2025, Breccia Medicea dell’Acquasanta, 45 x 45 x 45 cm, Courtesy Apalazzo Gallery, ph. Niccolò Quaresima

Tornando allo studio, tra la prima e la seconda parte di esso, un ambiente di transizione funge da archivio – un passaggio necessario stipato di lavori ordinatamente riposti – prima di approdare all’ultima stanza. Qui, le opere di Gonzato, stratificate nel corso degli anni, si mescolano a quelle di colleghi e amici, in un dialogo silente che ribadisce la natura composita e imprevedibile dell’ambiente. È in questo spazio di fertile accumulo che Gonzato continua a mappare lo scenario urbano, trasformando il frammento in un intero possibile e lo scarto in un’architettura del senso. Il suo studio a NoLo non è solo una stanza di produzione ma un osservatorio privilegiato sul collasso e sulla rinascita delle forme; un luogo dove l’instabilità del presente viene imbrigliata in una griglia geometrica che, pur nella sua apparente rigidità, resta aperta a ogni possibile, imprevista metamorfosi.

Ritratto di Paolo Gonzato, ph. Niccolò Quaresima

Paolo Gonzato (1975, Busto Arsizio, Italia) vive e lavora a Milano. Il suo lavoro, da sempre rivolto alla trasformazione ed alla marginalità, si occupa di dinamiche recessive e di sospensione. A questo proposito dal 2003 realizza una serie dal titolo OUT OF STOCK, la più recente BARACCHE e altri gruppi di lavori. Declinando la sua ricerca attraverso l’impiego di vari media, sulla base del concetto di arte estesa, Gonzato si interfaccia con design, collaborazioni, editoria e moda. I suoi lavori sono presenti in collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Ha preso parte a progetti della Biennale Arte e Architettura di Venezia e Berlino oltre che a residenze artistiche e premi, e ha tenuto workshop in musei e istituzioni. Recentemente l’artista ha preso parte a diverse mostre, tra cui: Nilufar, Milano, Italy (2026); CABANAmad, Lisbona, Portogallo (2025); Gucci Ancora, Gucci Store, Milano, Italia (2024); Pittura Italiana Oggi, Triennale Milano, Milano, Italia (2023); KERAMOS, CabanaMad, Lisbona, Portogallo (2023); No, Neon, No Cry, MAMbo, Bologna, Italia (2022) Fiori, Spazio Leonardo, Milano, Italia (2022) e La Cuccagna, Palazzo Experimental, Venezia, Italia (2022).

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