FORTE DEI MARMI (LU) | Forte Pietro Leopoldo I | Fino al 27 settembre 2026
di MATTEO GALBIATI
Ha seguito, sin da subito, con nobile e preciso orientamento, la via della qualità per definire la sua collezione per la quale, benché composta da numerosissime opere, non è mai venuta meno proprio alla scelta – talora anche alla scoperta – solo di eccellenti capolavori. Il dovere di bellezza e di eccellenza è sempre stato un punto cardinale che ha indirizzato lo spirito con cui l’imprenditore Giuseppe De Vito (1924-2015) si è dedicato, con appassionato convincimento, alla sua raccolta, arrivando a limitarne con accento specialistico confini e ambiti. Il Seicento Napoletano ha rappresentato l’orizzonte, divenuto col tempo comunque assai ampio, cui ha rivolto attenzioni e studi, ricerche e investimenti e che oggi, dopo la sua scomparsa – la quale ha segnato anche la fine delle acquisizioni per la Collezione – continuano a vivere nei progetti che la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’arte moderna, istituita nel 2011, promuove da Villa dell’Olmo, presso Vaglia a Firenze, sede dal 1982 della stessa raccolta, dei suoi archivi e della sua biblioteca. Mostre, convegni, attività di studio e ricerca sono strumenti attivi, vivi e dinamici per attualizzare analisi e approfondimenti su temi che appassionano gli studiosi e gli esperti, ma attraggono anche il grande pubblico attorno ai superbi capolavori di quegli autori che con essi hanno scritto i capitoli essenziali della storia dell’arte.

Esempio ragguardevole di questa attività virtuosa è la mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito in cui una selezione meticolosa di 39 capolavori, scelti tra quelli della collezione, tracciano un percorso – cronologico e tipologico – dell’eredità che Caravaggio lascia a Napoli nei suoi due soggiorni prima tra il 1606 e il 1607 e poi tra il 1609 e il 1610.
Michelangelo Merisi, uomo tormentato, in fuga e su cui pesava la sentenza capitale per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, arrivò a Napoli con una pittura differente da quella dell’appena trascorso periodo romano, stava, infatti, mutando il proprio accento. Toccando e rafforzando soggetti e temi già caratteristici per la sua espressione, nel contesto partenopeo cambiò l’intensità dei suoi colori, accettò una tavolozza decisamente più cupa e, con scene caricate di nuova e più intensa drammaticità, sottolineò altrimenti il pulsare di inediti elementi di forte realismo. Poi resta la monumentale presenza di una luce sempre incredibile e irripetibile a sottolineare presenze, azioni con una teatralità che sfiora la spiritualità più umanamente evocativa. Queste furono le tracce da seguire per schiera di artisti – napoletani e che da lì stavano transitando – come esempio di un nuovo modo di raccontare per immagini. Del resto l’urgente passione e l’istinto struggente sono parte di una grammatica irripetibile che, proprio nei dipinti napoletani, delinea non solo le intuizioni, ma soprattutto questa luce, queste passioni e tale temperamento si ritrovano puntuali – e anche con una più singolare e fresca reinterpretazione – nei caratteri degli artisti che la selezione esposta nelle sale di Forte Pietro Leopoldo I a Forte dei Marmi lascia riscontrare e, di più, comprendere anche attraverso il prezioso filtro della sensibilità del loro collezionista.

Il racconto di quel Seicento, stagione d’oro della pittura a Napoli, non può limitarsi al suo reportage scientifico rispetto la visione analitica degli artisti che hanno ammirato Caravaggio e si sono spinti nelle pieghe del suo naturalismo di impostazione realista oppure hanno virato insegnamenti acquisiti verso le preziose coloriture del Barocco o la modernità di un nuovo Classicismo, importante è anche la scelta che lo sguardo e il cuore del collezionista ha determinato nell’acquisire e riunire tali opere nell’organismo unico della sua ampia collezione. Il collezionismo, quindi, è parte anch’esso di un processo di conoscenza più ampia e favorisce la pratica indagativa ed è, al contempo, anche efficace strumento di ricostruzione, amplificazione e integrazione della storia dell’arte.
Il viaggio partenopeo dei caravaggeschi in questa collezione tocca visioni di grande rilevanza, così come la qualità altissima di personalità meno note che si rincorrono in un allestimento efficace e quasi solerte nell’incalzare lo sguardo di ogni osservatore. Sono molti i capolavori che lasciamo alla scoperta di volesse visitare la mostra, ma non possiamo non citare l’immenso – per forza espressiva – San’Antonio Abate (1638) di Jusepe de Ribera che esce dalle profondità del buio con penetrante sicurezza morale; non perderci nella solidità del sentimento della Sant’Agata (1640) di Andrea Vaccaro i cui gesti e sguardo seguono una luce già trascendente; non seguire gli esempi evocati da Carlo Coppola nella sua decollazione di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli (1645-50). Ha poi un’intensità commovente la Testa di San Giovanni Battista (1657-60) di Luca Giordano, così ancora tanto viva nell’esprimere la vitrea freddezza della morte compiuta con l’estremo sacrificio del martirio.

La mostra – come mi hanno spiegato la prof. Nadia Bastogi, curatrice della mostra ed Ermindo Tucci, presidente della Fondazione Villa Bertelli in un’appassionata e intensa visita guidata personale – non insegue la volontà di porsi come ricognizione enciclopedica della produzione artistica napoletana del Seicento, ma cerca elementi per stabilire dei presupposti critici e interpretativi sulla sua evoluzione attraverso l’eccellenza di alcuni esempi particolarmente significativi che la Collezione De Vito lascia osservare da vicino e insieme. L’eredità caravaggesca non è restituita in modo didascalico, ma ascoltata nella sua elaborazione più viscerale a dimostrazione piena di quanto gli autori attivi in ambito partenopeo fossero capaci di accettare le novità e di rielaborarle immediatamente sintetizzandole con calibrata e originale sapienza. Soggetti sacri, nature morte, scene di battaglie o di genere mettono, così, bene in evidenza una delle scuole più originali nell’intero contesto europeo.
La tensione drammatica e le concezioni più evidentemente dinamiche e spettacolari affiorano come elementi distintivi: nell’esposizione possono, infatti, essere ampiamente valorizzati grazie all’impegno della posizione che Giuseppe De Vito ha assunto nel tempo e voluto perseguire con lucida determinazione. Lui risulta, in filigrana, un coautore di questo progetto.
In settimane di vacanze imminenti raccomandiamo la visita a questa mostra per ritrovare il sapore della scoperta di personalità non necessariamente note al grande pubblico che, all’ombra (o alla luce?) di Caravaggio, hanno comunque dimostrato un’abilità nel “muovere” i gusti e le idee, aprendo a modelli nuovi, forse addirittura rivoluzionari, nel contesto della cultura visiva della loro epoca.
Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito
a cura di Nadia Bastogi storica dell’arte e direttrice scientifica della Fondazione De Vito
promossa da Comune di Forte dei Marmi, Fondazione Villa Bertelli
in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’arte moderna a Napoli
con il patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Toscana, Provincia di Lucca
con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara
con il sostegno di Mutua BVLG, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Live Emotion Group s.r.l.
catalogo Pacini Fazzi
Opere di: Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Bernardo Cavallino, Carlo Coppola, Antonio De Bellis, Jusepe de Ribera, Giovan Francesco De Rosa detto Pacecco, Aniello Falcone, Paolo Finoglio, Luca Forte, Francesco Fracanzano, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Luca Giordano, Maestro degli annunci ai pastori, Paolo Porpora, Mattia Preti, Giuseppe Recco, Giovanni Ricca, Giovanni Battista Ruoppolo, Giuseppe Ruppolo, Giovanni Battista Spinelli, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro
27 marzo – 27 settembre 2026
Forte Pietro Leopoldo I
piazza Giuseppe Garibaldi 9A, Forte dei Marmi (LU)
Ingresso intero €10.00, ridotto €8.00, visita guidata (sabato e domenica) €15.00, disponibili gratuità
Info, orari e biglietti:
Fondazione Villa Bertelli
+39 0584 787251
+39 0584 280292
www.villabertelli.it



