John Giorno: The Performative Word, veduta della mostra, Courtesy MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

John Giorno al MAMbo: l’arte è fatta di parole

BOLOGNA | MAMbo | Fino al 3 maggio 2026

di VALERIA CARNEVALI 

Da leggere, è chiaro, e anche da ascoltare… da vedere, da guardare, da sentire, da scoprire, addirittura da telefonare, da assorbire, da processare, da trasformare, da ricordare, da godere in ogni loro forma: sono parole, solo parole e nient’altro che parole, e ciò non è affatto poco.
Quella che è allestita in questo periodo al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna è una grandiosa mostra dal taglio retrospettivo, adatta a palati educati alla degustazione, a menti intellettuali abituate all’ascolto, alla riflessione, alla curiosità e alla concentrazione: entrare nel mondo performativo di John Giorno (New York 1936-2019), poeta americano guru della beat generation, allestito nella Sala delle Ciminiere, può essere deludente per chi desidera una disimpegnata passeggiata al museo, ma estremamente appagante se affrontato con pazienza, apertura mentale, attitudine alla fruizione poetica e, requisito tecnico non trascurabile, una conoscenza sufficiente della lingua inglese. È in casi come questo che il museo si ricorda, e ricorda a tutti, che è lì non per fare intrattenimento, ma per diffondere cultura: trascinati da questa consapevolezza, la mostra The Performative Word fa breccia nelle menti e nei cuori per intelligenza, accuratezza, profondità.

John Giorno: The Performative Word, veduta della mostra, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

La prima sala è una dichiarazione che porta netta nel mood: anche quando è visiva, l’arte di Giorno non prescinde dalla parola. Le tinte vivaci, sature e omogenee su forme fisse fanno da sfondo e da controcanto alle poche parole a caratteri cubitali della serie Perfect Flowers: è un “inizio dalla fine”, poiché queste tele partono dalla data 2017, anno che coincide con il ritiro dell’autore dalla scena pubblica. Nel proseguire del percorso espositivo, in diversi altri ambienti si ritrova un analogo impatto visivo: lo statement è iconico, le parole si lasciano osservare, i versi più celebri della produzione poetica di una vita, dai tardi anni Sessanta in poi prendono spazio fisico, riecheggiano reiterate dalle pareti, amplificate da giochi cromatici in pitture acriliche e serigrafie che ne esaltano forma e significato. Come se non fosse necessario leggerle, è semplicemente sufficiente guardarle perché arrivi lo shock emozionale: su tutti, YOU GOT TO BURN TO SHINE, celeberrimo verso che dice “Devi bruciare per risplendere”. Nell’allestimento, nelle zone centrali delle sale, trovano spazio anche light-boxes forniti di cuffie per esperienze di fruizione integrale ed individuale di testi poetici in loop, recitati dalla voce dell’autore: qua la parola è performance.

John Giorno: The Performative Word, veduta della mostra, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

Se nell’ala destra del percorso è la formula è quella della visione diretta, immediata, emozionale, è nell’ampio apparato di archivio delle sale opposte, ricco di documenti e di materiale d’epoca, che si può accedere, con approccio scientifico, alla conoscenza della vita, della produzione e della poetica dell’autore: una lunga mensola ricostruisce la biografia come una time-line fatta di preziosi reperti, come pubblicazioni, fanzine, prodotti grafici, copertine di dischi, che vanno dagli anni di formazione a quelli di vecchiaia, e numerose teche e monitor recano tutto quello che è stato il “poetry system” di John Giorno, da fruire con lentezza, per ascoltarne non solo i contenuti, ma le modalità e le tecniche di lettura espressiva, cifra e maniera di una stagione culturale che dall’America emanava nel secondo Novecento un’energia dirompente di miseria e grandiosità.

John Giorno: The Performative Word, veduta della mostra, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

Una fortissima comunicazione emozionale passa al pubblico in due momenti centrali dell’esposizione: la grande video-proiezione THANX 4 NOTHING firmata da Ugo Rondinone, artista svizzero compagno di arte e di vita di Giorno, in cui il poeta, ormai anziano, declama il suo celebre componimento come testamento morale, in simbolica una lettura doppia e simultanea tra bianco e nero, e nella riproposizione dell’esperienza Dial-a-poem: componendo un numero tramite classici telefoni a disco, entrano nella cornetta, random tra quasi ottanta possibilità, le voci dei più grandi poeti coevi dal 1969 in poi ed è possibile ascoltare, non senza stupore, come se fossero interlocutori viventi, i mostri sacri della poesia americana, come William Borroughs, Allen Ginsberg, Charles Bukowski…

John Giorno: The Performative Word, veduta della mostra, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

Dial-a-poem non rimane però solo come testimonianza del passato, ma viene attualizzata in chiave contemporanea, come un seme che non smette di moltiplicarsi e germogliare dove trova terreno. Come accaduto in altri paesi e con altre lingue rispetto all’inglese, anche in Italia nel 2026 si rinnova l’azione: poeti e poete della scena contemporanea forniscono le loro voci e i loro versi a chiunque senta voglia o necessità di avere della poesia a portata di mano. Il numero da digitare è 051 0304278, a qualsiasi ora, per tutta la durata della mostra. Differenti e lontanissimi i contenuti poetici rispetto all’originale americano, eppure vicinissimo il senso e l’intento di far sentire la parola come qualcosa di prezioso, di speciale, di significativo e raro ma al tempo stesso a portata di mano.

John Giorno: The Performative Word, veduta della mostra, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

La storia artistica recente della città di Bologna, dagli anni Sessanta in poi, ha sempre manifestato una tendenza ed una apertura particolare verso l’arte performativa, costituendo un territorio ideale di avanguardia in Italia ed in Europa, grazie alla sua consolidata attitudine ad accogliere energie esterne ed a creare movimenti in fermento al suo interno. La stessa collezione del MAMbo, in una sala nei piani superiori, ne offre ampia testimonianza, documentando, ad esempio, le esperienze del DAMS, le sessioni performative di Marina Abramovic, le sregolate e creative azioni del situazionismo degli anni Settanta. Presentare la retrospettiva The Performative Word di John Giorno, ed anche attualizzarla grazie a Dia-a-poem Italy, non costituisce una scelta avulsa o occasionale: essa è opportuna proprio in questa istituzione museale, capace di poterla mediare ed integrare, legata ad una città capace di poterla comprendere e diffondere.

 

John Giorno: The Performative Word
a cura di Lorenzo Balbi

Fino al 3 maggio 2026

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna

Info: www.museibologna.it/mambo

Condividi su...