BOLOGNA | CUBO in Torre Unipol | Fino al 26 settembre 2026
di MATTEO GALBIATI
Si incastona nello spazio espositivo di CUBO in Torre Unipol a Bologna come una pietra preziosa la mostra Organico fantastico che, già dal titolo, azzeccato e centrato con rara efficacia per progetti espositivi di questo tipo solitamente un po’ deludenti nei contenuti e pretestuosi nella narrazione, definisce il campo d’azione della nostra esperienza e le coordinate del nostro sguardo. È una mostra di cura puntuale e di attenzione calibrata, studiata nei dettagli che fanno la differenza ed è meticolosa nei passaggi significanti. Si percepisce la coralità partecipata dei due curatori – Pasquale Fameli e Valentina Rossi – che ci accolgono con un progetto in cui non ci si può smarcare dalla densità di riflessioni sensibili e dalla premura di suggestioni in cui ritrovarsi. Senza eccedere nella proposta le opere selezionate bastano a contemplare e far comprendere l’itinerario – liberamente aperto e intelligentemente asimmetrico – i cui ingredienti fondamentali dichiarati sono la natura, il sogno, l’immaginazione, la trasfigurazione, la realtà e la sua antitesi.
È la voce storica e attuale del Surrealismo che, divenuta eco, trasforma il 25° piano della Torre Unipol in un paesaggio visionario, dove materia, arte e sogno si fondono per generare, nella densità a spettro variabile delle opere, le tappe di un viaggio tra naturale e fantastico in cui è la metamorfosi continua di ogni cosa a definire un’esperienza costellata da forme ibride, ecosistemi immaginari e sempre sorprendenti trasformazioni.

Interessante è anche come la dinamica e la dialettica tra opere e autori si produce in una coralità di dialoghi imprevedibili. Dalla collezione aziendale di Unipol sono concessi due capolavori assoluti che, senza nulla togliere ai maestri contemporanei, sono i pilasti di tutta l’esposizione: il metafisico Tombeau d’un roi maure (1929) di Alberto Savinio (1891-1952) e l’incredibile, per forza e bellezza, Suspended Form – Red Ground (1962) di Graham Vivian Sutherland (1903-1980).
Il peso della storia, come si può riscontare, si percepisce, eppure, nonostante tutto, non è un limite questa loro presenza marcata, ma, sottraendosi da ogni lettura cronologica o didascalica, un marcatore elevato di senso. Lo sguardo non li ritrova come illustri antecedenti che provano ad accompagnare gli esiti di artisti attuali, ma di questi sono interlocutori capaci di mettere in luce le tensioni della reinvenzione dis-organica della natura che l’Arte, dal Novecento ad oggi, continua a proporre. La mostra costruisce così un ambiente fertile in cui le opere non si dispongono secondo una successione di individualità autoriali, ma partecipano tutte assieme alla definizione di un unico paesaggio morfogenetico tangibile o speculativo che sia.

Qui i curatori hanno cercato di estendere la riflessione concettuale del tema alla materia delle differenti pratiche: dalla ceramica al marmo, dal vetro al tessile, dall’assemblaggio alla pittura, le forme assunte dalle opere concorrono a una similare tensione verso forme instabili, in continuo processo di generazione, dove l’identità precisa degli elementi riprodotti rimane deliberatamente ambigua. Se ne ricava una modalità esclusiva di interrogare il tangibile attraverso questa continua possibilità di metamorfosi, a tal punto che l’organico non è assunto più come categoria biologica scientificamente delineata, bensì come principio in tras-formazione e, di conseguenza, il fantastico, che di norma per noi corrisponde a tutto quello che non può sussistere nella dimensione della realtà, non coincide affatto con qualsivoglia ipotizzata evasione dal reale. Le opere degli autori, in questo senso, si incastrano una nell’altra secondo un ritmo im-preciso che, magari anche dettato dalle scelte degli sguardi dei diversi spettatori, è rafforzano la capacità di produrre immagini che destabilizzano tutte le tassonomie più consolidate del pensiero.
Le micro composizioni architettoniche di David Casini (1973) sintetizzano un tempo in-naturale che, catturato nelle forme di questi suoi dispositivi – Wunderkammer e/o laboratori di un alchimista? – rendono coabitanti memorie immateriali indefinibili e presenze organiche riconoscibili. Caterina Morigi (1991) percorre, con segni di un linguaggio atavico, delle incisioni sulla pietra che così fanno perdere il principio di una monumentalità data per scontata e ritrovano la flessibilità della vita con l’azione stabilita dal trascorrere del tempo.

La visione di Marta Pierobon (1979), non figurale, ma nemmeno astratta, ci mostra bene la dimensione perturbante che pertiene l’idea della mostra: piccole sculture, rastremate e deformate, assottigliano le differenze tra entità diverse e le fondono in un organismo altro che dà conto di un ciclo evolutivo sempre autonomo e mai osservato prima. Anche Alessandro Roma (1977) amplifica il portato della pittura e della scultura seguendo un principio di proliferazione naturale dell’accidente che vitalizza ulteriori ramificazioni, innesti e differenziazioni. La metamorfosi è tema essenziale pure nella ricerca di Alberto Scodro (1984), il quale cerca nelle materie la validità di principi alchemici di trasformazione e di contaminazione reciproca al limite del possibile. I materiali sfidando la fisica della loro natura e aspirano a incarnare forme profondamente lontane dalla loro stessa essenza naturale.
Infine non possiamo che sottolineare come lo spazio espositivo diventi necessario alla narrazione della mostra: la variazione della luce che muta attraverso le vetrate, la visione panoramica dell’esterno e il profilo sfumato di un paesaggio quotidiano che evolve accentuano una trasformazione che non è di contorno, ma elemento organico e concorrente di senso a quello che la sensibilità delle opere rivoluziona continuamente nella nostra mente.
Organico fantastico
a cura di Pasquale Fameli e Valentina Rossi
Artisti: David Casini, Caterina Morigi, Marta Pierobon, Alessandro Roma, Alberto Scodro, Alberto Savinio, Vivian Graham Sutherland
10 giugno – 26 settembre 2026
CUBO in Torre Unipol
via Larga 8, Bologna
Orari:da lunedì a venerdì 9.30-20.00; sabato e domenica chiuso
Ingresso libero
Info: www.cubounipol.it



