The Ladin Entanglement – Trienala Ladina 2026, veduta della mostra, Museum Ladin Ciastel de Tor, San Martino in Badia (BZ) Foto Manuel Glira

Dove finisce la connessione: la responsabilità dell’intreccio

SAN MARTINO IN BADIA (BZ)  | MUSLA – Museum Ladin Ciastel de Tor | Fino al 27 settembre 2026

di ELEONORA BIANCHI

Cosa tiene insieme una comunità nell’epoca della connessione permanente? Domanda non esattamente modesta, specie in un presente in cui siamo connessi a chiunque, continuamente, eppure sembriamo aver sviluppato una certa allergia al concetto di relazione. The Ladin Entanglement, la mostra della Trienala Ladina 2026 al Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia, prova a rispondere partendo da un territorio in cui la comunità sa essere ancora pratica concreta. E lo fa attraverso la musica, il paesaggio e una nozione di identità che ha ben poco a che vedere con il folklore da cartolina.

The Ladin Entanglement – Trienala Ladina 2026, veduta della mostra, Museum Ladin Ciastel de Tor, San Martino in Badia (BZ) Foto Manuel Glira

Il titolo, intanto, mette le mani avanti. Entanglement è il termine con cui la meccanica quantistica indica quello stato di interconnessione per cui due particelle continuano a influenzarsi reciprocamente indipendentemente dalla distanza che le separa. Andrea Lerda, curatore della mostra, trasferisce il concetto dalla fisica alle valli ladine: gli individui come particelle, la comunità come sistema di reciproca risonanza. Metafora ambiziosa, forse persino un po’ sfacciata, ma che funziona proprio perché permette di leggere l’identità non come qualcosa che si conserva sotto vetro, bensì come ricchezza che esiste soltanto nella relazione.

The Ladin Entanglement – Trienala Ladina 2026, veduta della mostra, Museum Ladin Ciastel de Tor, San Martino in Badia (BZ) Foto Manuel Glira

Statement che trova la sua coniugazione più forte nella musica, adottata qui come esemplare modello di convivenza: cantare insieme significa ascoltare, accordarsi, modificare la propria voce in funzione di quella degli altri. Suonare insieme significa accettare che nessuno strumento sia davvero autosufficiente. In altre parole, significa fare comunità. Quasi inevitabilmente, la pratica collettiva del suono assume una dimensione politica in un’epoca che spaccia l’individualismo come forma definitiva di libertà.
La mostra, giunta all’ottava edizione della Trienala Ladina, evita così il rischio più prevedibile quando si parla di identità territoriale: trasformare la tradizione in una vetrina di se stessa. La cultura Ladina non è mai pedissequamente illustrata nei lavori, che anzi la prendono a punto di partenza per interrogarne trasformazioni, memorie e forme di appartenenza.
In SPLASH, Isabell Pitscheider sovrappone vento, canto corale, filastrocche e rumori contemporanei, facendo del paesaggio acustico il luogo di una trasformazione identitaria. Tobias Tavella trasforma invece una carriola in uno strumento interattivo capace di intercettare frequenze ambientali, mentre Partitura del continuo di Barbara Tavella costruisce, attraverso una grande membrana sospesa, l’immagine di un organismo in continua metamorfosi. Ernestina Abbühl affida a una moltitudine di ciotole di cartone la costruzione di un paesaggio che è insieme materia, memoria e partitura.

The Ladin Entanglement – Trienala Ladina 2026, veduta della mostra, Museum Ladin Ciastel de Tor, San Martino in Badia (BZ) Foto Manuel Glira

Più esplicito il rapporto fra comunità e territorio raccontato in Quando gli uccelli cantano di Fabian Feichter e Youlee Ku, dove le antiche viles ladine e i suoni naturali riportano al centro una dimensione fondata sulla prossimità e sulla cura. È nel rapporto con il paesaggio che l’entanglement trova la sua formulazione più interessante: il progetto speciale di plurale trasforma i profili del Sasso di Santa Croce, del Sasso Putia e del Gruppo del Sella in onde sonore e anche le montagne diventano voce. Ugualmente le sculture di Arnold Holzknecht, insistono sulla stessa continuità fra umano e più-che-umano e sulla natura come strumento musicale.
Non c’è, tuttavia, nessuna tentazione di costruire l’ennesima favola sul buon vivere di montagna, come se bastassero un tetto in legno e una fisarmonica per risolvere la modernità. La relazione con il territorio viene piuttosto assunta come una forma di sensibilità: un modo diverso di percepire quel che ci circonda.
Il risultato complessivo è una mostra che parla di identità senza irrigidirla, di tradizione senza imbalsamarla e di comunità senza trasformarla in retorica spiccia. The Ladin Entanglement non ha nemmeno l’arroganza utopica di proporre la cultura ladina come modello da esportare, né pretende che la musica possieda qualche facoltà salvifica universale.

The Ladin Entanglement – Trienala Ladina 2026, veduta della mostra, Museum Ladin Ciastel de Tor, San Martino in Badia (BZ) Foto Manuel Glira

Perché forse la questione non è davvero se la musica possa salvare il mondo oppure no. È che, in un mondo ossessionato dalla connessione e sempre meno capace di stare in relazione, abbiamo finito per confondere le due cose. Essere connessi significa poter raggiungere chiunque in un istante; essere intrecciati significa sapere che ciò che facciamo modifica ciò che ci sta intorno. Che un legame esiste quando ciò che accade all’uno continua ad avere conseguenze sull’altro, che la relazione è esposizione reciproca. Forse significa anche capire che la distanza non è una misura sufficiente della vicinanza: si può essere a un messaggio di distanza e restare irrimediabilmente lontani, così come si può continuare a influenzarsi senza condividere più lo stesso spazio. La connessione, insomma, non garantisce la relazione. Per quella servono presenza, ascolto e, occasionalmente, la fatica di esserci davvero.
Essere intrecciati è accettare la responsabilità di lasciarsi coinvolgere, è non poter più fingere che quel che accade all’altro non ci riguardi.

The Ladin Entanglement – Trienala Ladina 2026
a cura di Andrea Lerda

Artisti: Isabell Pitscheider, Ernestina Abbühl, Barbara Tavella, Tobias Tavella, Youlee Ku & Fabian Feichter, Arnold Holzknecht, plurale

23 maggio – 27 settembre 2026

Museum Ladin Ciastel de Tor
Str. Tor 65, San Martino in Badia (BZ)

Orari: martedì-domenica 10.00-18.00; lunedì chiuso

Info: www.museumladin.it

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