Veduta dello studio di Olga Lepri

#TheVisit. Olga Lepri: l’anatomia segreta delle cose

FOLIGNO (PG) ǀ NELLO STUDIO DI OLGA LEPRI

di MATTIA LAPPERIER

Lo studio nasce, cresce e si sviluppa di pari passo con l’artista. Ne riflette la personalità nel modo più autentico. È testimone silenzioso delle sperimentazioni più ardite, del perfezionamento di tecniche affinate negli anni e custodite gelosamente. È anche il luogo delle infinite prove, delle notti insonni, delle cocenti insoddisfazioni, che tuttavia possono sfociare talvolta in successi inaspettati. #TheVisit ha lo scopo di aprire le porte a tali realtà per loro stessa natura poco accessibili, con il proposito di far luce sulla peculiare relazione che lega l’artista allo studio.

 

All’ultimo piano di un edificio costruito negli anni Trenta del secolo scorso, il cui profilo esterno è scandito da una razionalistica sequenza di oblò, si trova oggi lo studio di Olga Lepri. Esso si configura come un dispositivo spaziale dove la luce naturale, distribuita uniformemente lungo un corridoio che serve tre ambienti principali, diviene strumento di indagine analitica e non mero accessorio ambientale. La ricerca dell’artista, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, si muove lungo un asse che interseca il colorismo veneto, la cultura figurativa russa, nonché una rigorosa applicazione dell’anatomia artistica. Quest’ultima, mediata dagli insegnamenti di Mauro Zocchetta, non è intesa come riproduzione didascalica del dato fenomenico ma piuttosto come capacità di “guardare attraverso” la figura, scardinandone la superficie epidermica per ricercarne la struttura portante e conferire al soggetto una nuova, più densa espressività.

Veduta dello studio di Olga Lepri (prima stanza)

La prassi operativa di Lepri è definita da una stratificazione metodica che vede nel disegno il momento della riflessione concettuale e nella pittura quello della sedimentazione materica. Il processo ha inizio nella prima stanza, uno spazio dedicato alla preparazione artigianale dei supporti dove l’artista realizza autonomamente i telai e applica imprimiture composte da colle di coniglio, cere e gessi su tele di juta o cotone. In questa fase, la forma è ancora “in potenza”: un abbozzo libero che attende di essere imbrigliato in un processo di accumulazione. Pertanto, funzionale all’elaborazione di ogni composizione più complessa, è la stesa su un grande tavolo di varie carte, piccoli studi anatomici, bozze e persino piccoli oli su tavola che ritraggono pescatori, realizzati ai tempi dell’Accademia. Tale approccio onnivoro alla figurazione – che spazia dalla copia dei maestri, allo studio di dettagli naturali e persino a frottage di conchiglie o foglie – permette un recupero dinamico di lavori precedenti e frammenti sciolti, rielaborati in un dialogo che guarda, tra gli altri, alla pittura gestuale di Cecily Brown e alla vibrazione vitale di Michail Vrubel.

Dettaglio dello studio di Olga Lepri (prima stanza)

È opportuno soffermarsi a questo punto su un peculiare aspetto che riguarda la resa volumetrica dei soggetti. All’interno dello studio, l’indagine sulla forma si avvale infatti di curiosi supporti tattili che integrano e potenziano la percezione visiva. La presenza pervasiva di conchiglie, disseminate in ogni ambiente, non risponde a una velleità collezionistica o decorativa ma a una specifica necessità gnoseologica. Lepri utilizza il dato tattile per interpretare elementi convessi o strutture acuminate: il contatto fisico con l’oggetto le permette in altre parole di rendere pittoricamente la “tensione” della materia. Tale prassi operativa, che in passato l’ha portata anche a stringere un baccello tra le mani per comprendere l’armonia segreta che governa la linea di un fianco umano, ha individuato nella conchiglia un perfetto campionario di volumetrie. Il metodo in sé deriva invece dai suoi studi sulla percezione spaziale delle persone non vedenti e rivela, allo stesso tempo, la convinzione circa l’esistenza di una matrice morfologica comune tra le strutture del corpo umano e i fenomeni naturali.

Dettaglio dello studio di Olga Lepri (seconda stanza)

Il secondo ambiente è il cuore speculativo del processo: qui l’artista esplora i soggetti non solo attraverso la forma ma indagando ciò che si cela dietro di essi. È il luogo della lettura, dell’ascolto di podcast e della presa di appunti visivi che alimentano una produzione incessante di acquerelli e carboncini. Sulle tele, spesso caratterizzate da una base a stampa, Lepri interviene mediante successive sovrapposizioni di acrilico e tempera, per giungere infine alla densità dell’olio, preparato in molti casi da lei stessa, legando i pigmenti con oli di lino o di noce. Alle pareti è affisso un accumulo di immagini – disegni, abbozzi, studi, fotografie – che fungono da riferimenti visivi; l’ambiente di lavoro diviene così l’esternalizzazione di un apparato critico complesso ed estremamente articolato.

Olga Lepri, La Persistenza del Presente (Nomadi), 2026, cera, acquerello, e-sumi, acrilico e pittura ad olio su tela, 100×70 cm

L’ultima delle stanze principali, illuminata da una doppia finestra che garantisce un’esposizione luminosa costante, permette a Lepri di operare simultaneamente su più tele, mantenendo una visione d’insieme, pur nella frammentazione dei soggetti. Qui, la scomposizione e il riassemblaggio di disegni possono dare origine a forme diverse – una corsa di animali può ad esempio potenzialmente trasmutare in una conchiglia e viceversa – confermando peraltro il carattere dinamico della sua ricerca, mai del tutto imbrigliata in una conformazione stabile e conclusa.

Particolare dello studio di Olga Lepri (terza stanza)

Al fine di rimarcare il carattere squisitamente intellettuale del linguaggio artistico di Lepri, vale la pena di soffermarsi su due ulteriori ambienti attigui che, nonostante non siano adibiti alla pittura in senso stretto, concorrono a pieno titolo alla definizione del processo artistico: la stanzina dedicata al disegno e alla lettura e la biblioteca. Se la prima riveste essenzialmente la funzione di accogliente e intimo studiolo-rifugio, la seconda – ricca di volumi che spaziano dalla saggistica alla poesia, alla prosa; dal realismo di Saramago all’espressione analitica di pittori come Pavel Filonov – è testimone di una stratificata formazione transculturale avvenuta tra Bruxelles, Venezia, Roma e la Russia.

Veduta dello studio di Olga Lepri (seconda stanza)

Come l’artista stessa conferma, è infatti cresciuta lontana dalle sue culture d’origine (quella italiana e quella russa). È forse proprio in virtù di tale precoce sradicamento che, trasferitasi a Foligno nel 2023, ha deciso di collocarvi stabilmente lo studio, cosicché quest’ultimo potesse fungere da territorio di ricongiungimento identitario; una sorta di zona franca dove il colorismo veneto può incontrare il misticismo della tradizione russa. Anche per tali motivi, lo studio di Olga Lepri si presenta oggi come un laboratorio di tutela della memoria formale e culturale. Uno spazio in cui ha facoltà di riconoscersi, dove il rigore dell’anatomia si fonde con una ricerca sull’identità che rifugge la superficie per tentare una restituzione integrale dell’essere. Un luogo dove concedere al segno pittorico di divenire scavo continuo tra il dato organico e la sua astrazione concettuale.

Ritratto di Olga Lepri

Olga Lepri (1997) – completati gli studi in Pittura e Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e conseguito il Master in curatela e gestione dell’arte presso Luiss Business School di Roma – collabora con la Galleria Marignana Arte, vive e lavora in Umbria. La sua ricerca visiva si sviluppa sulla soglia tra dimensione fisica e immateriale. Lavora mescolando tecniche di pittura e disegno, considerando il segno grafico come un atto fondativo sia nella ricerca sia nell’espressione. L’immagine animata e la meticolosa ricerca iconografica sono parte integrante dello stesso processo di percezione e ricostruzione dell’immagine nel tempo. Stratificazione, movimento e decostruzione diventano linguaggi procedurali attraverso cui stati emotivi complessi si incarnano e si trasformano. Nel 2017 la sua animazione pittorica “VISITOR” vince il Premio Mascha Starec delle Giornate Animate di Venezia. Nel 2023 è finalista al Premio Combat e vince l’opportunità di residenza artistica a Paratissima Factory di Torino. Nel 2026 è finalista del premio internazionale CREA OPEN a Venezia con la Menzione Speciale per la qualità della ricerca artistica. Tra le mostre realizzate presso Marignana Arte si ricordano la personale “Olga Lepri. Conchiglie. Corpi mirabili”, nel 2026, e le collettive “Préludes o della forma in-attesa”, “Apparizioni. Il sogno dell’Infinità” e “Aldilà Sarà”, quest’ultima presso Spazio Berlendis. Tra le altre mostre personali si ricordano: “Etereo”, presso il Museo Archeologico di Calatia (CE), a cura di M.G. De Filippo, 2024;  “Risvegli”, presso la Giovanni Remoli Art Gallery di Foligno (PG), a cura di Valeria Cirone, 2024. Tra le principali mostre collettive si citano “Mystica Visio” (2026), Museo Civico di Todi, a cura di M. Mattioli; “Le Diable au Corps” (2024), Galleria Giovanni Bonelli, a cura di D. Capra e M. Mattioli; “Aere” (2024), Museo della Penna di Perugia, a cura di M. Mattioli; “Linee D’Umbria 2” (2024), Rocca di Umbertide Centro d’Arte Contemporanea, a cura di G. Bonomi e S. Codini; “Première”, a cura di L. Beatrice, E.A.H., ArtVerona 2023; “Infra-ordinario contemporaneo”, a cura di V. Cirone e V. Coppola, Paratissima 2023; “Equivoci” (2023), Galleria Gare 82, a cura di P. Rivetta e F. Picco; “Arcipelago Aperto” (2020), Magazzini del Sale a Venezia, a cura di M. Mollol, J. Terzano, M. Cavallarin e D. Capra.

olgalepri.com

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