Ombretta Agrò Andruff, di fronte all'installazione di Elaine Defibaugh a SHOWFIELDS Miami. Ph. Carolina Kleine Samson

Torino e Milano ospitano la curatela internazionale per l’IKT Congress 2026

TORINO e MILANO | SEDI VARIE | 1 – 5 MAGGIO 2026

INTERVISTA A OMBRETTA AGRÒ di Alessandra Villa

Dal 1 al 5 maggio 2026, le città di Torino e Milano accoglieranno un gruppo di quasi 100 curatori per il congresso annuale IKT- International Association of Curators of Contemporary Art. L’associazione, di natura internazionale, è da anni attiva per coltivare una comunità globale di curatori d’arte contemporanea. Il congresso, riservato ai soci, prevede diversi appuntamenti di visita e di discussione, toccando i luoghi d’eccellenza della cultura artistica contemporanea. L’organizzazione dell’evento è stata coordinata da Ombretta Agrò, board member IKT e curatrice indipendente.

Cosa ti ha spinto a scegliere l’Italia come sede del congresso? Perché Torino e Milano?
Dopo oltre vent’anni trascorsi negli Stati Uniti, la scelta di tornare in Italia, dettata inizialmente da motivi famigliari, si è poi trasformata in una occasione per portare il nostro congresso annuale nella mia città di origine, Torino. Le ragioni, oltre che personali, sono state condizionate anche dal mio desiderio di riprendere i contatti con un sistema da cui mancavo da molto tempo, e alla necessità di far conoscere un ecosistema culturale fatto di istituzioni, musei e spazi indipendenti, per la maggior parte sconosciuti ai miei colleghi. Il fatto che l’ultimo congresso italiano si sia tenuto nel 2001 è stato un valore aggiunto per proseguire con questa proposta.

Quali sono stati i criteri curatoriali nella scelta delle tappe, con quali realtà entreranno in contatto i partecipanti?
Essendo pensato per addetti ai lavori, il congresso desidera proporre ai delegati, curatori museali o indipendenti, momenti di confronto sullo stato della curatela e del contesto artistico contemporaneo, così come immergersi per qualche giorno nella cultura del luogo ospitante. È importante per noi che quest’occasione permetta ai partecipanti di rafforzare ed espandere il proprio network, così come creare nuove connessioni con i rappresentanti delle istituzioni locali attraverso visite guidate e momenti informali. La scelta delle tappe è stata orientata non solo a proporre le istituzioni canoniche ma anche gli spazi indipendenti e i festival, come accadrà a Torino con Exposed Photo Festival.
Ho voluto inoltre includere alcuni studi d’artista come quelli di Via Farini a Milano, conosciuti per la sperimentazione e promozione della ricerca emergente, ma anche far vedere studi di artisti che hanno profondamente segnato l’arte della seconda metà del Novecento, come lo studio-casa museo di Carol Rama, che penso sia poco noto ai miei colleghi americani.
Ritenevo molto importante trasmettere la tradizione di Torino nei confronti del contemporaneo, l’influenza che ha avuto sulla scena italiana dall’arte povera in poi e, allo stesso tempo, creare un dialogo di scambio con Milano, attraverso un percorso mirato ad aprire nuove prospettive sul rapporto tra arte e impresa. Sebbene le attività in programma siano rivolte ai delegati, inseriamo sempre un momento pubblico gratuito, il Simposio, che sarà ospitato da Deloitte Italia (Milano).

Il tema del simposio è dedicato all’arte e agli investimenti, attraverso una prospettiva filantropica trasversale. Quanto è importante parlare di filantropia culturale oggi?
La filantropia è stata, secondo me, molto presente nelle generazioni passate ma oggi, per vari motivi, sta cambiando la propria natura. Il simposio, essendo un momento di confronto fondamentale, viene costruito attorno a questa discussione, in base all’attinenza con la realtà ospitante. Filantropia per l’arte, ieri oggi e domani, è un tema emerso durante il congresso dell’anno scorso dai discorsi fatti con i curatori italiani e con Denis Maksimov, curatore indipendente che lavora tra Londra e Atene. Abbiamo sentito l’esigenza di valutare lo stato della filantropia in un momento in cui il sostegno pubblico viene sempre più a mancare, capendo quali potessero essere le nuove strategie di fundraising percorribili. Vogliamo che il simposio abbia una base informativa ma anche pratica, sia una sorta di toolkit, provvedendo a fornire spunti per soluzioni.
Io stessa, infatti, mi sono scontrata in prima persona con la difficoltà di trovare supporto economico per l’organizzazione del congresso, riscontrando una profonda disgregazione interna che ha costretto l’IKT a ridurre di un giorno il programma originale. Sono stata molto contenta di sapere che Denis Maksimov e Adina Drinceanu sono riusciti a intercettare una selezione di speaker internazionali e italiani che potessero mantenere una connessione con il territorio e aprire una prospettiva globale: come con Andrea Rurale, professore della Bocconi e con Valerio Galli, co-founder di Innextart, agenzia che mette in contatto istituzioni e realtà culturali e imprese.
La presente situazione di instabilità e incertezza globale è stata un ulteriore rafforzativo per discutere il tema.

Quanto è importante oggi l’associazionismo nell’arte, in un presente sempre più frammentato e pieno di fragilità?
Fare parte dell’IKT dal 2002 è qualcosa che mi ha permesso di intraprendere un lungo percorso di crescita professionale. Soprattutto perché, lavorando come freelance, ho più volte sentito la necessità di confrontarmi con i miei colleghi. Faccio parte del board dal 2014 e il congresso annuale è un appuntamento che cerco di non perdere. Lo vedo come uno stimolo difficile da trovare altrove e che ha pochi eguali nella sua filosofia. Una delle cose più belle che mi sono state dette dai partecipanti l’ho sentita l’anno scorso, quando un membro alla sua prima edizione del congresso, mi ha detto che quello dell’IKT è stato il contesto artistico meno tossico di cui è entrato a far parte.
Come si sa, lo dico all’americana, il mondo dell’arte è tante volte “cut throat”: freddo, costruito sull’apparenza, molto territoriale e competitivo. Ascoltare questo tipo di feedback valorizza la nostra missione e quello in cui crediamo, offrendo ai soci uno scambio generoso di contatti, competenze e opportunità in un mondo in cui diventa sempre più difficile fare questo lavoro. Con sempre meno fondi, l’aumento della concorrenza, le attuali influenze geopolitiche, è importante avere una comunità a cui appartenere.
Noi cerchiamo di essere questo, anche grazie a una programmazione annuale virtuale per mantenere contatto tra i nostri delegati diffusi intorno al mondo.

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