Amalia Del Ponte con “Acqua nell’acqua”, ph. Federica Ricotti

SCOLPIRE IL SUONO: I LITOFONI DI AMALIA DEL PONTE A BERGAMO

BERGAMO | Ex Oratorio di San Lupo | 26 settembre – 15 novembre 2026

di VANESSA VILLA

Interrogare la materia, lavorarla fino a rendere percepibili le energie latenti negli strati più intimi della sua struttura: è, questo, un modo di fare e di procedere che si ritrova nella pluralità delle linee di ricerca sviluppate da Amalia Del Ponte (Milano, 1936-2025) lungo il suo percorso artistico. Insieme alla spinta a conseguire un’unità dei sensi, tratto distintivo del suo lavoro è la volontà di andare oltre la scultura, da cui deriva un modo di “pensare con le mani” fondato sullo studio delle possibilità racchiuse nella materia: quelle sonore, per esempio.
A cura di Marcella Cattaneo, Nicol Longoni Del Ponte e Roberto Pini, la mostra Litofonie omaggia quest’aspetto, riunendo una selezione di opere storiche dedicate alle proprietà acustiche custodite nella fisicità di pietre solo apparentemente mute. Ospitato nell’ex Oratorio di San Lupo a Bergamo e realizzato dalla Fondazione Piero Cattaneo in collaborazione con l’Archivio Amalia Del Ponte e il Museo Adriano Bernareggi, il progetto espositivo è dedicato ai litofoni: strumenti musicali lapidei che fanno dello spazio un ambiente performativo, dove udito, vista e tatto concorrono a catalizzare esperienze percettive sinestetiche.

Installation view, “Amalia Del Ponte. Litofonie”, ph. Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Pietre sonore da attivare mediante percussori ideati dall’artista, i litofoni sono realizzati a partire dalla metà degli anni Ottanta e marcano uno dei momenti più significativi all’interno dell’articolata ricerca di Del Ponte. Proprio con questi lavori partecipa alla 46. Biennale di Venezia: è il 1995 e, nella sala personale al Padiglione Italia, presenta Acqua nell’acqua (1993) e Musica in gocce (1995). In Litofonie le due opere sono riproposte insieme per la prima volta da allora, in un allestimento inedito costruito in dialogo con l’architettura dell’ex Oratorio. L’edificio è singolare: chiesa settecentesca con funzioni cimiteriali, al suo interno gli ordini di loggiati sovrapposti la rendono simile a un teatro e, al contempo, a una torre in ragione dell’inusuale verticalità. L’aura sacrale e la tensione ascensionale che ne definiscono la conformazione esaltano le qualità acustiche delle opere, mostrando l’inseparabilità di forma del suono e ambiente.

Installation view, “Amalia Del Ponte. Litofonie”, ph. Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Al piano terra, sull’altare, è collocato The last minute bag (1981), un baule zincato richiudibile, poggiato su un drappo di seta e accompagnato da elementi in ceramica Raku, piccoli contenitori. È insieme un’offerta e un bagaglio: un fagotto essenziale, pronto per esser raccolto e portato con sé al momento d’intraprendere un viaggio. Nella stessa aula si fronteggiano due litofoni, Potnia (1989) e Acqua nell’acqua, mentre lo spazio ipogeo ospita l’installazione ambientale Musica in gocce, la cui origine risiede nell’analisi dell’acqua della laguna veneziana e dei suoi cromatismi. Immersi nella penombra, ventotto dischi circolari di marmo verde chiaro della Turchia sono disseminati sul pavimento. La loro presenza ritma la stanza sotterranea, mentre tutt’attorno risuona 28 Stations, brano di David Ryder composto nel 1995 campionando la voce di ciascuna scultura: i diversi semitoni scovati nelle pietre sillabano la storia musicale di un rovescio temporalesco. Nota dopo nota e goccia dopo goccia, tra i mattoni della cripta rimbomba un diluviare. Materia che precipita: con i loro cerchi concentrici, le opere evocano infiltrazioni dal soffitto.

Installation view, “Amalia Del Ponte. Litofonie”, ph. Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

L’immagine è ripresa e rilanciata, al piano sovrastante, da Acqua nell’acqua: composto da quattro pannelli sospesi accostati e digradanti, il litofono sovrappone e con-fonde onde liquide e sonore. Inciso, graffito, il marmo serpentino rammenta la superficie agitata di uno specchio d’acqua: forse è da qui che l’oceano piove, penetrando dal piano superiore a quello inferiore attraverso fessure nel pavimento secolare. L’acqua cola, lo sciabordio si cristallizza nel marmo. La pietra è colpita come un gong e il suono inizia a sgorgare: l’architettura ne è inondata, frequenze cavernose rimbalzano tra le mura. Il moto è visivo e sonoro: si susseguono flutti scroscianti, pronti a espandersi e a riverberare in forma d’onde rivolte all’orecchio. Guardare è ascoltare marosi nello spazio: in un gioco fatto di continui ritorni, circolarità e corrispondenze, musica e materia si disegnano l’un l’altra.

Il dettaglio di un viso, con gli occhi velati dalle palpebre abbassate, è delicatamente scolpito a bassorilievo sulla superficie di Potnia, litofono costituito da una singola lastra di travertino rosa del Pakistan. Gli strumenti percussivi ne percorrono i lineamenti: urtano gli zigomi, seguono il rilievo del setto nasale, picchiettano la fronte serenamente distesa, indugiano sui pori e premono sulle vene.

Elio Marchesini, azione acustica performativa, 25 settembre 2026, ph. Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

In accordo con una concezione dell’arte sinestetica, qui il suono è anche visione, l’immagine è tattile e sonora: i litofoni sono musica e scultura, disegno e pittura. Scelte con cura, le lastre sono “accordate” dall’artista con interventi puntuali, attentamente calibrati sulle proporzioni e sui volumi. La mano scultrice le modella gradualmente, accentuando questa o quella venatura, intonandole per ottenere una determinata frequenza. Battendo e sfregando bordi e superfici, si entra in risonanza con una sostanza sonora che passa attraverso i corpi di chi ascolta e di chi suona. Grazie al gesto che colpisce o sfiora, la pietra rivela il suo timbro, la propria recondita struttura. Di più: chi aziona i litofoni fa (ri)affiorare non solo il ritmo delle cose, ma anche il proprio. Da qui, la centralità del momento performativo. Per tutta la durata della mostra sono programmati momenti d’attivazione delle opere con azioni acustiche performative, come quelle realizzate dal percussionista Elio Marchesini e da Nicol Longoni Del Ponte in occasione dell’inaugurazione.

Installation view, “Amalia Del Ponte. Litofonie”, ph. Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Suonati, gli strumenti di pietra liberano note opache che si diffondono in echi persistenti e armonici. La forma scultorea non è in sé conchiusa, ma ambisce a estendersi al gesto e all’ambiente, a ripetersi oscillando dentro, contro e con le cose. Compresa come energia modellabile da cui possono scaturire mondi, la materia trascende la propria fisicità. Anziché restarvi confinata si spalanca alla relazione con il tempo e con lo spazio, di cui ridefinisce le coordinate attraverso vibrazioni sonore in propagazione. Del Ponte si rivolge alla scultura attraversandola: in cerca dell’essenza della materia, si muove in profondità e al di là di essa, portando a emersione quel suono che ne rappresenta il ritmo interiore. A ogni ascolto si rinnova una convergenza dei sensi e ogni litofonia si scopre epifania.

 

Amalia Del Ponte. LITOFONIE
a cura di Marcella Cattaneo, Nicol Longoni Del Ponte, Roberto Pini

26 settembre – 15 novembre 2026

Ex Oratorio di San Lupo
via San Tomaso 7, Bergamo

Info: Fondazione Piero Cattaneo: www.pierocattaneo.org

Archivio Amalia Del Ponte: www.amaliadelponte.org

Museo Diocesano Bernareggi: www.ilbernareggi.it

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