Simona Bramati, Il teatro di Salomè, 2026, olio su tela, 120×150 cm

Simona Bramati e i Simbolisti. Metamorfosi appenniniche

ANCONA | Mole Vanvitelliana| 27 settembre – 22 novembre 2026

Intervista a SIMONA BRAMATI di Valeria Carnevali

Ogni curriculum espositivo è un elenco di punti nodali che rappresentano con rigore le sequenze del racconto di una vita professionale fatta di profonde elaborazioni di esperienze, di indagini, di pensiero, che si incarnano in una conseguente produzione artistica: saperlo leggere vuol dire ricostruire una biografia in divenire. Capita nel percorso degli artisti che riescono a far crescere il germoglio del proprio esordio e a sviluppare una via espressiva in ascesa di arrivare a un punto di svolta che li consacra. La mostra MITI, METAMORFOSI, VISIONI Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti allestita in questo periodo presso la Mole Vanvitelliana di Ancona con la cura di Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli è per Simona Bramati (Jesi, 1975) questo passaggio cruciale. L’abbiamo incontrata e abbiamo attraversato con lei le sale della mostra, ognuna una sezione, ognuna un brano di significato. Osservando i suoi dipinti e disegni, intervallati con una stupefacente galleria di incisioni originali dei Simbolisti, le parole dell’artista sono uscite fluide e sincere. Le chiediamo appunto di questa mostra che accade in un momento così particolare della sua carriera, come una pietra miliare, e di come stia vivendo questo passaggio. “Più che un passaggio sento che questa fase sia il risultato di un lungo lavoro svolto in solitaria, − racconta l’artista – senza compromessi e con pochissima esposizione ai meccanismi del sistema dell’arte contemporanea, che troppo spesso dettano leggi di mercato poco vicine al percorso visionario che un artista dovrebbe compiere. Quando, addolorata, ho avuto la conferma di tutto ciò, ho intrapreso la via del silenzio, quella lontana dai riflettori, che mi ha permesso di condurre un lavoro che rendesse libero il mio operato. Sono un’artista che mostra anche gli errori e gli inciampi di un processo creativo che non può esimersi da tutto ciò, che coglie nell’ostacolo, e nel negativo che ne consegue, la direzione per procedere. La mostra è il frutto di un mio pensiero che risale a molti anni fa, che si è andato consolidando attraverso la frequentazione di Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli, entrambi raffinati storici dell’arte e conoscitori profondi dei Simbolisti. Il mio lavoro non è né il rifacimento, né la copia citazionista di questo movimento a cavallo tra otto e novecento, ma è il prodotto scaturito da un fondo comune nel segno degli archetipi, i cui contenuti sono ereditati dall’inconscio collettivo attraverso i simboli primordiali comuni a tutta l’umanità.”

Gli archetipi, e il concetto stesso di archetipo, sono l’ossatura nel sottotesto del percorso, che affonda le radici nell’inconscio, nei sentimenti atavici, nella mitologia classica e in quella locale, nel legame antropico con la natura, nella constatazione della sofferenza dell’esistenza e della fragilità della condizione umana, della sopraffazione maschile, della presenza della spiritualità nella dimensione personale e collettiva; tematiche affrontate con una pittura liquida, lucida, rapida ed espressionista, che mette al centro una figura umana drammatica e la inserisce in atmosfere cupe ed arabescate, oppure lattiginose e primordiali. L’impressione è che Bramati sia molto indipendente nella scelta delle proprie tematiche, delle proprie iconografie, delle proprie tecniche. Ma la scelta del percorso di questa mostra, l’ha trovata parimenti libera?
Sì, mi sono sentita molto libera, soprattutto perché i miei curatori sono rimasti in dedita osservazione, senza mai interferire nel mio processo creativo. Nessuno mi ha consigliato di fare una cosa piuttosto di un’altra, seguendo dinamiche di mercato che non prevedono cambi di direzione o sperimentazione. E sono orgogliosa di aver scelto una strada impervia e senza certezze, una sorta di punctum dolens e di cammino al buio, attraverso il quale poter esprimere il libero percorso creativo in ogni direzione avessi bisogno di andare, pur mantenendo il patto di integrità tra me e la mia pittura.

Simona Bramati, MITI, METAMORFOSI, VISIONI Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti, Mole Vanvitelliana, Ancona, 2026
Simona Bramati, MITI, METAMORFOSI, VISIONI Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti, Mole Vanvitelliana, Ancona, 2026

I curatori non sono intervenuti nell’universo espressivo, ma costituiscono con forza due cardini nella struttura di questa mostra, analizzando e promuovendo non solo la natura e la poetica dell’autrice, ma rivelando il suo intimo e naturale legame con i Simbolisti: da una parte Buscaroli, già studiosa di Max Klinger, intuisce come Bramati sia, per tematiche e sensibilità, in particolare per la sua declinazione delle categorie di mutamento e metamorfosi, ampiamente presa nel loro medesimo flusso, dall’altra Bardazzi, storico dell’arte e collezionista esperto di stampe del XIX e XX secolo, contribuisce alla costruzione materiale del percorso espositivo, rendendo l’occasione preziosa anche per poter godere della visione di circa 150 grafiche originali. Qua i Simbolisti, da Odilon Redon a Félicien Rops, da Alberto Martini ad Austin Osman Spare, da Rudolf Jettmar a Franz von Stuck, da Otto Greiner a Max Klinger, sono tanti e presenti, vicini essi alla poetica dell’autrice, quanto lei stessa vicina a loro…
La mia poetica nasce dal bisogno di affrontare gli stessi loro temi, ma la mia non è stata un’operazione calcolata ad hoc, è piuttosto frutto di osservazione negli anni. Mentre osservavo il lavoro dei Simbolisti e riflettevo sul mio, cogliendo simboli percepiti nella vita reale, attuale e vissuta, andavo anche a riscoprire nella mitologia il senso di ciò che avevo dipinto, a volte inconsciamente, altre volte invece consapevolmente e con studio, affrontando temi ben noti, come le figure dei centauri, dei fauni e delle figure ibride. Le affinità si notavano e non nascondo la mia grande riverenza per questi maestri giganti che riescono ad essere così attuali nella loro crudezza, che non fa sconti e ti mette di fronte a verità scomode da digerire. Una signora vedendo la mostra mi scrive di una visione inquietante, e io penso che inquietante sia quella parte oscura che nessuno vuole vedere, il non voler vedere e fare finta di nulla, mentre il mondo brucia e ci lascia soli in una terra desolata in cui nessuno è salvo, né la tenera carne di migliaia di bambini, né intere foreste, polmoni indispensabili di questa Terra, né la vita delle donne, né quella degli umani tutti, figuriamoci degli animali. Sono afflitta e tormentata da questo ripetersi ciclico di violenza inaudita, ma osservando il lavoro dei Simbolisti, mi sento effettivamente meno sola e sicuramente accompagnata.

Simona Bramati, MITI, METAMORFOSI, VISIONI Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti, Mole Vanvitelliana, Ancona, 2026

L’ispirazione diretta non è quindi tratta dai Simbolisti, ma c’è un’origine ancestrale che coincide con la mitologia, quella greca, quella latina, e quella del territorio di cui Simona è autoctona, gonfio di “paganesimo appenninico”, a cui lei attinge come ad una sorgente.
Non sono esperta di mitologia purtroppo; mi è capitato però di rappresentare immagini provenienti dall’inconscio con pulsioni talmente forti che, in seguito, andavo a cercare nella mitologia e le ritrovavo! Le cose si vivono, si dimenticano… La mitologia non perde nulla, contiene il contrappasso, spiega ogni cosa degli accadimenti umani, permette di ritrovare tutto il senso… Illustra le vite portando il mito al centro del mondo; racconta di luci ombre, è una fonte inesauribile di evocazioni e stimoli per capire le dinamiche umane.

Simona Bramati, Waya, 2026, olio su tela

Nella mitologia marchigiana c’è una figura molto forte e molto significativa, quella della Sibilla, che dà, tra l’altro, il nome alla catena montuosa che si alza nel centro-sud della regione. Ritratta in uno dei dipinti essenziali del percorso artistico, ella è anche protagonista della performance messa in scena nel corso dell’inaugurazione, costruita assieme a Eloise Von, dal titolo Le serrature del silenzio, presentata per la prima volta a Smerillo durante il Festival “Le Parole della Montagna” a cura di Cecilia Casadei, poi ancora nel 2025 presso la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno a cura di Davide Rondoni con la super visione del Prof- Stefano Papetti, ed infine, ora, alla Mole Vanvitelliana di Ancona.
Già… La Sibilla. Questa entità a me molto cara e vicina… Negli anni scorsi mi è stato chiesto più volte di affrontare questo tema, ma non sentivo di essere pronta e, come ho già spiegato, sono perlopiù avulsa agli andamenti imposti, soprattutto quando la natura del soggetto in questione ha una rilevanza nella storia molto elevata. Il mio primo approccio in tenera età con questa donna, è buffo dirlo, è stato tramite l’Amaro Sibilla, essendo io marchigiana doc, e fin da bambina mi son sempre chiesta chi fosse questa donna tale da diventare l’effige di un’etichetta, ma nei luoghi goliardici di consumo della bevanda non ricordo di aver mai ricevuto tante spiegazioni e forse è stato meglio così. Nel 2024 vengo invitata da uno dei due curatori, Andrea Carnevali, a partecipare al Premio Marche che si è svolto al Marv – Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara, dal titolo Intorno allo stato dell’Arte nelle Marche, con l’invito a ragionare proprio sulla cultura, le tradizioni e i linguaggi della nostra regione. All’istante, mentre Carnevali mi spiegava il tema, ho avuto la visione di questa donna dai capelli rossi, fluttuante, vestita di collane, seduta su un trono con le braccia aperte come ad offrire le sue ricchezze, la vedevo con tutta la fierezza e la possanza proprie di una Dea, con lo sguardo a momenti sarcastico e beffardo, in altri seduttivo e ammaliante, comunque mutevole…vivo! La mia Sibilla era viva ed ha scelto me per mostrarsi: alle mie spalle, opposta all’apparizione, c’era proprio il Monte Sibilla. Da quel momento in poi quella figura così potente ha catturato tutta la mia attenzione. Ho indagato molto la sua figura, che non si toglieva dalla testa neanche per un minuto. Chiamo per la prima volta Eloise Von, colei che è diventata poi la mia musa ispiratrice per molti lavori, che con la sua mutevole natura è stata in grado di prendere le sembianze di ciò che mi serviva. Nel caso della Sibilla Appenninica è stato bellissimo l’approccio che abbiamo avuto, perché eravamo in totale immersione. Eloise Von ha studiato il personaggio prima di arrivare da me per la posa fotografica e quando l’ho chiamata, lei era pronta. La magia ha fatto da padrona e la sua interpretazione impeccabile risuonava nelle mie corde e in quella visione che avevo avuto. Ricordo l’intensità del momento che ha contrassegnato il processo creativo come l’atto psicomagico più forte nella storia del mio lavoro. Il resto è impresso sulla tela. La figura che ne usciva attirava molti viandanti nel mio studio e le pennellate si susseguivano giorno dopo giorno fino a diventare immagine concreta. Intorno a lei montava la leggenda dell’apparizione e della conquista di un posto nell’era contemporanea, la sua figura era di nuovo in auge, fresca e viva più che mai, quasi prepotente nel porsi in questo grande calderone di immagini che passano veloci sotto gli occhi di tutti, ma essa aveva già conquistato un posto sicuro in questa epoca distratta.

Simona Bramati, Sibilla Appenninica, 2024, Olio su tela, 150x120cm

 

Simona Bramati, Carmilla, 2024. Acquerello su carta cotone 600 gr, 77×57 cm


Miti, Metamorfosi, Visioni. Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti
a cura di Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli
mostra sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona con il patrocinio del Consiglio Regionale Assemblea Legislativa delle Marche, ed è promossa e organizzata dall’Associazione Culturale FEU!LAB

27 settembre – 22 novembre 2026

Mole Vanvitelliana – Sala Vanvitelli, Ancona

Orari: martedì, mercoledì e giovedì: dalle ore 15.00 alle ore 18.00
venerdì, sabato, domenica e festivi: dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00; Lunedì chiuso

Info: PINACOTECA CIVICA “FRANCESCO PODESTI”
071 2225047  071 2226625 – 071 2226626
pinacoteca@comune.ancona.it
ANCONA SERVIZI
Info e prenotazioni: +39 333 6166898
pinacoteca@anconaservizi.it

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