Centrale Fies. Ph. Alessandro Sala

ALTROVE, INSIEME: IL SUMMER PROGRAMME 2026 DI CENTRALE FIES

Dro (TN) | Centrale Fies | 16 – 26 luglio 2026

di VANESSA VILLA 

Centrale Fiescentro di ricerca per le pratiche performative contemporanee vive nella porosità del margine, là dove si danno imprevedibili alchimie e alleanze materiali tra art workers, pubblici, energie territoriali. È un’infrastruttura magmatica, un’antenna che capta brusii e sogni, amplifica pensieri e aspirazioni. È il territorio e il suo ascolto, è attuazione di processi orizzontali, ecosistema in cui riflessioni politiche sono attivate dall’incontro tra corpi desideranti, ambiente ospitale per nuove linee di ricerca e linguaggi che mettono in fibrillazione disparati campi disciplinari. È cura che fiorisce verso il fuori, verso l’altro, verso l’altrove. Altrove e insieme qui, insieme.

Con il Summer Programme 2026, Centrale Fies condivide i risultati di un anno di lavoro, formazione, co-progettazione e co-produzione nell’ambito delle arti performative. L’approccio attento alle interconnessioni si riverbera nell’articolata programmazione, che anima l’ex impianto produttivo con un format diverso da quello del festival: un proliferare di mostre, pratiche performative, momenti conviviali, percorsi teorici. Tre sono le traiettorie principali: LIVE WORKS SUMMIT (17 – 19 luglio), The Sparks Return (22 luglio), LOVE IS POLITICAL (23 – 26 luglio).

Tiziano Cruz, “Wayqeycuna”. Courtesy ANTI Festival

La tredicesima edizione di LIVE WORKS SUMMIT è il momento di restituzione di percorsi di ricerca aperti e coltivati durante le residenze annuali, con la presentazione delle performance di Tim Bartel, Publik Universal Frxnd, Kristina Kusmina Dreit, Pina Danila Gambettola, Abdul Halik Azeez, Eleni Roberts Kazouri e Vladimir Babinchuk, Juan Yung-Han. Con loro Luc Ndikubwimana, selezionato per la Agitu Ideo Gudeta Fellowship, forma di affirmative action per soggettività razzializzate con background migratorio e in collaborazione con Palazzo Grassi e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Accanto a loro, guest come Alif Hilal (fka Lyra Pramuk), Katerina Andreou & Mélissa Guex, Tiziano Cruz. Sono lavori che interrogano, ad esempio, processi di costruzione della storia e della memoria, ecologie della perdita, colonialismo, linguaggio e identità, rendendo evidente la posta in gioco politica e sociale che attraversa il performativo. Con LIVE WORKS SUMMIT, Centrale Fies interviene a supporto di ricerche embrionali e insorgenti, conscia che la pratica artistica prende forma, anche, in tempi di confronto e frequentazioni di lunga durata, che si dispiegano nella vita quotidiana. In questa prospettiva la curatela si afferma come prassi condivisa, coincidente con un impegno affinché visioni s’incontrino, modificandosi a vicenda. Una responsabilità volta a sostentare pensieri in viaggio verso altri orizzonti, anche utopici, ma capaci di produrre immaginari diversi da quelli dominanti.

Kat Válastur

La tensione verso simili dimensioni “altrove” è già nei contributi live della giornata d’apertura del Summer Programme: accanto a MoonJar, performance di Kat Válastur & Aho Ssan, il live set di Aho Ssan e Solo Show, mostra personale di Monia Ben Hamouda e curata da Barbara Boninsegna e Simone Frangi. Tra sperimentazioni vocali e coreografia, MoonJar è una liturgia ispirata a pratiche cultuali del Mediterraneo sincretico e antichi miti della creazione. Oggetti ceramici che richiamano forme zoomorfe, reliquie e ossa, sono portali che traghettano in una dimensione metafisica, tratteggiando i contorni di un rito che dischiude a un mondo dove ciò che è stato ferito è riparato.

Monia Ben Hamouda, “Solo Show”. Ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Un panorama in rovina, invece, sembra travolgere la Galleria dei Trasformatori: in Solo Show, Monia Ben Hamouda riflette sul fluire del tempo, sul linguaggio e i modi di trasmissione della memoria, lavorando in tensione con la tradizione dell’aniconismo e l’eredità della calligrafia islamica. Partendo dalla poesia najdita – forma vernacolare nata nel XVI secolo nella Penisola Arabica – guarda al linguaggio come a una materia viva, che solca geografie trasformandosi, resistendo, facendosi depositaria di eredità complesse. Grandi sculture in acciaio aleggiano su di un paesaggio fatto di sabbia e spezie, queste ultime capaci di plasmare dinamiche geopolitiche nel corso della storia. Il loro odore satura le narici suscitando una reazione fisica che stimola un confronto più diretto. Si comprende, allora, che lo scenario è solo apparentemente in disfacimento: è luogo dove interrogare le pieghe della storia e in cui la traducibilità e leggibilità delle opere resta questione irrisolta.

Una fragranza penetrante, che s’aggrappa ai pori della pelle. Linguaggio e dimensione olfattiva sono chiamati in causa in BLUE BLUE BLUE LIMBO – un-archive, progetto espositivo di Industria Indipendente e Michele Bertolino che racconta, tramite rimandi teorici, letterari e visivi, la ricerca svolta per produrre il profumo Blue Blue Blue Limbo. Accompagnata da talk, screening e performance, la mostra apre un nuovo spazio all’interno di Centrale Fies, dov’era collocato l’archivio della centrale idroelettrica. È configurata come una “palestra” per esercitarsi a una grammatica del contatto, grazie a cui narrare altrimenti identità individuali e collettive. Le parole sono dette, scritte, nebulizzate nell’aria. Il profumo è segno impresso sulla carne, i suoi spruzzi dissolvono i confini tra corpi: inafferrabile ma non trascurabile, la sua presenza riempie il “limbo” dell’incontro, zona permeabile in cui si esce da sé e s’iniziano ad attraversare, insieme, innumerevoli altre versioni di sé.

Industria Indipendente e Michele Bertolino, “BLUE BLUE BLUE LIMBO – un-archive”. Ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Tavoli di lavoro, talk e assemblee per reimmaginare il territorio animano The Sparks Return, progetto di Virginia Sommadossi e Elisa Di Liberato che dà un’ulteriore declinazione della curatela come rete espansa d’alleanze. Sono chiamate a raccolta le pratiche relazionali territoriali di persone impegnate in forme di attivismo culturale nelle valli trentine: P. Parenti, Stefania Santoni e Pierangelo Giacomuzzi dialogano con Bagnomaria, Chiara Tagliaferri e Gianluca D’Incà Levis a proposito di ecologie queer, genealogie della cura e questionando criticamente il ruolo della cultura nelle aree periferiche.

Ancora altre possibilità si diramano in LOVE IS POLITICAL con Anagoor, Annamaria Ajmone, Chiara Bersani con Lemmo, Dewey Dell, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Industria Indipendente con Michele Bertolino, Laura Tripaldi, LIMINAL, Mali Weil, Motus, OPEN GROUP, Rifugio Amore, Sofia Baldi Pighi, Violetta Cottini, Wissal Houbabi. Il focus è sul metamorfosare delle relazioni: accanto a percorsi esordienti, le recenti produzioni di chi, in passato, è stato ospitato da Centrale Fies e vi fa ora ritorno, dando continuità a rapporti di lungo corso, rinsaldando e rinnovando reciproche attrazioni. Tra i progetti c’è Overhead che, concepito da LIMINAL, documenta e denuncia la violenza di frontiera nel Mediterraneo; mentre Repeat after Me II di OPEN GROUP, presentato da Sofia Baldi Pighi, ragiona su guerra e patrimonio culturale. Infine, CLUB ALTROVE di Rifugio Amore interpreta il clubbing come spazio di trasformazione collettiva.

Motus. ©Cosimo Trimbol

Mentre fa il punto sui mutamenti della performance nel suo intrecciarsi con altre discipline, Centrale Fies crea sia le condizioni d’esistenza per tali progetti ibridi, sia quelle che permettono alle collaborazioni che li generano di persistere, esercitando la loro forza trasformativa. Quello di Centrale Fies è un racconto fatto di avvicinamenti rischiosi, di complicità e legami affettivi che ramificano di anno in anno, con tangenze e deviazioni. Curatela, qui, è atto d’amore e pratica politica di cura che non lascia indifferente il reale: perché l’altrove inizia qui, in un campo di possibilità dove esperire modalità relazionali non egemoniche, tra corpi che si confrontano in uno spazio in cui forme e modelli alternativi sono non solo immaginati, ma anche sperimentati concretamente. Al cuore è, dunque, la natura politica delle relazioni: perché quel che accade tra persone lascia segni anche in altri dove, contribuendo a praticare futuri, a modellare l’intimità di un mondo “fuori”, altro, altrove.

 

Summer Programme 2026
CENTRALE FIES – centro di ricerca per le pratiche performative contemporanee

16 – 26 luglio 2026

Centrale Fies
Loc. Fies 1, Dro (TN)

Info e programma integrale: https://www.centralefies.it/

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