MILANO | Fondazione Enrico Castellani | Fino al 28 maggio 2026
di ILARIA BIGNOTTI
È una mostra che richiede tempo, quella curata da Lorenzo Wirz Castellani e Federico Sardella in Fondazione Enrico Castellani, che pone in relazione sei opere del Maestro con altre sei di Luisa Lambri, artista comasca classe 1969. Una mostra che richiede tempo allo spettatore, perché è stata essa stessa il risultato di un lunghissimo percorso di osservazione, percezione, ricerca, elaborazione concettuale e poi analogica. E si vede. Non servono moltissime opere, per farlo. Ma serve che siano state scelte, poste in relazione, insomma, curate.
Dodici elementi che si chiamano a vicenda, occhieggiando tra punti di luce e vibrazioni cangianti. Lo sguardo li insegue, vi affonda, si risveglia e poi si immerge tra superfici, angoli, ombre e dinamiche percettive.

Così, Space and Light #1, 2025, di Lambri, un’opera cameo di 24×20 cm, si riverbera nella Superficie grafite 4 del 1977 di Castellani, dove l’intervento finale con la grafite le conferisce un aspetto cangiante e il campo ritmico muta intonandosi al variare delle ore e della luce che filtra nella stanza.
Luisa Lambri conosce bene tutto questo: la luce, la sua incidenza sullo spazio, le dinamiche tra le strutture e le forme che concorrono a disegnare ambienti che ha lentamente, pazientemente fotografato con il suo sguardo elegante, poetico e metafisico, decine di architetture firmate dai pensatori, non da costruttori, dello spazio. E lo ha fatto non per documentarle, queste architetture: ma perché doveva farlo, le sentiva proprie, le ha fatte proprie, le ha rimesse al mondo.
Lo ha fatto mettendo a fuoco o fuori fuoco linee e relazioni tra gli ambienti: l’angolo tra le pareti, un cavedio che fa da cono di luce, la sottile veste dell’intonaco bagnata dal riverbero del sole. E non solo con le architetture ha intrattenuto queste liaisons emotive: ma anche con le opere. Lucio Fontana, Donald Judd per esempio.
Artisti cui fanno eco Mies Van der Rohe, Marcel Breuer, Álvaro Siza.
Non a caso è stata selezionata da Luca Massimo Barbero per l’ultima Quadriennale di Roma, Fantastica, nella sezione da questi curata, dedicata al tema magmatico dell’autoritratto.

L’approdo alla Fondazione Enrico Castellani, nello stesso 2025 della grande esposizione romana, le ha permesso di approfondire il dialogo con il Maestro per antonomasia del problema della luce, intesa come soggetto concettuale attorno al quale riflettere sulle dinamiche di spazio e tempo: quello su cui si fonda, anche, l’indagine della fotografa.
Le opere danzano lente davanti ai nostri occhi. Ci accompagnano e sorprendono: a sinistra, guizza un piccolissimo lavoro a sbalzo di Castellani, datato 1965: era un biglietto augurale natalizio.
Oggi è uno dei barthesiani “puncti” attorno ai quali lo sguardo costruisce il percorso in mostra – per continuare a cambiarlo.
Una mostra che ci seduce e obbliga a rallentare la nostra usuale fretta di vedere.
Qui bisogna tornare a pensare.
La fotografia, come l’arte. Che ci accarezzano con grazia, indipendenza e fermezza.

Luisa Lambri. Ipotesi di visione. Dialogo con Enrico Castellani
A cura di Lorenzo Wirz Castellani e Federico Sardella
con la collaborazione di Luisa Lambri e il supporto di Thomas Dane Gallery (London and Naples)
Fino al 28 maggio 2026
Fondazione Enrico Castellani
Via Pietro Maroncelli 19, Milano
Orari: si riceve solo su appuntamento.
È possibile contattare telefonicamente l’archivio dal martedì al venerdì, dalle 10.30 alle 13.30
Info: +39 02 65560471
info@fondazioneenricocastellani.it
www.fondazioneenricocastellani.it



