Veduta dello studio di Marco Tagliafico

#TheVisit. Marco Tagliafico: al di là dello schermo

ALESSANDRIA ǀ NELLO STUDIO DI MARCO TAGLIAFICO

di MATTIA LAPPERIER

Lo studio nasce, cresce e si sviluppa di pari passo con l’artista. Ne riflette la personalità nel modo più autentico. È testimone silenzioso delle sperimentazioni più ardite, del perfezionamento di tecniche affinate negli anni e custodite gelosamente. È anche il luogo delle infinite prove, delle notti insonni, delle cocenti insoddisfazioni, che tuttavia possono sfociare talvolta in successi inaspettati. #TheVisit ha lo scopo di aprire le porte a tali realtà per loro stessa natura poco accessibili, con il proposito di far luce sulla peculiare relazione che lega l’artista allo studio.

Marco Tagliafico ha disposto lo studio nella sua sede attuale dal 2023. La natura multiforme del suo linguaggio artistico necessita di uno spazio articolato su più stanze, ciascuna arrecante una funzione specifica; da qui la scelta di dislocare le postazioni di lavoro nell’ambito di più ambienti di casa. Due stanze contigue, un’altra per la camera oscura, il giardino e la mansarda, impiegata quale provvisorio spazio espositivo, sono i principali luoghi dove si esplica una pratica artistica soverchiante, che tende a fagocitare ogni area domestica disponibile e, di conseguenza, a coinvolgere ogni aspetto della quotidianità.

Veduta dello studio di Marco Tagliafico

Il nucleo fondante dello studio consiste in un ampio vano soppalcato che affaccia sul bosco, da dove, nei giorni di cielo sereno, è possibile ammirare la maestosità delle Alpi. Un tempo fienile, lo spazio conserva tuttora le travi a vista e il lucernario, che peraltro consente una costante e diffusa illuminazione naturale: risorsa particolarmente preziosa, data la predilezione dell’artista per i colori atmosferici. L’arredo, estremamente pulito e minimale, è costituito da bancali di legno convertiti in punti d’appoggio e cassettiere, qualche scaffale per i materiali e un unico tavolino. Sebbene colpisca la nuda essenzialità dello studio, tale caratteristica non sorprende più di tanto poiché è perfettamente in linea con la ricerca artistica di Tagliafico. Quest’ultima, tesa a ridurre, ad asciugare o persino a rimuovere, è da tempo avviata alla trasformazione delle immagini, attraverso interventi di vario tipo che, con grande libertà, orientano il lavoro nella direzione della pittura, della scultura o dell’installazione. La contaminazione dei linguaggi, il persistente ricorso alla fotografia di paesaggio quale base imprescindibile per ogni successiva sperimentazione, nonché l’approfondimento sull’opera di artisti come Gerhard Richter e Jan Dibbets sono alcuni dei pilastri portanti su cui si regge l’intera azione concettuale intrapresa da Tagliafico.

Particolare dello studio di Marco Tagliafico

L’artista, a proposito delle ragioni profonde che lo spingono a incardinare la sua opera sulla percezione visiva, fa riferimento alla “stringente necessità di purificazione dello sguardo”, poiché oggi – com’è lui stesso a constatare – l’osservatore è costantemente sottoposto a innumerevoli stimoli visivi, tali da anestetizzarlo, sino a indurlo a cadere in una sorta di cronica passività. È proprio a partire da tali premesse che Tagliafico sceglie di nascondere o valorizzare pittoricamente parti delle immagini fotografiche. L’utilizzo del vetro in questo contesto è cruciale; la lastra svela poiché trasparente ma, allo stesso tempo, è ostacolo che nasconde parzialmente la composizione, a causa dei riflessi generati dalla luce radente. È un filtro che si frappone tra lo sguardo e l’oggetto della visione, impedendo di coglierlo nella sua totalità. È metafora di un’occhiata frettolosa, disattenta, sfuggente, rivolta a ciò che fotografiamo con bulimica voracità, senza peraltro prenderci il disturbo di osservarlo davvero.

Marco Tagliafico, Celestail Bodies, 2024, pittura acrilica su vetro, gesso e liquido fotosensibile, struttura in legno e alluminio, dimensioni variabili, courtesy A Pick Gallery

L’uso che Tagliafico fa della fotografia è determinante per comprendere tale percorso di destrutturazione del paesaggio, o meglio, di scomposizione dello sguardo che lo ha percepito e mentalmente rappresentato. Per questo motivo, la camera oscura si configura quale altro luogo fondamentale di ricerca e sperimentazione dove, oltre a sviluppare immagini ottenute digitalmente o tramite dispositivi analogici, l’artista è solito dipingere ad acrilico su vetro o carta fotografica e dedicarsi alla realizzazione di cianotipie. Queste ultime, nel corso degli anni, hanno assunto un ruolo di spicco sia in termini di produzione sia quale elemento di verifica di diversi approcci. La soluzione fotosensibile ai sali di ferro è infatti posta dall’artista a contatto con varie tipologie di carta o anche con supporti inusuali come il gesso o la pietra. In un secondo momento poi, a esposizione avvenuta, Tagliafico si muove in giardino per sottoporre le cianotipie all’azione degli agenti atmosferici, saggiandone la tenuta o riscontrandone eventuali variazioni.

Marco Tagliafico, Field of Vision, 2025, doppio vetro dipinto ad acrilico, negativo trasparente digitale, struttura in legno e alluminio, dimensioni variabili, courtesy A Pick Gallery, ph. Francesca Cirilli

Il caratteristico blu di Prussia della cianotipia, in armonia con altre gradazioni tonali, domina cromaticamente tutti gli ambienti dello studio. Il blu è il colore della spiritualità e dell’infinitamente grande, del cielo e del mare; Michel Pastoureau, a proposito del senso di immensità che esso pare emanare, sostiene che il blu sia “un colore che si lascia definire, ma non si lascia rinchiudere”, mettendone così in luce l’intrinseca inafferrabilità. Non è un caso che l’opera di Tagliafico ne sia intrisa. Nell’ambito del suo lavoro infatti, il blu assume la connotazione di poetica incertezza, di effimera indeterminatezza della visione.

Veduta dello studio di Marco Tagliafico

Lo schermo interposto tra noi e la realtà è la causa di un approccio percettivo distorto tanto nei colori quanto nella prospettiva, capace persino di intaccare la piena consapevolezza di ciò che abbiamo di fronte. Inevitabilmente viene meno qualcosa sul piano fenomenico, qualcosa che dobbiamo tentare di recuperare o immaginare. Il lavoro di Tagliafico si colloca, come lo schermo, tra i due livelli; tra il soggetto che compie l’atto di osservazione e l’oggetto osservato. La sua riflessione sulla parzialità dello sguardo si sostanzia nello sforzo di andare al di là dello schermo, verso un territorio inesplorato intriso di misticismo. Lo studio si presenta quale espressione figurata di tale luogo. Un laboratorio della visione dove mettere alla prova – o in crisi – le infinite potenzialità dell’occhio.

Ritratto di Marco Tagliafico, ph. Alessandro Santi

Marco Tagliafico (Alessandria, 1985) vive e lavora ad Alessandria. Ha studiato lingue orientali e conseguito il master di Fondazione Modena Arti Visive. Il suo lavoro è stato esposto nell’ambito di diverse mostre tra le quali: Ligne(s) de Mire (Bonisson Art Center, 2025), As Islands (Castel Belasi, 2024), Boiling Projects (Fondazione Oelle Catania, 2020), Da Guarene all’Etna (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Guarene, 2019), 10 years old (Foro Boario Modena, 2017). Nel 2024 vince il premio Arteam Cup, nel 2023 vince il premio MZ Costruzioni ad Art Verona, nel 2021 vince il premio New Post Photography al Mia Fair. I suoi lavori sono presenti in diverse collezioni. È rappresentato dalla galleria A Pick Gallery di Torino.

marcotagliafico.it

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