ROMA | z2o Project | 1 ottobre – 22 novembre 2026
di GABRIELE SALVATERRA
Un iperrealismo del niente. È da questa felice espressione del curatore Saverio Verini che si possono prendere le mosse per parlare del debutto romano di Luca Moscariello (San Giovanni in Persiceto, BO, 1980), esposto con un progetto appositamente pensato per le sale della project room della galleria z2o di Sara Zanin. Una pittura che per certi versi risuona su vibrazioni diverse rispetto a quanto si percepisce nella capitale, come anche distante da stilemi oggi più in voga, fatti di abbondanza materica, figurazione espressionista e alcuni estremi di voluto bad painting.

La grammatica di Moscariello sembra avere un gradiente più nordico e concettuale, sicuramente più freddo – cool, nell’accezione di distaccato e controllato – non senza una generosa dose di consapevole e tautologica ironia, quella stessa alla base degli inciampi visivi e dei trucchi messi a punto dalla pittura fiamminga del Seicento. Trompe-l’œil – ingannare l’occhio – come se in questa operazione non ci fosse niente di più di un banale stratagemma di intrattenimento, ma non è per nulla così.
Moscariello arriva a questo bilancio espositivo dopo un biennio in cui le sue forme hanno subito mutamenti e si sono evolute. Dalla sottile inclinazione di piani, leggermente aggettanti o retrocedenti, alla creazione di andamenti lineari su finti fondali lignei, alternati da piccoli tabernacoli sprofondanti, nei quali – per entrambi i casi – è un’ombra del quasi, appena accennata, a determinare la spazialità illusoria dell’immagine.

Ogni opera rimane una sorta di elogio dell’inutilità, sviluppo di quella parte gratuita della ricerca estetica per nulla asservita alle necessità dei temi e degli argomenti, ma incentrata sul proprio specifico, in particolare quello della mimesis, da sempre centro significativo e caratteristico di ogni esperienza pittorica autentica, sia concreta che ingannevole. Il fraintendimento visivo, in questo caso, è volto a sperimentare quello spazio inesistente che si costruisce nello spessore di qualche manciata di centimetri tra il livello immaginato e quello reale del piano di supporto. Accennate mensolature e convincenti ombre dipinte sono gli agenti provocatori di un mondo autonomamente non-referenziale ma anche fiabesco, sul quale si stagliano ideogrammi sghembi, linearismi reticenti, mappature di stanze mai costruite che appaiono stabili nella loro costante e paradossale condizione sul punto di cadere.
Quasi ombra, opera di quest’anno, la cosiddetta title track dell’esposizione, costituisce un apice forse difficilmente replicabile con le sue sporcature e sbavature tachiste, unite a una giustificazione figurale affatto credibile, nel portare avanti un discorso nel quale i criteri di rappresentativo e astratto non solo sembrano perdere la propria bussola, ma arrivano quasi a non avere più alcun significato.

È una ricerca che, nella sua mancanza di appigli percettivi stabili, risulta perfino confortante, se paragonata agli abissi a cui gli automatismi del contemporaneo ci stanno abituando. Afferma infatti il curatore: “Non c’è Intelligenza Artificiale che tenga: la capacità di simulare la realtà, a tal punto da ingannare l’occhio, è considerata ancora oggi una delle proprietà magiche della pittura e senz’altro Moscariello dimostra una certa disinvoltura in questo campo”.
L’autore, “demiurgo stranito” o great pretender (grande simulatore), per mezzo di uno stile che difficilmente trova corrispettivi nella ricerca odierna, con questa mostra svela di nuovo un paradosso antico, fondamentale nella nostra percezione del reale: tanto più crollano le nostre certezze su quanto vediamo, tanto più il contatto con la carne del mondo si fa più autentico e veritiero.

Luca Moscariello. Quasi ombra
con un testo di Saverio Verini
1 ottobre – 22 novembre 2026
z2o Project
Via Baccio Pontelli 16, Roma
Orari: dal giovedì al sabato h. 12.00 – 19.00
Info: +39 06 80073146
info@z2ogalleria.it
www.z2ogalleria.it



