MILANO | M77 Gallery | Fino al 12 settembre 2026
di MATTEO GALBIATI
Ci sono mostre che inseguono il calendario delle programmazioni della stagione per costituirsi come evento, momento in cui bisogna esserci e in cui l’artista deve offrirsi al “suo” pubblico per esibire ed esibirsi in novità e progressi che, invece di proporre davvero un approfondimento motivato e legittimo sul suo lavoro e sull’evoluzione o la prosecuzione del suo pensiero, diventano forzature obbligate dalle circostanze del sistema. A Milano la M77 Gallery ci ha abituati, al contrario, a progettualità forti, di chiara e rigorosa struttura, in cui la selezione delle opere affronta sempre un discorso coerente e di senso, utile a ritrovare espressioni e riflessioni che gli artisti qui accolti determinano con il loro lavoro. Intelligente è poi la scelta – come poche altre gallerie milanesi – di optare per mostre di lunga durata che danno al pubblico il vantaggio arricchente di una visione ripetuta, una re-visione rinnovata in un tempo che chiarisce idee e considerazioni dei contenuti delle varie esposizioni in relazione ai loro autori.

Ci ha sorpreso nuovamente la galleria milanese con un’altra mostra di livello ragguardevole – e che sarebbe legittimo definire museale – in cui protagonista è Marco Petrus (Rimini,1960) che, per In-Motion, curata da Sharon Hecker, ha selezionato con attenzione 65 capolavori – prevalentemente opere di medie e grandi dimensioni – riassunto degli ultimi dieci anni di ricerca. Questa estesa mostra personale segna un nuovo evidente passaggio nella ricerca dell’artista: dopo le note geometrie architettoniche, infatti, vediamo i suoi cromatismi evolversi e inseguire ora un ancor più significativo e ampio spettro cromatico. Se resta comunque protagonista l’energia squillante del colore, negli anni, ha saputo domarlo e renderlo profondamente connotato e connotante nella pur apparente assenza di gesti o pennellate emotive.

Nonostante tutto resta, nella sintesi geometrica, un colore sempre in movimento, denso di memorie e rimandi, capace adesso di oltrepassare anche l’impostazione architettonica per individuare nessi analitici con più raffinata puntualità concettuale. Attenzione bene, non è un cambio di registro imprevisto della sua pittura, ma è una logica prosecuzione necessaria sia nella forma che nella sostanza.

Attimi e dettagli, forme e ritmi agiscono in virtù di nuove vibrazioni che spingono verso un’astrazione mai inerte, anzi proficuamente risolta nel definire un immaginario che non si slega dal corso della storia. La geometria non bada più alle sue celebri architetture, parla a se stessa e all’anima della sua azione più profonda, in questo lavoro Petrus resta concentrato, non “slitta”, lascia che il colore non arrivi mai come prima risorsa utile per lo sguardo. Lo costringe, invece, a definire differenti prospettive di piani e volumi e, sottraendo alla forma una necessità ormai consumata e logora, gli può far riconoscere la propria necessità in cui è la percezione a essere ora prioritaria.

In questa mostra il colore si apre a soglie che non spezzano il legame tra quello che vediamo e ciò che già sappiamo, anzi lo enfatizzano. Le immagini di Petrus, pur in “serie” diverse, differenti anche per cronologie, convergono verso un’asserzione filosofica che si alimenta sulla contraddizione che dal suo rigore preciso – l’essere unità di misura visibilmente marcata delle cose del mondo – appare adesso conciliabile con le origini e le memoria di un preciso bacino culturale.

Nei diversi piani della galleria sono allestite opere che lasciano – da quelle più astratte, quasi optical, a quelle in cui le citazioni dei modelli sono più evidenti – al colore lo spazio per essere un pensiero in movimento. Ogni suo accostamento e ogni sua costruzione animano un flusso in cui lo sguardo si perde nel seguire traiettorie diverse (al piano inferiore), fino a ritrovare le tracce di esperienze artistiche pregresse (al piano superiore). Le citazioni muovono da una superlativa riconsiderazione geometrica della Bambina che corre sul balcone di Giacomo Balla, ma poi ci fa ritrovare la sensibilità di Morandi, Capogrossi, Afro Basaldella, Accardi e persino c’è spazio per una lettura pittorica assai poetica di Brâncuși.

Petrus ci consegna dei “piani sequenza” che coinvolgono il visitatore nel ritmo dinamico della composizione in cui non ci sono simbologie da evadere, ma una realtà emotivamente e intellettualmente intensa che abbiamo il dovere di recuperare. Senza illusioni, in questa occasione, l’arista ci parla attraverso un colore fatto di accostamenti, sinergie, rispecchiamenti che producono intervalli, pause, evocazioni, ma soprattutto danno quella tensione che rimette in movimento la superficie dell’opera dipinta.
MARCO PETRUS: IN-MOTION
a cura di Sharon Hecker
29 maggio – 12 settembre 2026
M77 Gallery
via Mecenate 77, Milano
Orari: martedì-sabato 11.00-19.00
Info: +39 02 84571243
info@m77gallery.com
www.m77gallery.com



