BAW2026, Regard(en)! Regreen! Regrow! BAW26 SPECIAL PROJECT, Gocce. Memoria, casa e scioglimento, Federico Seppi, Monumento alla Vittoria. Foto © by Fanni Fazekas

BAW 2026: tangenze connettive tra attivismo e processi condivisi

BOLZANO | sedi varie | IL REPORT

di LIVIA SAVORELLI

Come ogni edizione, anche quella 2026 di BAW – Bolzano Art Weeks (sviluppatasi dal 25 settembre al 4 ottobre) ha manifestato l’intensità della sua proposta tematica – esplorare, attraverso la pratica artistica,  nuove prospettive di sguardo, interazione e sviluppo del nostro “essere nel mondo”, mossi da semplici ed efficaci parole Regard(en)! Regreen! Regrow! – e il suo importante ruolo di catalizzatore e amplificatore delle iniziative, originate da sensibilità affini e dalla medesima vocazione, quel “(ri)generare, (ri)forestare, (ri)naturare quegli spazi eco-socio-culturali non commerciali per una comunità biodiversa di cui le città hanno tanto bisogno e in cui è concesso “esistere” senza consumare”.
Per entrare al meglio nello spirito di BAW occorre essere mossi da una grande curiosità e da uno spirito di scoperta, avventurandosi per il ricco palinsesto di ogni edizione tra eventi prodotti e altri che, inseriti nel programma generale, ne risultano valorizzati. Dal centro ai quartieri meno conosciuti, dai luoghi più remoti ai monumenti della città, si innalza la voglia di rigenerare mente e corpo nell’incontro con la Natura: dalla performance del collettivo lirico “Wilde Stille”, nel parco del Monumento alla Vittoria, con una componimento corale che porta la dimensione del bosco in città, fino all’installazione Chiacchierata Notturna di AliPaloma (BAW26 Winner), a Palais Campofranco, che invita a concepire la città di Bolzano come un habitat al cui interno gli umani interagiscono con comunità più-che-umane; dalla performance Flora è contrariata di Nadia Tamanini in cui l’artista “dà voce e corpo a Flora, figura della natura e della primavera, qui oltraggiata, offesa ma resistente” a The Monument of Unmaking: a practice of relearning di Francesco Feltri in cui “recuperare la consapevolezza della propria corporeità diventa un gesto politico e necessario per immaginare forme più sostenibili di convivenza”.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, Poetry Performance_Wilde Stille, Parco Monumento alla Vittoria. Foto © by Fanni Fazekas

La mia ricognizione vuole partire dallo sguardo di giovani uomini e donne riunite in Diplorama!, mostra dei diplomi di laurea degli/delle studenti/tesse della facoltà di design e arti di Bolzano (BA in Arte, in Design e MA in Eco- social). La mostra dal titolo Assume Nothing – suddivisa in due sedi (la Facoltà di Design e Arte, unibz e la Galleria Civica) e curata da Giulia Cordin, Eva Leitolf, Davide Tommaso Ferrando, Roberto Gigliotti & Aart van Bezoijen in collaborazione con due guest curators Zasha Colah & Chiara Siravo – parte da un assunto fondamentale: in un mondo instabile che non si comprende, la mancanza non è spazio da colmare ma condizione germinativa di nuove modalità di fare, pensare, costruire. Nulla è predefinito ma può essere soggetto a trasformazioni. Animati da una ricerca solida a livello intellettuale, che si affianca ad opere intense, strutturate e di qualità a livello visivo e formale, la mia visita coglie alcuni elementi ricorrenti: la tensione tra vulnerabilità e resilienza, il desiderio di cura e riparazione e la consapevolezza di ciò che non può essere facilmente portato a nuova luce, la percezione del fallimento ma anche il voler sovvertire le regole attraverso cui il mondo è stato interpretato a favore di nuove strade che richiedano negoziazione ed adattamento.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, BAW26 SPECIAL EVENT, Diplorama UNIBZ! Assume Nothing – Opening_Exhibition (opera di Alessia Farinola). Foto © by Fanni Fazekas

Nella pratica di Annalisa Conti, il fallimento prende la forma di esperienza interiorizzata mentre, nelle fotografie di Emma Hauser ispirate all’industria del riciclo tessile di Prato, si percepisce il timore di non riuscire ad opporre a questa sovrapproduzione il tentativo di riparare e di invertire un ciclo destinato a travolgere. Strategie per immaginare nuove vie di uscita, nuove strade per una riparazione non più rimandabile, indagano la funzione del design in relazione alla crisi climatica e alla distruzione di interi ecosistemi, come nel progetto di Alessia Farinola che si domanda come sia possibile limitare gli effetti della tecnologia e come il design possa essere capace di mitigarli e ricercare nuove soluzioni, basate sulla coesistenza e sulla vulnerabilità dei mondi umani e “più-che-umani”.
L’assunzione nella vita quotidiana dei meccanismi economici del neoliberismo porta alla individuazione di “un sé ottimizzato”, ovvero al concepire il proprio essere solo in funzione della dinamica della competizione e del successo, della prestazione ottimale e del conseguente consenso sociale derivante. Benedikt Weiss presenta un’efficace installazione di trofei d’argento in cui mette in scena l’irrisolto problema strutturale del riconoscimento, in cui l’oggetto stesso è sintomo e la collezione una necessità conseguente al desiderio di riconoscimento.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, BAW26 SPECIAL EVENT, Diplorama UNIBZ! Assume Nothing – Opening, Exhibition, unibz (opera di Benedikt Weiss). Foto © by Fanni Fazekas

BAW è altresì molto attenta nell’intercettare ed amplificare attraverso la pratica artistica i processi di risignificazione di un territorio, permettendo di rileggere la storia non solo rifuggendo dalle narrazioni dominanti ma rimettendole in discussione dando vita a nuove storie condivise. È questo che è accaduto con il progetto Gocce. Memoria, casa e scioglimento di Federico Seppi, curato da lasecondaluna, che tra le altre sedi, si è confrontato con l’imponenza e il peso storico del Monumento alla Vittoria di Bolzano (monumentale complesso marmoreo celebrativo della vittoria italiana nella prima guerra mondiale sull’Austria-Ungheria, progettato dall’architetto Marcello Piacentini e costruito tra il 1926 e il 1928). Le gocce, realizzate in abete rosso rivestito di metallo, spesso rame, lasciato ad ossidarsi nel tempo, sono simbolo di trasformazione e raccontano di un processo continuo che vede la materia trasformarsi in base all’ambiente. Un’opera mutevole, che invoca il tempo della trasformazione, che origina nel dolore ma lo lava via generando nuovi sguardi e nuovi spiragli di senso.

BAW2026_Regard(en)! Regreen! Regrow! BAW26 SPECIAL PROJECT, Gocce. Memoria, casa e scioglimento – Federico Seppi, Monumento alla Vittoria. Foto © by Fanni Fazekas

Martina Melilli con ComeSe (2026) presenta, al Cubo Garutti e attraverso due campagne di affissione cittadina, un delicato progetto dedicato a persone in ritiro sociale (in collaborazione con La Strada). Una riflessione sul meccanismo imperante dell’esposizione costante del sé e del presenzialismo indotto come caratteristica primaria del nostro “essere sociale”. Attraverso un rispettoso dialogo fondato su una relazione indiretta con questi giovani che hanno scelto di vivere ritirati, l’artista ha realizzato dei manifesti attraverso i quali le persone si manifestano attraverso disegni frutto delle loro visioni e la parola, ridotta a caratteri molto piccoli, arriva solo a chi fa lo sforzo di avvicinarsi e, idealmente, di entrare nel loro mondo.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, Piccolo Museion Cubo Garutti, Martina Melilli, ComeSe. Foto © by Fanni Fazekas

La Melilli è stata inoltre protagonista, insieme all’artista Alyona Larionova, di un progetto partecipativo dal titolo Did you water your plants? (tra i progetti vincitori BAW 2026) che si è tenuto nello Schullian Bistro & Flowers, un luogo magico trasformato per l’occasione in giardino performativo in cui riflettere su come le narrazioni del presente riguardanti le piante e la maternità siano state ridotte a categorie e quindi svuotate del loro significato ancestrale. Un esempio su tutti. In ogni cultura, le piante avevano diverse funzioni: curative, legate alle tradizioni e ai cerimoniali e ad importanti scopi a livello pratico. Ad esempio una pianta tintoria, come la Coreopsis tinctoria, ha una storia longeva: la sua radice veniva utilizzata dai Navajo come panacea; l’intera pianta veniva impiegata per preparare una lozione usata durante i canti cerimoniali mentre un’infusione a freddo della pianta essiccata, addizionata con sale, veniva assunta per trattare le infezioni fulminanti; le donne zuki, inoltre, bevevano un’infusione fredda della pianta, senza radici, quando desideravano concepire una bambina.
Nel ricordare le antiche proprietà delle piante e le credenze ad esse associate, che venivano tramandate di generazione in generazione, e attraverso gesti di cura, condivisione e dialogo, la parola e i semi di diverse piante sono diventati tessuto connettivo, raccolto su fogli di una carta artigianale contenente semi, per generare nuove narrazioni, che seminate nella terra germoglieranno e sbocceranno nella luce della condivisione.

 

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, BAW26 WINNER, Did you water your plants, Martina Melilli – Alyona Larionova, Schullian Bistro Flowers. Foto © by Fanni Fazekas

I semi, la cura dedicata alla propria terra e ai suoi frutti, sono al centro del toccante progetto di Anna Tudos & Ágnes Erőss, My life is compiled of these little acts – Garden Stories From Transcarpathia, Ukraine, ospitato negli spazi esterni del NOI Techpark, partito da un luogo di analisi e ricerca molto particolare: un villaggio di circa 500 abitanti (di lingua sia ucraina sia ungherese) situato in Transcarpazia (regione ucraina situata tra la fertile pianura ungherese e le aspre catene dei Carpazi). Qui la terra che circonda le abitazioni è un bene essenziale per il sostentamento delle famiglie e degli animali e per fornire alimenti per l’inverno. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, un gran numero di residenti ha abbandonato il villaggio, oggi abitato prevalentemente da donne, bambini e uomini anziani esenti dal servizio militare.

BAW2026_Regard(en)! Regreen! Regrow!, BAW26 WINNER, My life is compiled of these little acts – Garden Stories From Transcarpathia, Ukraine, Anna Tudos & Ágnes Erőss. Foto © by Fanni Fazekas

Il giardino e l’orto diventano quindi luoghi di cura gestiti dalle donne ma anche luoghi di libertà, nonostante tutto – nonostante la guerra, le famiglie divise, nonostante l’incertezza di ogni giorno – spazi che rappresentano la continuità con la propria terra  e le proprie radici, la cui crescita è pur sempre la continuazione della vita. Piccoli gesti quotidiani, veri e propri atti resilienti, raccolti in appunti e materiali visivi sono i racconti che prendono vita tra le aiuole del NOI Techpark. La cura per i frutti della terra, la loro importanza per il nutrimento dei familiari nei mesi invernali, è garantita dall’utilizzo della fermentazione, tecnica alla quale siamo stati introdotti in un interessante laboratorio, consistente nella preparazione di pomodori fermentati, all’ICOFF, Centro internazionale sulle fermentazioni degli alimenti.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, BAW26 WINNER, My life is compiled of these little acts – Garden Stories From Transcarpathia_Ukraine, Anna Tudos_Ágnes Erőss. Foto © by Fanni Fazekas

Un altro percorso che permette un salto nella storia della città di Bolzano è quello che ci porta in uno dei pochi esemplari di case “semirurali” ancora esistenti, nella zona ovest della città, nel Quartiere Don Bosco. Luoghi della memoria della città, che ne vide la costruzione alla fine degli anni Trenta e la loro demolizione a partire dagli anni Ottanta per portare avanti la costruzione di nuove aree urbane con una maggiore densità abitativa. Le case, generalmente bifamiliari, erano attorniate da orti o giardini di comunità per garantire un’economia di sussistenza. Al margine del quartiere operaio, sorgeva il Lager nazista di transito di Bolzano entrato in funzione dall’estate 1944 fino al maggio 1945, del quale rimane oggi il muro di cinta.
Le caratteristiche di comunione e di condivisione di questo quartiere continuano nell’oggi sotto forme diverse. E anche qui è proprio l’orto il centro nevralgico da cui tutto origina: un orto urbano comunitario gestito  dall’associazione Donne Nissà Frauen APS che ha lo scopo di favorire l’integrazione sociale, l’intercultura e l’inserimento socio-lavorativo di donne immigrate e residenti del quartiere attraverso la coltivazione biologica condivisa, lo scambio di saperi tra diverse culture, e creando spazi di socializzazione per le famiglie e i bambini.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, Casa Semirurale, Open Day. Foto © by Fanni Fazekas

In questo luogo si è tenuto uno degli eventi conclusivi del palinsesto di BAW 2026, la performance U. – Tenere una cosa viva di Cleo Fariselli (declinazione site-specific di una performance attiva dal 2012), anch’essa tra i BAW26 winner. Un momento dedicato all’attenzione, al tatto, attraverso il contatto con oggetti passati di mano in mano tra i partecipanti disposti in centro. Nell’epoca dell’immaterialità, la performance porta i partecipanti ad interagire con un oggetto che ha una storia, che evoca dei ricordi, facendolo diventare il soggetto di una narrazione condivisa tutta da costruire, l’azione determina il prendere delle posizioni e ad essere assolutamente presente nel “qui e ora” di un tempo e un luogo. Un piccolo impegno personale in un luogo che celebra l’impegno condiviso, la cura e la relazione.

BAW 2026, Regard(en)! Regreen! Regrow!, BAW26 WINNER_U. – Tenere una cosa viva di Cleo Fariselli, Participatory Performance, Orto Semirurale. Foto © by Fanni Fazekas

Info: www.bolzanoartweeks.com

Condividi su...