© Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

LUCIO FONTANA CERAMISTA: LA CREAZIONE DELLO SPAZIO DENTRO LA MATERIA

VENEZIA | Collezione Peggy Guggenheim | 11 ottobre 2025 – 2 marzo 2026

di FRANCESCO FABRIS

La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, nella storica sede di Palazzo Venier dei Leoni, ospita Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana a cura della storica dell’arte Sharon Hecker. La rilevanza dell’esposizione (circa 70 opere, molte mai esposte prima) risiede nell’essere la prima realizzata in ambito museale interamente dedicata alle opere in ceramica del gigantesco Lucio Fontana (Rosario, Argentina 1899- Comabbio 1968).

© Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

L’originalità della mostra non risiede nella sua valenza retrospettiva attorno all’uso di un materiale, ma è piuttosto una decisiva e profonda dichiarazione critica attorno alla genesi della visione del Maestro.
Se l’arte del secondo novecento ha concentrato la sua ricerca nella “dematerializzazione” dell’opera per rifuggire dalla sua plasticità, il percorso storico di Fontana segue (e non poteva essere altrimenti) una via di assoluta originalità.
L’andamento cronologico dell’esposizione, invero, lascia intendere come la terra, il fuoco, e lo smalto emergano come laboratorio primario della sua visione spazialista, ricercando proprio nella materia lo spazio, ed elevando la terra a soglia cosmica.
Le opere esposte, in altre parole, non sono il preludio o la preparazione ai “Tagli” o ai “Buchi”, ma sono la loro stessa condizione di esistenza, rappresentano esse stesse il luogo in cui l’idea stessa di spazio (da ferire, oltrepassare, tagliare) nasce.

© Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

La ceramica, a differenza del marmo e del bronzo che per natura sono legati ad una tradizione monumentale, rappresenta per Fontana l’unico medium che gli consente di vedere la forma mentre nasce, dando alla cottura una valenza di trasformazione reale e non concettuale. L’archivio del tempo gestuale che sarà prolegomeno dei tagli è, nella ceramica, l’insieme dei suoi gesti stratificati (modellazione, incisione, colatura ed esplosione termica) che riattiva la materia come forza viva, un attimo prima che la sua negazione diventi legge interpretativa.
La celebre frase del Manifesto Blanco del ’46 “la materia, il colore e il suono in movimento devono essere l’arte” trova qui la sua naturale esplicazione. La ceramica tagliata, fessurata e scavata libera invero lo spazio dall’interno, catturando l’attimo in cui la materia tattile ed espressiva ancora non è, ma sta facendosi.
Quello tra Lucio Fontana e la ceramica è dunque un connubio di vita e di senso, una lunga frequentazione che ha rappresentato negli anni, per l’artista, un terreno fertile e generativo di sperimentazioni d’avanguardia tra Argentina ed Italia.
L’approccio con il medium avviene invero in Sudamerica, presso lo studio del padre scultore. Il successivo trasferimento in Italia, nei primi anni ’20, lo avvicinerà alla ceramica di Albisola, grazie all’esperienza nella manifattura Mazzotti, con il cui figlio Tullio (ceramista futurista e poeta) stringerà una salda amicizia e praticherà l’uso di smalti policromi e superfici vetrificate in grado di generare giochi plastici di luce.

© Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

Durante la guerra farà ritorno in Argentina, per poi collocarsi (alla fine del confitto negli Anni ’50/’60) in quella fucina internazionale di artisti, tecniche ed opere che nel frattempo è divenuta Albisola, grazie alla rispettosa collaborazione con i mirabili artigiani locali.
Qui, Fontana sviluppa il viaggio che condurrà dal materiale arcaico (l’argilla) alla visione di un immaginario cosmico, dove la semplice colata di smalto nella ceramica rappresenta non già decorazione ma una apertura “spaziale”, una pelle instabile che viene attraversata da gravità, scorrimento e temperatura.

La mostra – con uno sviluppo cronologico e tematico – mette in luce la forza materica della creta e l’abilità del Maestro di intrecciare il linguaggio artistico con quello artigianale, il design con la manualità.
La creta incisa, smaltata, bucata e dipinta, grezza e liscia racconta di una produzione vasta e variegata, un turbine di fantasia e felicità creativa che sconfina dalla figurazione all’astrazione, dalle scene sacre alle figure o ai busti umani, dalle battaglie ai fondali marini, dagli animali alle Nature, sino a ai Concetti Spaziali in terracotta e ceramica.
Se nelle prime sale la terracotta è grezza e non smaltata, nella fase successiva i lavori sono invetriati con colori molto vivaci come Coccodrillo (1936/37), Donna seduta (1938) e Torso Italico (1938) o quelle che raccontano di una commistione tra arte e natura come Conchiglie (1935).
Una sala molto personale accoglie i ritratti di figure femminili care e vicine all’artista, come la moglie Teresita Rasini e Milena Milani, scrittrice ed intellettuale sodale a Fontana nel sottoscrivere con lui, unica donna, il Manifesto dello Spazialismo (l’opera Ritratto di Milena Milani, del 1952, proviene dalla Fondazione Museo di Arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo, Pinacoteca civica, Savona, ndr).

© Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

Il congedo dall’esposizione avviene in grande stile, attraverso una sala che funge da “incubatrice” per le istanze spazialiste più mature e che avevano occupato l’ultimo ventennio di attività di Fontana. Le sue ultime opere sono dunque terrecotte disadorne, semplici, utili per simboleggiare il gesto che penetra la materia, la mano che non decora ma che inizia ad immergersi nella materia, alla ricerca di una nuova dimensione.
Vengono così incisi, perforati e manomessi i Pannelli ispirati dai pani usati dai ceramisti di Albisola, ossia lastre di argilla pronte per la perforazione ma anche le forme sferiche e regolari delle Nature, dove elementi primordiali che ricordano immensi semi vengono tagliati, bucati, squarciati, in un nuovo epigono gesto che è l’atto creativo, quasi la suddivisione della materia in atomi, alla ricerca della sua ossessione: la nuova dimensione.

© Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

Concepito come parte integrante del percorso espositivo  il cortrometraggio inedito, Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano, diretto dal regista argentino Felipe Sanguinetti, concepito come parte integrante dell’esposizione Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana e proiettato, integralmente, negli spazi adiacenti alla mostra. Un film costruito come un itinerario che si muove tra il Cimitero Monumentale, l’Istituto Gonzaga, la Fondazione Prada, Villa Borsani, la Chiesa di San Fedele, il Museo Diocesano, ed altri edifici privati, luoghi dove Fontana intervenne con opere in ceramica – fregi, pannelli decorativi, elementi scultorei – in dialogo con l’architettura circostante e in cui le riprese valorizzano la fusione tra arte e spazio urbano, mostrando il legame profondo tra le ceramiche di Fontana e la Milano del dopoguerra.

 

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana
a cura di Sharon Hecker

11 ottobre 2025 – 2 marzo 2026

Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701, Venezia

Orari: tutti i giorni 10 – 18 / Chiuso il martedì. La biglietteria chiude alle 17

Info: +39 041 2405 411
info@guggenheim-venice.it
www.guggenheim-venice.it

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