Armida Gandini, Acrobati (particolare), 2006, 6 sfere in plexiglass con stampa lambda e disegno a china Dimensioni variabili.

Vent’anni di Meccaniche della Meraviglia: l’utopia come pratica culturale

BRESCIA | SEDI VARIE | 24 ottobre – 10 dicembre 2026

Intervista ad ALBANO MORANDI di Francesca Di Giorgio

Meccaniche della Meraviglia, ideata da Albano Morandi, arriva alla ventesima edizione scegliendo di sottrarsi alla tentazione celebrativa: Progetto Utopia, dedicato a Piero Cavellini (1946-2025), trasforma una ricorrenza in un’occasione per rimettere in circolo un pensiero, riaprire un confronto, restituire alla cultura la sua natura di spazio critico e possibilità condivisa.
Artista, gallerista, editore, curatore e docente, Cavellini ha attraversato la scena bresciana costruendo relazioni e occasioni di ricerca, sostenendo un’idea dell’arte refrattaria alle convenzioni e alle logiche riduttive del mercato. È proprio questa attitudine, prima ancora della memoria di una figura, a costituire il centro del progetto: non ricomporre un’eredità in una forma definitiva, ma lasciarla agire nel presente. Per questo Progetto Utopia si dissemina tra musei, biblioteche, università, spazi teatrali e luoghi non convenzionali, facendo della città un territorio di interferenze, incontri e riscoperta.
La ventesima edizione di Meccaniche della Meraviglia, Progetto di Plastica sociale diretto da Albano Morandi, si svolge in luoghi della cultura non convenzionali del territorio bresciano. Durante il periodo estivo, numerose sono state le esposizioni sul lago di Garda: Alessandro Franco a Puegnago del Garda; Tommaso Cascella a Gargnano; Davide Rivalta a Gardone Riviera e Giuliano Guatta a Toscolano Maderno.

Meccaniche della Meraviglia 20. Davide Rivalta, Così lontani, così vicini, Piazza Marconi, Gardone Riviera

In questi giorni d’autunno, nella Città di Brescia, prenderà piede il main project dell’edizione: la mostra diffusa Piero Cavellini. Progetto Utopia, omaggio alla figura pionieristica di Piero Cavellini, ad un anno dalla sua scomparsa. Le esposizioni saranno arricchite da un vasto public program.
Da questi presupposti, il dialogo con Morandi, si dipana dalla storia ventennale della rassegna per intrecciarsi con una questione più ampia: quale forza può ancora esercitare l’arte quando rinuncia a essere soltanto esposizione e diventa attivazione di luoghi, pensieri e comunità? La risposta non coincide con una formula, ma con una pratica che rivendica il rischio, la complicità intellettuale e la possibilità di una rivoluzione culturale. Perché l’utopia, qui, non è un altrove da immaginare: è il lavoro, necessariamente incompiuto, di trasformare il presente.

La ventesima edizione di Meccaniche della Meraviglia coincide con un progetto molto particolare: una mostra diffusa dedicata a Piero Cavellini, figura che ha profondamente segnato la scena culturale bresciana. Da dove nasce l’idea di costruire attorno a lui Progetto Utopia e che cosa significa, oggi, riattivare la sua esperienza invece di limitarla a una ricostruzione memoriale?
Il mio rapporto con Piero è sempre stato connotato da una forma di sottile complicità intellettuale, complicità che si è manifestata in tutte le forme progettuali che abbiamo messo in campo, dalle mostre personali che ho avuto il piacere di realizzare nelle sue gallerie, nei progetti curatoriali che abbiamo condiviso in vari spazi espositivi, nelle collaborazioni editoriali e infine nella realizzazione del progetto Meccaniche della Meraviglia. Piero sosteneva un’idea dell’arte basata sul coraggio, sul rischio culturale e sulla provocazione intellettuale contro le rigide convenzioni del mercato commerciale, e certamente, la vicinanza del suo pensiero critico è servita a fortificare e costruire il percorso che mi ha permesso di giungere alla ventesima edizione del progetto che, a circa un anno di distanza dalla sua prematura scomparsa, dedichiamo a lui. Quindi non potevamo non uniformarci al suo pluralissimo pensiero critico nel dedicargli una manifestazione. Non una mostra ingessata ma vari momenti di guerriglia urbana nella città che lui non ha mai abbandonato e che forse non gli mai dimostrato abbastanza gratitudine.

Meccaniche della Meraviglia 20. Giuliano Guatta, Raccogliere cadute. Museo della Carta, Toscolano Maderno

Piero Cavellini ha attraversato ruoli e linguaggi diversi – artista, gallerista, editore, curatore, docente, promotore di eventi – costruendo soprattutto occasioni di incontro e di confronto. Quale aspetto della sua pratica ti sembra più urgente riportare nel presente e quale, invece, rischia maggiormente di andare perduto?
Rispondo con una citazione da un dialogo tra me e Piero pubblicato sul catalogo della nona edizione di Meccaniche della Meraviglia nel lontano 2014 e che ripubblicheremo sul catalogo di questa ventesima edizione: “Ho sempre pensato e scritto, ancor più radicalmente di quanto tu pensi, che gli unici capaci ed autorizzati a parlare dell’arte nella sua struttura più interna e formativa siano gli artisti, non parlo di pittori perché questa è una distinzione che non mi appartiene e giudico perlomeno limitante. È per ciò che mi sono dedicato ad una scrittura evocativa e complice che cogliesse attraverso l’adesione degli aspetti che potessero stupire l’artista stesso, come la biografia che insiste sull’epifania dell’opera e la fenomenologia che essi stessi molto spesso sono stati indotti a produrre. Non quindi un giudizio e neppure un’interpretazione che solo l’artista può produrre.” Questa complicità intellettuale con gli artisti, che si è ormai persa quasi completamente, trovo sia allo stesso modo la giusta risposta ai tuoi quesiti.

Progetto Utopia si articola in musei, biblioteche, università, spazi teatrali, gallerie e luoghi non convenzionali, coinvolgendo istituzioni e generazioni differenti. In che modo questa struttura disseminata riflette la tua idea di territorio e quella che, in vent’anni di Meccaniche della Meraviglia, è stata la funzione della rassegna?
Questo progetto nasce con la precisa idea di contribuire alla rigenerazione culturale di un territorio. Il pensiero beuysiano che l’artista non deve limitarsi a produrre opere per il mercato ma attivare un processo di crescita. In Meccaniche della Meraviglia, il rapporto tra l’opera e la sede espositiva non è una semplice collocazione spaziale, ma la vera e propria chiave di volta curatoriale e poetica dell’intera rassegna. Questo dialogo risponde a precise dinamiche concettuali e formali. Il sito non è un “contenitore”, ma un co-autore. Le sedi di Meccaniche della Meraviglia sono luoghi ad alta densità storica, architettonica o affettiva. Luoghi dimenticati, rifugi antiaerei (come il Bunkervik), sottotetti storici (Palazzo della Loggia), chiesette sconsacrate, spazi di archeologia industriale o palazzi nobiliari diventano la materia prima con cui l’artista deve confrontarsi. L’opera viene progettata o riadattata non per “decorare” o occupare lo spazio, ma per estrarne la memoria, la luce, la volumetria o il senso di vuoto. È la volontà di attivare una cortocircuitazione del quotidiano che porta lo spettatore a meravigliarsi. L’opera d’arte diventa il “pretesto” o l’innesco visivo per spingere il pubblico a varcare la soglia di spazi spesso inaccessibili, chiusi o dimenticati dal flusso turistico e urbano. L’opera guida l’attenzione del visitatore verso luoghi che altrimenti resterebbero inosservati. Allo stesso modo la curiosità per gli spazi porta un pubblico di non addetti ai lavori alla scoperta di opere contemporanee. In questo caso gli spazi e le opere hanno un compito in più: attivare la memoria di un pensiero, il pensiero di Piero Cavellini non come semplice ricordo ma come momento partecipato.

Meccaniche della Meraviglia 20. Piero Cavellini. Progetto Utopia. Tommaso Cascella. Un cielo dopo il cielo. Ex Municipio, Piazza Feltrinelli, Gargnano.

Nel titolo ritorna la parola “utopia”, che apparteneva anche alla progettualità di Cavellini e al suo modo di immaginare la cultura come spazio di possibilità. Dopo vent’anni di Meccaniche della Meraviglia, l’utopia è ancora un progetto praticabile attraverso l’arte oppure è diventata soprattutto uno strumento per interrogare criticamente il presente?
La parola Utopia tanto cara a Piero ha contraddistinto molto del mio percorso artistico/intellettuale, le Meccaniche della Meraviglia ne sono un esempio concreto che, a mio avviso, sono sia una pratica artistica e allo stesso modo uno strumento per interrogare criticamente il presente. Un paio d’anni fa Lucio Pozzi dialogando di Meccaniche della Meraviglia la definiva “un modello che serve a ripensare l’arte in modo che corrisponda alla discontinuità e permanente cagionevolezza della vita moderna”.
Come giustamente diceva Piero bisogna attuare una rivoluzione culturale, perché il nodo è sempre quello e credo non valga solo per gli artisti ma per l’umanità in generale.

Nelle ultime due settimane di ottobre sono in programma alcune tappe espositive del progetto, ce ne puoi parlare?
La Fondazione Clerici, Spazio Contemporanea, ospita, negli spazi di Corsetto Sant’Agata 22, la mostra dell’artista Paolo Cavotta, a cura di Paolo Bulgari. Il progetto nasce dalla volontà di scoprire e reinterpretare l’archivio di Piero Cavellini (custodito dall’amico collezionista Carlo Clerici), con l’intento di trasmettere alle nuove generazioni la memoria di una figura chiave per la cultura locale, ripercorrendone la storia e il significativo contributo offerto alla città di Brescia.
Le finestre del MO.CA – Centro per le Nuove Culture diventano il “non-luogo” della “non-mostra”: ricoperte da frasi iconiche di Cavellini sull’arte contemporanea declinate attraverso una rilettura visiva di Claudia Capelli, si trasformano in un intervento di poesia visiva urbana, una dimensione che l’autore amava profondamente, dal titolo Margini per manovre clandestine. Le citazioni entrano in dialogo con lo spazio ospitante e con il tessuto cittadino. Le frasi di Piero Cavellini diventano terreno di piccole manovre: le parole si spostano, affiorano, cambiano peso e grandezza. Nulla viene davvero aggiunto e nulla viene cancellato: è il modo di guardare che cambia.
Negli spazi interni del MO.CA – Centro per le Nuove Culture la mostra Echi di Pagine, libri in cui è esposto un nucleo di libri d’artista proveniente dalla mostra Pagine, libri, a cura dello stesso Piero Cavellini, tenutasi nell’agosto 1994. L’esposizione presenta opere di Angelo Barone, Paul Blanchard, Paolo Buzi, Antonio Dias, Cesare Fernicola, Franco Guerzoni, Eliseo Mattiacci, Ghislain De Montandui, Albano Morandi, Graziano Pompili, Marcello Reginato e Konrad Schauffelen. Sempre in MO.CA, si sviluppa inoltre PROGETTO UTOPIA: PUBBLICHE INTERFERENZE, a cura di Paola Cavalli, che accompagna il progetto espositivo attraverso una serie di proiezioni tematiche dedicate a Piero Cavellini. Queste ripercorrono il mitico CISANO UTOPIA FILMFESTIVAL 2008.

Meccaniche della Meraviglia 20. Piero Cavellini. Progetto Utopia. Armida Gandini e Piero Cavellini, Cadavre exquis (dettaglio), 2021. Stampa Fine Art. Installazione di 20 pagine, 42×28 cm cad.

Negli spazi di 39Vantini Oldstyle Vintage e Modernariato, presso l’Hangar di Viale Italia, il progetto prosegue con la mostra Due o tre cose che so di lui, curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina. Sin dal titolo, il progetto consegna ad artisti attuali, che hanno lavorato con Cavellini a progetti, mostre e libri, il compito di restituire la storia dei dialoghi e delle collaborazioni attraverso opere storicamente esposte in mostre curate dallo stesso Cavellini. La mostra diventa così un affresco poliedrico eppur corale con lavori di Angelo Barone, Paolo Buzi, Antonio De Pascale, Antonio Faggiano, Cesare Fernicola, Armida Gandini, Francesco La Fosca, Albano Morandi, Franco Tripodi e Silvio Wolf.

Meccaniche della Meraviglia 20. Piero Cavellini. Progetto Utopia. Paolo Buzi, Contro Eratostene (Carte di Terra), 2011. Pigment liner 0.2, matita grafite 2B, acrilico, legno, pergamena, 50×66 cm. Courtesy l’Artista

Inoltre, una sezione espositiva è dedicata al ruolo di Professore che Cavellini ha svolto in LABA-Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, con una installazione di opere di giovani artisti e studenti della stessa Accademia coordinati dai professori Armida Gandini, Corrado Galli e Sara Trevisan.
In Biblioteca Queriniana a cura di Barbara Cavellini e Renata Coltrini, nella Sala della Fontana, sarà esposto un nucleo di libri scelti dalla ponderosa bibliografia delle Edizioni Nuovi Strumenti. Il lavoro editoriale di PIERO CAVELLINI per le Edizioni Nuovi Strumenti, può essere definito come un’opera di militanza culturale e ricerca intellettuale indipendente, caratterizzata da un forte legame con la riflessione teorica, la saggistica critica e la letteratura di impegno civico e filosofico.

Meccaniche della Meraviglia 20. Piero Cavellini. Progetto Utopia. Accademia LABA – Biennio di Pittura, Studio Cavellini: un ritratto indiretto (dettaglio), 2026. Stampa Fine Art. Quadreria di 24 opere. Dimensioni variabili

Negli spazi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, a cura di Elena Di Raddo, Mariacristina Maccarinelli e Elena Scuri. L’esposizione Come sistemare i pensieri sparsi – Piero Cavellini. Nuovi strumenti per insegnare l’arte, intende ricostruire l’evoluzione del Laboratorio di organizzazione e promozione di eventi artistici di Piero Cavellini nelle quattro edizioni dal 2004 al 2008.
All’interno dell’allestimento sarà presente un breve documentario realizzato da alcune studentesse DAMS che raccoglie le testimonianze dei diversi protagonisti di questi eventi. Nell’intento delle curatrici, il progetto espositivo si propone esso stesso come un laboratorio: un luogo di studio, confronto e rielaborazione nel quale il pensiero di Cavellini viene non solo documentato, ma riattivato attraverso l’esperienza diretta e il lavoro degli studenti.
Il progetto dedicato a Piero Cavellini si estende necessariamente anche alla dimensione teatrale attraverso la collaborazione con il CTB – Centro Teatrale Bresciano che propone Cavellini immaginato. Vita di un genio, in scena venerdì 23 ottobre 2026 alle 20.30 al Teatro Mina Mezzadri. Lo spettacolo, scritto dallo stesso Cavellini, con la regia di Paola Cavalli, intreccia recitazione e proiezioni video, dando vita a un racconto costruito a partire dagli scritti dell’artista e arricchito da alcune lettere tratte da 25 lettere del padre Guglielmo Achille Cavellini.

Armida Gandini, In buone mani – Piero Cavellini, 2014

Meccaniche della Meraviglia 20.

PIERO CAVELLINI. PROGETTO UTOPIA
Da un’idea di Albano Morandi

Con il coordinamento curatoriale di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina

24 ottobre – 10 dicembre 2026

Sedi espositive e istituzioni coinvolte:

Biblioteca Queriniana
Centro Teatrale Bresciano – Teatro Mina Mezzadri
Fondazione Clerici – spazio contemporanea
LABA-Libera Accademia di Belle Arti di Brescia
MO.CA – Centro per le Nuove Culture
Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
39Vantini Oldstyle Vintage e Modernariato

Calendario:
venerdì 23 ottobre, ore 20:30  – mostra Cavellini immaginato. Vita di un genio, spettacolo scritto da Piero Cavellini, con la regia di Paola Cavalli, presso il Centro Teatrale Bresciano – Teatro Mina Mezzadri (BS); 
sabato 24 ottobre, ore 16:30 –  mostra Echi di Pagine, libri a cura di Albano Morandi, presso il MO.CA – Centro per le Nuove Culture (BS), visitabile 24/10 al 14/11. Alla stessa ora verrà inaugurata la Margini per manovre clandestine, presso il MO.CA – Centro per le Nuove Culture (BS), visitabile 24/10 al al 22/11;
sabato 24 ottobre, ore 17:30 – mostra Corpo di carte / Carte di corpo di Paolo Cavotta, a cura di Paolo Bulgari, ospitato da spazio contemporanea nelle sale di Fondazione Clerici (BS), visitabile dal 24/10 al 28/11. Alle ore 20 dello stesso giorno si terrà la performance della band Liquid Words;
sabato 24 ottobre, ore 18:30 – mostra Due o tre cose che so di lui, a cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, presso 39Vantini Oldstyle Vintage e Modernariato (BS), visitabile dal 24/10 al 21/11;
giovedì 29 ottobre, ore 11:30 – mostra Militanza culturale per una editoria di progetto. Le Edizioni Nuovi Strumenti di Piero Cavellini a cura di Barbara Cavellini e Renata Coltrini presso la Sala della Fontana della Biblioteca Queriniana (BS), visitabile dal 24/10 al 25/11.
mercoledì 18 novembre, ore 17:00 – mostra Come sistemare i pensieri sparsi – Piero Cavellini. Nuovi strumenti per insegnare l’arte, a cura di Elena Di Raddo, Mariacristina Maccarinelli ed Elena Scuri, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia (BS), sarà visitabile dal 18/11 al 10/12.

Info: meccanichedellameraviglia@gmail.com
https://meccanichemeraviglia.wixsite.com/website

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