QUARGNENTO (AL) | Auditorium della Trinità | Fino al 25 ottobre 2026
di MATTEO GALBIATI
Incontriamo nel nostro viaggiare luoghi in cui la pittura – ma in generale l’Arte – non smette di accadere rinnovando sempre se stessa e omaggiando, al contempo, la propria storia e guardando all’innovazione e al rinnovamento che non solo la tecnologia apporta, ma anche quello sguardo nuovo capace di leggere nell’oggi quella lunga storia. Quargnento (AL) è uno di questi ambienti fertili dove la cultura cerca di essere sempre un’esigenza capace di tessere trame tra presente e passato: non è soltanto il paese in cui nacque Carlo Carrà (1881-1966), a cui vengono periodicamente dedicate mostre che ne revisionano l’esperienza artistica, ma fa anche parte di quella “geografia di riflessioni” originarie con la quale, proprio da quelle mostre, la sua opera sembra continuamente ritornare a nuove intuizioni, addirittura quando, percorse in vita le strade più accidentate e di alcune principali avanguardie del Novecento, si mette a confronto e vive ora allineato con l’arte della nostra contemporaneità. È da questo appassionato senso di appartenenza, che non coincide mai con una semplice questione di radici, che si è sviluppato il progetto della mostra Carlo Carrà, Enzo Cacciola, @parallel.fbx. Dal Novecento al contemporaneo: il colore diventa materia e I.A., allestita nell’Auditorium della Trinità. Un progetto che, sottraendosi alla celebrazione commemorativa – come ha tenuto a sottolineare nella meravigliosa visita in cui ci ha guidati il sindaco di Quargnento Luigi Benzi che, con Alberto Fiz e Rino Tacchella, è curatore della mostra –, sceglie di interrogare proprio la pittura attraverso le sue trasformazioni, le sue crisi e la sua ostinata capacità di rigenerarsi.

Il 145º anniversario della nascita e il 60º della scomparsa di Carrà diventano così solo un pretesto concomitante e utile per attraversare un secolo di esperienze senza cristallizzarlo in una successione di stili: il confronto con Enzo Cacciola (1945) e @parallel.fbx (Cristian Poddighe), apparentemente lontano, non vuole costruire, infatti, alcuna genealogia lineare, né suggerisce che ogni innovazione discenda, necessariamente o forzatamente, da pratiche e idee precedenti. Muovendoci nell’allestimento semplice che contrappone da una parte le opere del grande maestro e dall’altra quelle di uno dei protagonisti della Pittura Analitica, per concludersi con le soluzioni più tecnologiche dell’artista anagraficamente più giovane, si intuisce poco per volta che ciò che si cerca è la possibilità dello sguardo di muoversi su un terreno di attriti dove sorgono spontanee queste domande: che cosa resta della pittura quando cambia il modo di fare immagini? Come agisce quando la rappresentazione si incrina, quando la materia reclama autonomia, quando l’immagine, in generale, può essere prodotta attraverso procedimenti estranei alla manualità tradizionale? La questione vera, sembra dirci la conversazione di queste opere, non riguarda soltanto ciò che vediamo, ma le condizioni attraverso cui un’immagine prende forma e acquista senso nel nostro immaginario sensibile di osservatori. Il percorso espositivo trova il proprio centro esattamente in questa tensione che rimette al centro la nostra esperienza.
Le opere di Carrà e Cacciola, ordinate su pannelli in file opposte, instaurano una relazione che le affinità cromatiche rendono immediatamente percepibile, senza cancellare la distanza storica e poetica che li separa. Grigi, azzurri e rosa diventano invitanti e stimolanti soglie di passaggio fra concezioni differenti del quadro: da una parte, la pittura come incessante verifica delle possibilità del suo linguaggio, dall’altra la pittura come luogo in cui colore, supporto e processo stesso cercano una convergente coincidenza, fino a mettere in discussione addirittura la stessa distinzione fra immagine e oggetto.

La vicenda di Carlo Carrà testimonia che questa inquietudine assume una particolare evidenza: le venti opere selezionate, alcuni inediti in termini espositivi, restituiscono un artista irriducibile e refrattario a qualsiasi definizione univoca: con questo spirito è stato capace di attraversare Futurismo, Valori Plastici, Metafisica e Novecento senza esaurirsi mai in nessuna di queste esperienze. Nulla pare essere tralasciato in questa sua eclettica, ma coerente, navigazione tra tensioni stilistiche e necessità espressive pittoriche: dalla ricerca della dimensione originaria del paesaggio e della memoria all’introduzione sulla superficie pittorica di frammenti di realtà in cui modifica radicalmente il rapporto fra rappresentazione e materia; dalla volontà di oltrepassare i confini disciplinari, con una percezione quasi sinestetica, alla revisione della tradizione non come ritorno passivo, ma come possibilità nuovamente interrogata, Carrà resta sempre lucido e attento, vigile sul significato e sul senso profondo della sua narrazione pittorica.
Con Enzo Cacciola il quadro smette progressivamente di essere lo spazio privilegiato di un’interpretata raffigurazione per affermarsi come presenza fisica autonomamente significante nelle sue costituenti essenziali. Le opere in cemento e asbesto del 1974 e i successivi Cementi che, come si diceva sono legati alla stagione della Pittura Analitica, emancipano il colore da una funzione secondaria, passiva: questo ora coincide con la sostanza, con il peso e con le modalità di stesura del materiale nella condensazione di una nuova immagine autosufficiente e sommatoria di tutti i passaggi che l’hanno costituita. Non si tratta più di dipingere qualcosa, per lui è urgente rendere visibile un processo attivo. Nelle più recenti Sabbie, raccolte durante i numerosi viaggi e che distribuisce sulla tela con gesti liberatori delle mani, la superficie registra un inedito contatto diretto con il mondo. La realtà non è illustrata, si trattiene nel dipinto incorporando le proprie consistenze concrete – si veda a questo punto lo stesso Carrà! – e le trasforma in esperienza visiva. Tra superfici e assonanze cromatiche, nel cercare una tangibilità attiva, Cacciola e Carrà riconoscono alla pittura una capacità di interrogare sempre se stessa e l’altro, pur muovendo da presupposti radicalmente differenti.

Alla fine di un percorso che si scopre tangente nell’esperienza dei due maestri abbiamo @parallel.fbx che ci introduce a un’altra discontinuità necessaria. Le immagini generate con l’intelligenza artificiale, i ritratti e il video ispirato a Carrà rimandano le questioni del fare pittorico – mai davvero risolte e compiute in nessun artista della storia – alla costruzione contemporanea dell’immagine. L’ampio repertorio di consistenze delle sue opere (dal tessuto alla ceramica, dal metallo alla luce, sino alle installazioni video) dichiara come l’esperienza della materia della pittura resti sempre duttile: portata sino all’estremo della sua immaterialità digitale, il giovane artista la traduce, la interroga, la dilata, la plasma interrogandola sull’identità percettiva di un reale che, tra ironia e critica, si misura quotidianamente con l’ipertrofia visiva della nostra società ultra-connessa. Siamo esposti al flusso costante della produzione di immagini, eppure rimaniamo avvolti – come nelle opere di Carrà – da fragilità, solitudini, conflitti, abbandoni e silenzi. Non possiamo sapere, come ci dicono gli organizzatori, quanto la curiosità di sperimentatore di Carrà avrebbe potuto spingerlo a misurarsi interessata all’I.A., ma rimane uno spunto interessante, per quanto fortemente denso di contrasto, per agire nello spazio di una possibile lettura critica aperta.
Questa mostra, quindi, non pretende di darci risposte definitive, né impone obbligate direzioni di gusto estetico, ma, mettendo a confronto le tre differenti condizioni dell’immagine e quei loro gradienti emotivi, che Carlo Carrà, Enzo Cacciola e @parallel.fbx tanto ci sollecitano a intuire, evidenzia la validità del rinnovarsi attuale della pittura e dei propri linguaggi. Cosa resta allora davvero di questa nostra pittura: la capacità di riattivare i propri accertamenti anche nella contemporaneità senza sentire il peso della propria storia e senza soccombere alle nuove dinamiche tecnologiche. La pittura permane come evento che sa oltrepassare se stessa, riaffiorando con valore là dove qualcuno torna a interrogare e poi interpretare il modo in cui proviamo a vedere, percepire e testimoniare il mondo.
Carlo Carrà, Enzo Cacciola, @parallel.fbx. Dal Novecento al contemporaneo: il colore diventa materia e I.A.
a cura di Luigi Benzi, Alberto Fiz, Rino Tacchella
con il patrocinio di Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte e della Regione Lombardia
26 settembre – 25 ottobre 2026
Auditorium della Trinità
Quargnento (AL)
Orari: da lunedì a domenica 9.30-12.30 e 16.00-19.30
Ingresso gratuito



