VERONA | Veronafiere | 9-11 ottobre 2026
Intervista a THOMAS BA, GIOVANNA MANZOTTI e LEONARDO REGANO di Matteo Galbiati
Mentre scopriamo i numerosi eventi di ArtVerona che amplificano la portata dell’evento fieristico come momento di riflessione sull’arte del presente sia in senso di critica storica che di critica legata all’attualità – in questo senso rientrano, ad esempio, le proposte della mostra speciale su Carmelo Zotti (1933–2007), promossa da Euromobil, che ne restituisce la complessità della ricerca pittorica da protagonista del Novecento; della performance Cittadini! di Dora García nella corte di Palazzo Forti, che, realizzata insieme a Marlene Fantoni, a cura di Laura Lamonea e con il sostegno di Acción Cultural Española (AC/E), affronta i concetti di cittadinanza, appartenenza ed esclusione; di Rosa mostra di Luca Trevisani, a cura di Luca Cerizza, che, nella Sala Morone del Convento di San Bernardino, attraverso una selezione di opere rappresentative di vent’anni di ricerca si confronta con il ciclo di affreschi realizzato da Domenico e Francesco Morone e dal figlio Francesco, stabilendo un rapporto di corrispondenze e dissonanze – abbiamo voluto approfondire le sezioni della fiera con i loro curatori. Parte portante, potremmo dire ossatura stessa dell’identità di ArtVerona in senso più culturale e critico, su questi progetti peculiari abbiamo interpellato Thomas Ba, curatore di Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi), Giovanna Manzotti, curatrice di STILL. [per(formare) lo sguardo] e Leonardo Regano, curatore di Pittura (ORA), per investigare le visioni che li hanno portati a indirizzare le loro scelte e a modellare contenuti peculiari in un contesto “difficile” come quello di una fiera che accanto ai nobili principi artistici e culturali deve pur sempre e comunque conciliare esigenze di mercato, collezionistiche e commerciali.

Nel passaggio dalla “temperatura fredda” dell’artista ancora da scoprire a quella “calda” del riconoscimento, Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi) sembra mettere in discussione un paradosso del sistema dell’arte: esistono pratiche artistiche che, pur avendo maturato ricerca, esperienze e qualità, rimangono a lungo “fuori dalle parentesi” del mercato. In questo senso, la tua sezione vuole semplicemente favorire un incontro tra artisti e mercato oppure intende interrogare più radicalmente i meccanismi attraverso cui il sistema decide chi può essere riconosciuto, sostenuto e infine reso visibile? Come è variata la tua visione alla luce dell’esperienza dello scorso anno?
Thomas Ba – Grazie per la gentile e molto pertinente domanda. Faccio una premessa: questo progetto non ha la pretesa di essere radicale, di andare contro il “sistema” dell’arte. È un progetto pragmatico che parte da necessità reali che ho visto neglə artistə con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Credo che nel momento in cui si parli di un “dentro” e un di “fuori” inevitabilmente emerga anche una riflessione su chi ottiene visibilità e perché. Tuttavia, questo non è stato il punto di partenza del progetto e ciò che ha guidato il suo percorso. Il punto centrale da affrontare, per quanto sicuramente meno alto concettualmente, è la difficoltà per alcunə artistə ad entrare nel mercato. È un tema pragmatico di sostenibilità che, purtroppo, in alcuni casi determina la compromissione di validissime pratiche artistiche. Il nostro ecosistema artistico, a differenza di altri paesi europei, non ha delle forme strutturali pubbliche di supporto alla produzione artistica, quindi il mercato ha un ruolo ancora più importante. Questa situazione porta con sé il grande rischio di perdere delle voci che avrebbero cose molto interessanti di dire. In altre parole, si perde la pluralità che è un fattore fondamentale per l’arte contemporanea e soprattutto per il periodo storico che stiamo vivendo.
Più che variarli credo che l’esperienza dello scorso abbia consolidato alcuni punti di vista, soprattutto per quanto riguarda la fondamentale importanza dei processi condivisi. Poter mettere in dialogo glə studentə e la fiera è stato molto interessante, perché per un pubblico giovane e non avvezzo ai linguaggi contemporanei è un mondo nuovo. Dall’altra parte ho trovato molto bello il confronto che è nato in maniera organica tra le gallerie che sono passate a vedere il progetto e glə studentə. Forse la mia visione è cambiata nella misura in cui ho potuto toccare con mano quanto la fiera sia uno spazio di dialogo a tutto tondo.

In una fiera, dove le immagini sono necessariamente immerse in un flusso rapido di visioni, informazioni e sollecitazioni, STILL introduce quasi una condizione di contro-tempo: invita a fermarsi, ma non per sottrarre l’immagine al movimento, quanto per restituirle una diversa possibilità di essere guardata. Il sottotitolo [per(formare) lo sguardo] sembra allora suggerire che la fotografia possa ancora avere una funzione quasi pedagogica, capace di modificare il nostro modo di vedere. Quale necessità ha portato, proprio oggi e per la prima volta in fiera, alla nascita di STILL e in che modo questa sezione intende mettere in discussione le modalità con cui siamo ormai abituati a guardare e consumare le immagini? Anche quella artistiche…
Giovanna Manzotti – STILL è la nuova sezione di ArtVerona, fortemente voluta dalla fiera e dalla direttrice artistica Laura Lamonea, con l’obiettivo di offrire un nuovo punto di osservazione sulla fotografia contemporanea e storicizzata e di avvicinare collezionisti, professionisti e pubblici alle ricerche più innovative e sperimentali del medium fotografico. La sezione ne indaga, infatti, le molteplici possibilità espressive, con particolare attenzione alla sperimentazione processuale e formale e alle diverse modalità attraverso cui la fotografia può oggi essere concepita, realizzata e presentata.
Come ogni nuova sezione, anche STILL ha richiesto un percorso di costruzione e confronto con le gallerie e il team della fiera, ma siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto e della partecipazione di Galleria Giampaolo Abbondio, Todi / Milano, MC2 Gallery, Milano / Tivat, MLZ Art Dep, Trieste, Ncontemporary, Milano / Venezia e Paola Sosio Contemporary Art, Milano. Siamo inoltre particolarmente felici che la sezione sia accompagnata da un premio promosso dalla Fondazione Nadia Zenato, che rappresenta un ulteriore riconoscimento dell’attenzione crescente verso la fotografia e le sue potenzialità di ricerca.
Rispetto al titolo della sezione, posso dirti che non associo il concetto di still soltanto all’immobilità o al rigore del fermo immagine. Nel gesto fotografico è implicita una sospensione, tecnica ma anche poetica, che orienta il corpo e lo sguardo dell’autore e di chi osserva verso una forma di attesa attiva e sensibile. Il sottotitolo [per(formare) lo sguardo], che dialoga con il tema della parentesi che attraversa quest’anno la fiera come tema e come identità grafico-visiva, nasce proprio da questa riflessione: la fotografia può allenare lo sguardo, aprendo nuove possibilità visive e associative. Non intenderei, però, questa possibilità in senso propriamente pedagogico: non credo che la fotografia debba insegnarci come guardare, né che esista un modo corretto di farlo. Piuttosto, può mettere in discussione le nostre abitudini visive, introdurre un’incertezza e rendere lo sguardo più “disponibile” a ciò che ancora non conosce.
Come accenni tu, STILL nasce poi anche dalla necessità di interrogarsi sul modo e sulla velocità con cui oggi incontriamo e consumiamo le immagini. La sezione non si prefigge però di introdurre in fiera una fruizione necessariamente più lenta – non è questo che ci interessa –, quanto piuttosto di creare le condizioni perché questo medium possa produrre attenzione e instaurare una relazione più attiva con chi guarda. All’interno di una fiera, dove immagini e pratiche molto diverse convivono e si confrontano, questa possibilità diventa ancora più interessante e significativa. Il confronto tra generazioni, linguaggi, tecniche e attitudini differenti può produrre uno scarto rispetto alle nostre abitudini visive. Per questo penso a STILL non come a una parentesi di quiete, ma come a uno spazio in cui rendere lo sguardo più attivo.

Dopo la prima edizione dello scorso anno, Pittura (ORA) torna in fiera sottolineando il valore di ricerche in cui pittura e disegno sono fondamentali. Cosa significa essere “ora” per questi linguaggi, la cui contemporaneità appare sempre più de-costruita attraverso il confronto, la riattivazione e talvolta la riscrittura del proprio passato? Se il presente non è più una condizione compatta ma uno spazio di transito, come suggerisce il progetto, questa seconda edizione vuole allora interrogare la possibilità stessa di parlare ancora di “attualità” della pittura e del disegno, o piuttosto mostrare che è proprio nell’instabilità del nostro tempo – tra memoria, citazione, gesto e nuove forme – che tali media trovano oggi la propria possibilità di trasformazione?
Leonardo Regano – La parola ORA è un “prestito”, non soltanto terminologico, dal titolo di una mostra collettiva curata da Francesca Alinovi. In quel caso indicava l’urgenza, per una nuova generazione di artisti, di essere pienamente nel presente, assumendo l’“ora” come una posizione programmatica e prendendo le distanze tanto dalla continua rilettura del passato quanto dalla proiezione verso il futuro, che in quegli anni (era il 1982) rappresentavano modalità ricorrenti di confronto con la storia.
È proprio questa idea di presenza che mi interessava riattivare. Pittura (ORA) non vuole infatti costruire una genealogia della pittura contemporanea né anticiparne possibili sviluppi, ma interrogare ciò che accade oggi, nel tempo che abitiamo e che possiamo conoscere innanzitutto attraverso la nostra esperienza diretta. L’“ora” non è dunque una categoria cronologica, ma una condizione percettiva e operativa.
In questo senso, quando parliamo di attualità della pittura e del disegno, credo sia utile sottrarsi anche alle oscillazioni con cui il sistema dell’arte e il mercato hanno periodicamente attribuito maggiore o minore centralità a questi linguaggi. Pittura e disegno continuano a essere strumenti pienamente contemporanei proprio perché non sono forme chiuse, ma pratiche capaci di trasformarsi, contaminarsi e mettere continuamente in discussione i propri confini.
Viviamo in una condizione segnata dall’ibridazione, dall’indeterminazione e da una trasformazione continua dei linguaggi e dei dispositivi attraverso cui produciamo e guardiamo le immagini. La pittura e il disegno non si sottraggono a questa condizione e la attraversano, incorporando memorie, citazioni, tecnologie, nuovi immaginari e differenti modalità del gesto. Ed è forse proprio qui che risiede la loro possibilità di essere “ORA”, non nell’affermare una presunta novità assoluta, ma nel misurarsi con il presente senza rinunciare alla propria storia.
ArtVerona 2026. Tra parentesi
direzione artistica Laura Lamonea
con la partnership di ANGAMC
visual designer Alessio D’Ellena (Superness)
9-11 ottobre 2026
Padiglioni 11 e 12
Veronafiere
Ingresso Re Teodorico, Viale dell’Industria, Verona
Info: +39 045 8298118 – 8056
www.artverona.it



