MILANO | MUDEC – Museo delle Culture | Fino all’1 novembre 2026
di ELEONORA BIANCHI
Certe frasi sembrano uscite da posti in cui le parole non sanno obbedire alle regole. Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take cioè Parti per un viaggio dentro di te, senza dimenticarti di portarmi con te. O qualcosa del genere. La grammatica si incrina, il significato prende una strada secondaria e, per una volta, non sembra particolarmente interessato a tornare indietro. È da questa frase, nata in uno scambio epistolare tra l’artista e un amico, che prende il titolo la personale di Charmaine Poh, artista singaporiana-cinese, nominata Artist of the Year 2025 da Deutsche Bank.
Forse è proprio nelle cose che non sappiamo tradurre che finiamo per riconoscerci più facilmente. Non nelle definizioni – che hanno il pregio di mettere ordine e il difetto di lasciar sempre fuori qualcosa –, ma negli errori, nelle parole prese in prestito, nei significati che si ostinano a non coincidere. L’identità è una faccenda scomoda: ci viene chiesto di averne una, possibilmente coerente e presentabile, mentre noi continuiamo a cambiare lingua a seconda di chi abbiamo davanti. A volte anche senza accorgercene.

La ricerca di Poh si muove in quel territorio instabile tra memoria personale e storia collettiva, tra corporeità e rappresentazione digitale. Le video-installazioni si fanno spazi dove interrogare quel che rimane di noi quando la nostra storia o i nostri affetti vengono osservati e restituiti attraverso lo sguardo di qualcun altro. La questione non è tanto chi siamo, ma chi ha il potere di raccontarci?
Benché decisamente meno affidabile di quanto vorremmo, il nostro corpo sa essere un archivio. In Good Morning Young Body, parte del progetto THE YOUNG BODY UNIVERSE, Poh torna alla propria esperienza di attrice bambina nella Singapore degli anni Duemila e ricostruisce, attraverso la tecnologia deepfake, un avatar del proprio io dodicenne, E-Ching.

Il volto del passato riappare in forma di artificio, familiare e insieme estraneo: una superficie sulla quale si sono depositate le aspettative degli altri. L’operazione apre una riflessione sulla sessualizzazione online e sulla possibilità di riappropriarsi della propria immagine, ma il ritorno di quel volto ha un che di ambiguo. L’infanzia, già esposta allo sguardo altrui, rischia di diventare macabra spettacolarizzazione prima ancora di poterne comprendere le regole. E il digitale, che promette di conservare tutto, non distingue tra memoria e possesso.
Anche quando la mostra si addentra nelle testimonianze delle coppie queer a Singapore (What’s softest in the world rushes and runs over what’s hardest in the world), il desiderio di genitorialità e la ricerca di famiglie non normative vengono restituiti dentro un’estetica pulita, controllata, che mantiene chi guarda sempre a un passo di distanza dalla materia viva.
La vulnerabilità viene mostrata, ma raramente sembra poter perdere il controllo della propria rappresentazione.

Forse è questo il paradosso dell’epoca in cui ci muoviamo: non siamo mai stati così visibili e così poco padroni di ciò che mostriamo. Ci fotografiamo per ricordare di essere e poi affidiamo alle immagini il compito di dimostrarlo.
Charmaine Poh mette in mostra questioni cruciali del contemporaneo – la cura, la memoria, il corpo virtuale, la resistenza – con una distanza calcolata, quasi un’esitazione a lasciarsi andare del tutto. Ne usciamo con addosso una sensazione strana, fastidiosa come quella pioggerella invisibile che sembra non bagnare niente e invece ci si appiccica ai vestiti fino a raggiungere la pelle. Quell’umidità fredda e persistente che non ci travolge con il temporale, ma ci resta attaccata addosso. Un po’ come certe frasi tradotte male che continuiamo a ripeterci in testa senza sapere bene cosa vogliano dire.
Deutsche Bank “Artist of the Year”
Charmaine Poh. Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take
18 settembre – 1 novembre 2026
MUDEC – Museo delle Culture
Via Tortona 56, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30
Ingresso libero. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Info: +39 02 54917
www.mudec.it



