Veduta dello studio di Edoardo Cialfi

#TheVisit. Edoardo Cialfi: il laboratorio underground delle nebbie

MARSCIANO (PG) ǀ NELLO STUDIO DI EDOARDO CIALFI

di MATTIA LAPPERIER

Lo studio nasce, cresce e si sviluppa di pari passo con l’artista. Ne riflette la personalità nel modo più autentico. È testimone silenzioso delle sperimentazioni più ardite, del perfezionamento di tecniche affinate negli anni e custodite gelosamente. È anche il luogo delle infinite prove, delle notti insonni, delle cocenti insoddisfazioni, che tuttavia possono sfociare talvolta in successi inaspettati. #TheVisit ha lo scopo di aprire le porte a tali realtà per loro stessa natura poco accessibili, con il proposito di far luce sulla peculiare relazione che lega l’artista allo studio.

 

Nelle campagne attorno a Perugia, nella frazione di Marsciano, lo studio di Edoardo Cialfi – insediato dal 2016 al piano terra di un edificio al grezzo – si impone allo sguardo come un luogo crudo, sfrontatamente essenziale e volutamente spogliato di ogni concessione estetica o decorativa. Entrare in questo spazio significa confrontarsi con la materialità nuda dell’edificio: il pavimento in cemento dialoga con le pareti in mattoni forati a vista, lungo le quali corrono i cavi dell’impianto elettrico e sulle quali si accatastano sedimenti di colore spray, colature e prove di getto. L’atmosfera è quella di un covo solitario in piena attività. Scaffali e scatole di cartone sono stipati in modo sistematico di bombolette Montana 94 con i loro erogatori a vista; bancali di legno impilati, cavalletti da lavoro e un grande bidone restituiscono l’immagine di una pratica artistica attiva, pragmatica, che non nasconde le proprie scorie.

Veduta dello studio di Edoardo Cialfi

A fare da schermo verso gli ambienti attigui vi sono teli di plastica trasparente che pendono dai vani delle porte; filtri flessibili e precari pensati per isolare lo spazio senza tuttavia schermare la luce. La dimensione dell’atelier si fonde qui inevitabilmente con quella del laboratorio tecnico. La chimica degli strumenti impiegati, capaci di saturare lo spazio di vapori e pulviscolo, impone una disciplina rigorosa, tale da condizionare i tempi di esposizione e lo spazio stesso, necessariamente defilato e del tutto esterno al tessuto urbano. Lo studio richiede pertanto un frequente ricircolo d’aria e l’uso programmatico della mascherina protettiva. L’ambiente d’impronta schiettamente underground è collocato in una posizione d’isolamento geografico e visivo, proprio di fronte a un esteso campo di grano, che peraltro costituisce una presenza costante e diretta nel lavoro quotidiano dell’artista.

Particolare dello studio di Edoardo Cialfi

Questa conformazione spaziale è il risultato diretto di un percorso analitico che ha visto Cialfi trasferire un linguaggio nato per lo spazio urbano e la superficie muraria su di una superficie connotata e circoscritta come quella della tela. Avvicinatosi al writing in età giovanile – guardando sia agli esponenti della scena locale sia a figure storiche del graffitismo internazionale come lo svizzero Dare o lo statunitense Rime, della crew MSK di Los Angeles – l’artista ha in seguito maturato, a partire dal 2012, l’esigenza di misurarsi con la pittura su tela. Dopo una prima fase di sperimentazione incentrata sulla figura umana condotta con pennello e pittura ad olio o acrilico, la sua ricerca ha subito una virata sostanziale sia sul piano del soggetto che su quello strumentale. Accantonati i tubetti, Cialfi ha scelto di mantenere la bomboletta spray come suo unico e primario mezzo espressivo, intraprendendo così una complessa operazione di adattamento tecnico. Si è trattato di trasporre un gesto nato per l’istantaneità della strada e per il supporto rigido del cemento o del mattoncino entro i confini e le logiche conservative del quadro.

Edoardo Cialfi, Sul riflesso, 2025, aerosol su tela, 120×100 cm, Courtesy Kromya Art gallery

Il passaggio dal muro alla tela ha comportato la risoluzione di criticità materiali specifiche, legate principalmente alle proprietà fisico-chimiche della pittura spray. Una volta asciutta, la pellicola prodotta dalle resine sintetiche dello spray tende infatti a perdere elasticità e a divenire estremamente rigida, correndo il rischio di spaccarsi o fessurarsi se applicata su supporti flessibili o soggetti a movimenti igrometrici. Per ovviare a tale limite, Cialfi ha strutturato un protocollo preciso, impiegando esclusivamente tele in cotone misto a poliestere, caratterizzate da una maggiore stabilità meccanica, e applicando una preparazione del fondo a base di gesso acrilico. Le tele vengono poi tese su robusti telai in legno tulipier, un’essenza rigida e poco soggetta a deformazioni, capace di sostenere le tensioni del supporto durante la fase d’esecuzione.

Particolare dello studio di Edoardo Cialfi con deposito cromatico su parete

Non lavorando sul cavalletto tradizionale ma direttamente a parete, la pressione dei continui e ripetuti tocchi di bomboletta lascia impronte visibili sui mattoni dello studio, mentre sulla tela la nebulizzazione ritmica del colore permette di depositare un pulviscolo finissimo e granulare che ormai da tempo definisce l’estetica di Cialfi. Procedendo per sovrapposizioni successive e stemperando gli strati di colore sottostanti con gradazioni cromatiche sempre più chiare, l’artista costruisce una superficie pittorica dotata di un’intensa vibrazione luminosa. La fase finale del processo prevede l’applicazione di vernici di finitura a base di resina siliconica, indispensabili per fissare permanentemente la stesura e proteggere da polvere e alterazioni la delicatezza dell’effetto atmosferico.

L’isolamento dello studio nel contesto agricolo marscianese influenza direttamente la resa cromatica e concettuale delle sue opere. L’unica fonte di illuminazione impiegata durante il lavoro è la luce naturale che filtra attraverso la porta vetrata d’ingresso: una scelta metodologica rigorosa, necessaria per valutare la resa delle miscele e restituire con esattezza le variazioni d’atmosfera del paesaggio umbro.

Edoardo Cialfi, L’imminente, 2025, aerosol su tela, 100×80 cm. Courtesy Civiero Art Gallery

L’indagine di Cialfi si concentra su cieli saturi di brume, nebbie e manifestazioni temporalesche. L’elaborazione di tali soggetti poggia su un vasto archivio fotografico composto da migliaia di scatti raccolti durante perlustrazioni notturne nelle campagne circostanti, tra capanni di lavoro abbandonati, strade secondarie sterrate, casolari isolati ed estensioni di campi a perdita d’occhio. Tali elementi architettonici e infrastrutturali compaiono nelle sue composizioni come tracce o residui della presenza umana, mai direttamente rappresentata. Osservando il lavoro di Cialfi verrebbe da accostarlo alla pittura romantica del XIX secolo, se non altro per una simile tensione estetica ed emotiva capace di suscitare allo stesso tempo terrore, stupore e attrazione. Tuttavia, a differenza delle soluzioni della pittura romantica, in cui la figura umana veniva ritratta in un rapporto dialettico o drammatico con la maestosità della natura, il lavoro di Cialfi ne registra un’assenza insistita e programmatica. L’architettura rurale o la via sterrata diventano reperti muti all’interno di un paesaggio dominato dall’inesorabile casualità dei fenomeni atmosferici. La nebbia assume dunque il valore di un dispositivo estetico legato all’introversione, allo spaesamento e a una dimensione nichilista, mentre il temporale viene concepito dall’artista come metafora di una natura matrigna, del tutto indifferente alle dinamiche e alle urgenze dell’uomo.

Edoardo Cialfi, Bruma sul limo, 2025, aerosol su tela, 50×50 cm. Courtesy Civiero Art Gallery

Il perimetro grezzo e crudo dello studio di Cialfi conserva la matrice fieramente underground, da cui ha avuto origine la ricerca dell’artista. Al suo interno egli ricrea quotidianamente le condizioni di un laboratorio di resistenza formale in cui la cultura di strada e la disciplina della tela si fondono per consegnare all’osservatore l’immagine di un paesaggio assoluto, muto e straordinariamente indifferente alle logiche antropocentriche.

Ritratto di Edoardo Cialfi

Edoardo Cialfi (1993, Marsciano, PG). Ha iniziato il suo percorso come writer nel 2008, sperimentando il medium dell’aerosol, per poi avvicinarsi alla Street Art nel 2012. La sua ricerca artistica si concentra sulla reinterpretazione di linguaggi pittorici archetipici, con particolare attenzione al genere del paesaggio. Esprime i suoi concetti attraverso due elementi distintivi: le nebbie e le tempeste. Le prime simboleggiano lo spaesamento dell’uomo contemporaneo, mentre le seconde rappresentano la natura come forza autonoma e imparziale, capace di manifestarsi come minaccia all’esistenza umana. Tra le sue mostre più recenti si ricordano le personali: nel 2026 “Onirica” a cura di Massimo Mattioli, Kromya Art Gallery, Verona, nel 2024 “Il perturbante”, a cura di Chiara Canali, Galleria Zamagni Arte, Rimini, nel 2025 “La metamorfosi del silenzi”, a cura di Matteo Galbiati, Palazzo Del Parco, Diano Marina, Imperia, con Civiero Art Gallery e la doppia personale nel 2018 “Edoardo Cialfi Gennifer Deri”, a cura di Eugenia Vanni e Gaia Bindi, Filarete Art Studio, Empoli (FI). Ha partecipato a importanti collettive come nel 2024 “Isola Prossima – aere”, a cura di Massimo Mattioli, Museo Civico Palazzo della Penna, Perugia o, nel 2023, al Premio Marche, Under Raffaello, a cura di Camillo Langone, Galleria Civica Albani, Urbino. Nel 2024 è vincitore del premio editoriale Espoarte dell’ArteamCup, a cura di Livia Savorelli e Matteo Galbiati, Fortezza del Priamar, Savona. Nel 2026 è vincitore del secondo premio al 27° Premio dell’Arte Premio di Pittura Anticoli Corrado, a cura di Laura Catini, Spazio Arte, Anticoli Corrado (RM).

Particolare dello studio di Edoardo Cialfi
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