BRESCIA | Museo di Santa Giulia | Fino al 4 aprile 2027
di ELEONORA BIANCHI
Quando si parla di Franca Ghitti c’è una parola che ritorna in maniera quasi ossessiva: memoria. Memoria della Valle Camonica, memoria del lavoro, dei segni, delle comunità, memoria degli antichi saperi e del fare. È, naturalmente, una parola esatta, ma è anche una parola che rischia di diventare una scorciatoia nella poetica di un’artista che è ben più delle sue reminiscenze.

La mostra monografica che il Museo di Santa Giulia le dedica, Franca Ghitti. Una storia di altri alfabeti, ha il compito di decentrare la memoria dalla ricerca dell’artista bresciana, o almeno, di suggerire che la sua poetica non si esaurisce in essa, non nel rassicurante e ben confinato senso che il sistema dell’arte italiano ama attribuire al termine.

La memoria, per Ghitti, non è una forma di sterile conservazione, è trasformazione, manipolazione, persino, per certi versi, tradimento. Quanto si evince dal percorso espositivo non è il tentativo di salvare un mondo scomparso dentro una teca, ma qualcosa di ben più ambizioso: è la costruzione di un linguaggio. Per anni la critica ha insistito – anche giustamente – sulla dimensione antropologica del suo lavoro. Le incisioni rupestri camune, i segni dei segantini, dei fabbri e dei mugnai costituiscono senza dubbio il grande repertorio iconografico e culturale da cui muove la ricerca di Franca Ghitti, eppure, osservando le opere in mostra, abbiamo l’impressione che tutto questo materiale venga trascinato altrove.

Chiodi, assi, mappe e segni non rimangono incastrati in se stessi, nella poetica del materiale, si fanno strutture. Il titolo della mostra, allora, è quasi ingannevole. Gli altri alfabeti evocati da Ghitti non funzionano nel senso tradizionale del termine, non trasmettono un messaggio, né decifrano un qualche contenuto criptato. Quanto interessa all’artista è quel momento in cui il segno si fa organizzazione dello spazio. Una tacca accanto a un’altra, un chiodo accanto a un altro, una scansione ritmica che si ripete fino a diventare sistema. È adesso che la lettura esclusivamente antropologica mostra i suoi limiti.

Perché se è vero che Franca Ghitti guarda costantemente alla cultura materiale della Valle Camonica, è altresì vero che la sua ricerca dialoga con alcune delle istanze più radicali del Novecento: la serialità, la ripetizione, la griglia, la riduzione del linguaggio a struttura elementare. Un linguaggio mai limitato negli esclusivi termini di un alfabeto inedito, ma che sa reinventare gli estremi di una calligrafia nuova che si fa grammatica e fondamentale vocabolario. Una Stele di Rosetta che trasfigura quei segni ereditati dalla sua terra in nuovi scritti, nuove grafie, una nuova sintassi della materia, autonoma e sorprendentemente contemporanea.

La mostra al Museo di Santa Giulia, allora, ha l’onere e l’onore di sottrarre Ghitti a quella dimensione provinciale e quasi folkloristica cui è stata talvolta confinata. La Valle Camonica è ovunque nella sua opera, talmente ovunque da non essere più un luogo, ma uno stato mentale, un metodo di abitare il mondo, anche e persino quello dell’arte.
Franca Ghitti. Una storia di altri alfabeti
a cura di Fausto Lorenzi, Elena Pontiggia
promossa da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei
in collaborazione con Archivio Franca Ghetti
la mostra rientra nel format espositivo “Palcoscenici Archeologici”
16 giugno 2026 – 4 aprile 2027
Museo di Santa Giulia
Via dei Musei, 81b, Brescia
Orari: dal 15 giugno al 30 settembre martedì-domenica 10.00-19.00; dall’1 ottobre al 4 aprile 2027 martedì-domenica 10.00-18.00
Info: www.bresciamusei.com



