Gregorio Botta, Grecale, 2019, tecnica mista, misure variabili, Chiesa di Santa Marta, Bellano (LC) Photo Carlo Borlenghi

Resti di devozione. A Bellano un pellegrinaggio quasi laico

BELLANO (LC) | Sedi varie| Fino al 13 settembre 2026

di ELEONORA BIANCHI

Cosa resta della devozione quando viene meno la fede?
In un’epoca che consuma bulimicamente le immagini alla velocità di uno scroll verticale, DEVOTA. Arte e sacro, territorio e comunità impone un’altra misura. Chiede tempo, attenzione, persino un’esplicita disponibilità a una certa fatica. Per visitare DEVOTA bisogna camminare, attraversare Bellano, uscire da una chiesa per raggiungerne un’altra, risalire strade, fermarsi in un santuario, ripartire. È un percorso che si costruisce per tappe, soste e deviazioni. Il visitatore, quasi senza accorgersene, assume la postura del pellegrino.

Chiara Lecca, Blue Still Life, 2026, tassidermia, sterco, PVC, metallo, colorante blu, 16 elementi 45x50x50 cm circa, Courtesy l’artista e Galleria Fumagalli, Milano, Museo Giancarlo Vitali, Bellano (LC) Photo Carlo Borlenghi

È il primo gesto richiesto dalla mostra. Non c’è una meta esatta da raggiungere, non c’è una rivelazione mistica ad attenderci alla fine del percorso, quello che invece è ben presente sono tracce, oggetti, presenza intermittenti. Curato da Chiara Gatti, a partire da un’idea di Velasco Vitali, il progetto è disseminato tra chiese, oratori, santuari e spazi espositivi del territorio e prende avvio da una domanda che non viene mai formulata apertamente ma che attraversa ogni tappa del percorso: cosa resta della devozione quando viene meno la fede?
La risposta, naturalmente, non passa dalla religione, piuttosto, dai suoi gesti. L’ex voto, il reliquiario, il sudario, la tavola eucaristica riemergono lungo il percorso come forme che sono sopravvissute al proprio tempo, che hanno perduto la stabilità del loro significato originario, ma non la loro forza di simboli. Conservano, forse meglio custodiscono, una memoria, un desiderio, una perdita o un’attesa. La mostra trova la sua strada proprio in questo interstizio un po’ ambiguo: dove il Sacro non coincide più con il credo, ma con la relazione, con il territorio e i suoi luoghi, la comunità, gli oggetti apotropaici, i morti, la memoria. Più che un atto di fede è una pratica di attenzione a quello che siamo, che siamo stati e perché no, che saremo.

Daniela Novello, Convivio, 2018, tufo, 38x17x18 cm, 2 elementi, Chiesa di Sant’Andrea, Bonzeno, Bellano (LC) Photo Carlo Borlenghi

Il pellegrinaggio prende il via dalla materia. Da quello che il Sacro l’ha sempre reso tangibile. Argilla, pane, cera, tessuto, pelle, pietra, oro. Materiali che già di per sé parlano di transustanziazione e che diventano una grammatica comune, un linguaggio che trascende i secoli pur mantenendo intatta la sua capacità espressiva. La trasformazione e l’incarnazione si eleggono a leggi interne della mostra, tutto si ricompone e incontra una nuova vita. Quello che era corpo diventa traccia, la materia viva diventa reliquia, l’immagine diventa simulacro.
Il corpo stesso si presenta raramente nella sua forma diretta, compare come ombra, eco, impronta, come assenza attiva lasciata appena intuire, che si misura nella sua sottrazione. La reliquia, allora, è forma che continua a prodursi, tutte le opere del percorso appaiono in uno stato postumo, resti di un evento mai mostrato, sopravvissuti a una scena che non possiamo vedere.

Cinzia Fiorese, Carpaccio – Annunciazione, 2025, tempera, oro, grafite su tavola, 41×53 сm, Chiesa di Sant’Andrea, Bonzeno, Bellano (LC) Photo Carlo Borlenghi

A ogni tappa cala il rumore del visibile, la materia si disfa, mano a mano più porosa, a rivelare un’instabilità che assomiglia a quanto, per convenzione, chiameremo Sacro. DEVOTA insiste su questa soglia senza la pretesa di definirla, Bellano è la sua estensione fisica, non il contenitore del progetto, gli spostamenti servono, più che a collegare le opere tra loro, a farle esistere nel tempo del movimento. È un pellegrinaggio che procede per una sorta di dispersione controllata in cui si costruisce una diversa forma di coerenza, saldamente fondata sulla continuità del gesto e dell’intenzione.

Mirco Marchelli, Di Luce Naturale e Serenata, 2023, ceramica, legno, foglia oro, 40x34x6 cm e 35x24x5 cm, Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Bellano (LC) Photo Carlo Borlenghi

E alla fine,  dopo materiali, corpi, reliquie e immagini instabili, resta un’atmosfera di quelle difficili da fissare, non esiste una risposta univoca alla domanda che ci poniamo dall’inizio, però forse abbiamo scoperto una variazione: la devozione non come fede, ma come postura, come modo di stare dentro le cose senza esaurirle. Rimangono i gesti, i passaggi, gli oggetti che tengono dentro qualcosa, una mostra che si chiude, non nel significato, ma nel pellegrinaggio. È adesso che la devozione trova un’anima differente: non tanto nel credere, quanto nel rimanere. Nella durata dell’attenzione, della cura, anche quando non porta da nessuna parte.

DEVOTA. Arte e sacro, territorio e comunità
a cura di Chiara Gatti
da una idea di Velasco Vitali
nell’ambito di Bellano Arte Cultura

Opere di: Lucio Fontana, Alessandro Biggio, Gregorio Botta, Giammarco Cugusi, Cinzia Fiorese, Chiara Lecca, Mirco Marchelli, Daniela Novello, Matteo Pizzolante, Paolo Ventura

16 maggio – 13 settembre

San Nicolao Arte Contemporanea, Bellano
Museo Giancarlo Vitali, Bellano
Chiesa di Santa Marta, Bellano
Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Bellano
Chiesa di San Rocco, Bellano
Chiesa di Sant’Andrea, Bonzeno
Santuario della Madonna delle Lacrime, Lezzeno

Info: www.bacbellano.eu

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