Veduta dello studio di Alice Padovani

#TheVisit. Alice Padovani: fissare l’attimo con un chiodino

MODENA ǀ NELLO STUDIO DI ALICE PADOVANI

di MATTIA LAPPERIER

Lo studio nasce, cresce e si sviluppa di pari passo con l’artista. Ne riflette la personalità nel modo più autentico. È testimone silenzioso delle sperimentazioni più ardite, del perfezionamento di tecniche affinate negli anni e custodite gelosamente. È anche il luogo delle infinite prove, delle notti insonni, delle cocenti insoddisfazioni, che tuttavia possono sfociare talvolta in successi inaspettati. #TheVisit ha lo scopo di aprire le porte a tali realtà per loro stessa natura poco accessibili, con il proposito di far luce sulla peculiare relazione che lega l’artista allo studio.

In seguito a una prima esperienza di casa-studio e un periodo durato appena pochi mesi trascorso in un’ex banca, dal 2021 Alice Padovani si è stabilita nello spazio attuale: un capannone antico, dal soffitto molto alto, ricoperto da travi lignee. Tale luogo, nel corso del XIX secolo, fungeva da ricovero per il bestiame, come peraltro ancora testimoniano le anelle alle pareti.

Prima di addentrarci in studio, vale la pena di spendere qualche parola a proposito del contesto in cui è inserito. Esso affaccia su un cortile interno, che lo isola dal tessuto urbano. Nelle immediate vicinanze, attorno allo stesso cortile, ci sono molte botteghe di artigianato artistico: fabbri, falegnami, corniciai, tornitori, persino un’officina che restaura automobili d’epoca. Nel loro complesso, tali attività hanno dato vita a una comunità vivace e coesa, aperta a collaborazioni reciproche. Padovani stessa si avvale della presenza di tali maestranze, con le quali è solita scambiare idee e opinioni, oltre a frequenti consulti tecnici sul trattamento di materiali particolari o il reperimento di materie di risulta, utili al suo lavoro.

Veduta dello studio di Alice Padovani

Varcata la soglia, lo studio si presenta come uno spazio estremamente versatile, ampio ed articolato, che ben si adatta a una ricerca come quella dell’artista; in perenne fermento, non ancorata a un singolo medium, capace anzi di spaziare da un linguaggio all’altro, con grande libertà. A tale libertà ideativa e di metodo, fa eco quella esecutiva. Lo studio non segue infatti la rigida scansione del cronometro. È un luogo di veglia e di ossessione, in perenne attività, dove Padovani si muove con un approccio intuitivo, prediligendo il silenzio delle ore notturne, quando le distrazioni vengono meno e il dialogo con la materia si fa più serrato. La sua formazione multidisciplinare riverbera tanto nella ricerca artistica quanto nell’approccio allo spazio: la presenza di un pianoforte tra i materiali di lavoro non è un vezzo, ma il simbolo di una disciplina compositiva che informa tanto le installazioni quanto le performance. Il teatro, vissuto come regista e attrice, le ha lasciato in dote la capacità di orchestrare lo spazio, rendendo ogni opera un dispositivo scenico in cui l’osservatore è chiamato a partecipare a un rito di svelamento.

Alice Padovani, 5.824 | Cosmogonia del divenire, 2025, tecnica mista in teca: coleotteri , farfalle, cartellini, spilli di ottone smaltato, 220x130x15 cm, collezione privata

Tra le sculture, gli assemblaggi e i molti dipinti, colpiscono lo sguardo alcune teche entomologiche ricolme di piccoli e preziosi oggetti d’affezione, come, tra gli altri, l’orologio della nonna. Quelle che Padovani chiama Collezioni di una gazza ladra rivelano molto del suo approccio. Non solo un bisogno collezionistico; non semplicemente un riferimento al volatile che, attirato dal luccichio di oggetti metallici scambiati per prede, diviene collezionista inconsapevole. A guidare la realizzazione di tali lavori è una recondita urgenza di congelare nel “qui e ora” oggetti e ossessioni. Lo stesso atto di fissarli con un chiodino, gesto violento e allo stesso tempo necessario, comunica tanto l’intento classificatorio, quanto la ferma volontà di strappare tali inestimabili reliquie dall’oblio della morte, eternandole. La teca – dispositivo conservativo derivante dalla professione del padre entomologo – si fa pertanto strumento per cristallizzare il momento, per fermare il processo di corruzione e trasformare l’orrore della fine in una forma di bellezza assoluta e persistente.

Particolare dello studio di Alice Padovani

Opere come quelle appena menzionate, così come i molti disegni che ritraggono dettagli di animali estinti o le stesse collezioni di insetti e fossili, che fungono da materie prime per altrettante sculture, rievocano quel celebre

“Fermati attimo, sei bellissimo!”

esclamato dal protagonista del Faust di Goethe e divenuto per Padovani una sorta di mantra. Altro fondamentale riferimento, in particolare per i disegni di animali estinti, è poi quel formidabile compendio zoologico qual è il Liber Monstrorum, che da secoli non cessa di suggestionare artisti, a partire dall’ignoto Maestro delle Metope, che nel corso del XII secolo realizzò i magnifici rilievi del Duomo di Modena. Così come Dürer disegnò e incise il suo rinoceronte corazzato, Padovani ricostruisce una fauna dell’impossibile, dando corpo a ciò che l’uomo ha cancellato o non ha mai visto, attraverso un atto di riparazione storica e immaginifica.

Alice Padovani, Senza titolo | Serie Innesti, 2025, tecnica mista: scheletro di corallo bryozoa, spillo di ottone smaltato, bozzolo di coleottero, dente da latte umano, 17x13x15 cm, collezione privata

Tra curiosità scientifiche, intenti classificatori e slanci poetici, Alice Padovani articola un linguaggio artistico che pone al suo centro il concetto di metamorfosi. Lei stessa, transitando dalla filosofia al pianoforte, al teatro, per approdare infine alle arti figurative che fagocitano tutte le esperienze vissute, testimonia tale endemico bisogno di mutamento. Ogni angolo del suo studio comunica tale atavica esigenza. Mensole e ripiani ospitano una costellazione di naturalia: pelli di serpente, esuvie di tarantola, uova, piume, denti e resti ossei. Disposti con una cura che trascende la classificazione scientifica per approdare alla natura morta, questi frammenti organici attendono una seconda vita.

Un nucleo centrale della sua ricerca attuale è l’indagine sul mondo ctonio, su ciò che avviene nel buio delle viscere terrestri. Per Padovani il sottosuolo è un ecosistema di intelligenza suprema: miceli, rizomi e radici costituiscono una rete di comunicazione invisibile e grandiosa che sostiene la realtà macroscopica. Questa fascinazione per l’interconnessione si traduce visivamente nella serie degli Innesti, dove il concetto di metamorfosi diventa palpabile attraverso l’ibridazione di forme diverse, suggerendo che la vita non finisce, ma muta costantemente pelle.

Alice Padovani, Cantico dell’assenza, 2025, tecnica mista su tronchi di ulivi secolari morti, installazione di land art presso il Bosco della Fondazione Le costantine, Casamassella, dimensioni ambientali, collezione privata

Tale tensione verso l’eterno trova la sua massima espressione nei lavori monumentali che, nel loro complesso, danno vita a un “bosco diffuso”. Grandi tronchi di alberi secolari – un cedro, un leccio, un fico strangolatore e due ulivi – vengono recuperati dall’artista e nobilitati attraverso l’uso dell’oro. Il metallo prezioso, steso sul legno morto, agisce come un sudario regale, una protezione contro la decomposizione che innalza e trascende la materia. Un parallelo affascinante si crea con le opere rivestite da cetonie, insetti che Padovani stessa alleva e i cui resti, una volta concluso il ciclo vitale, diventano materia prima. Sebbene siano organismi decompositori, il loro carapace iridescente riveste gli oggetti come una corazza preziosa, rendendo poetico il disfacimento di un corpo e ribaltando così la percezione di repulsione in meraviglia.

In questo studio, tra il rigore della teca e la libertà del segno, Alice Padovani non si limita a esporre oggetti: mette in scena la resistenza della materia contro il nulla, celebrando quella metamorfosi incessante che lega le radici alle stelle.

Ritratto di Alice Padovani, ph. Federica Bottoli

Laureata in Filosofia e in Arti visive Alice Padovani, dopo aver lavorato per diversi anni nell’ambito del teatro contemporaneo, sviluppa il proprio percorso di artista visiva che la porta a esporre in mostre personali, collettive, fiere d’arte e a ricevere numerosi premi e riconoscimenti a carattere nazionale e internazionale. I suoi lavori fanno parte di alcune importanti collezioni in Italia e all’estero, private e pubbliche. Attraversando differenti tecniche, materiali e linguaggi espressivi e con uno spirito classificatorio simile a quello neo-settecentesco Padovani unisce alla spontaneità dell’impulso creativo il rigore del metodo scientifico. Passando attraverso installazioni, scultura, disegni e performance nelle sue opere propone frammenti di una natura decontestualizzata e crea collezioni che sono, al contempo, cumuli e tracce, dove la memorie si fondono.

alicepadovani.com

 

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