BERGAMO | gres art 671 | fino al 12 ottobre 2025
di LUIGI ABBATE
Qualcuno, anche recentemente, ci ha provato a tentar di “debellare la guerra”. Per esempio nel 1928, con il Patto Briand-Kellog, che escludeva l’azione bellica come strumento politico. O con il Manifesto Russell-Einstein, che diffidava le potenze nucleari dal ricorso alla bomba atomica. A quest’ultimo gesto siamo arrivati più volte vicini, ma non lo abbiamo ancora “contemplato”. Resta il fatto che la guerra costituisce la costante nella storia dell’umanità. Bisogna andare a Bergamo per convincersene. Non in un qualunque museo della guerra, ma a de bello. notes on war and peace, mostra attualissima in questi tempi di follia, alla visita della quale si chiede oltre che di farsi coinvolgere dalla visione di immagini forti, anche di essere disponibili all’ascolto e alla lettura di testi, molti in inglese. Il premio sarà un’esperienza intensa e inquietante insieme. La mostra, aperta fino al 12 ottobre, è in corso presso gres art 671 (sempre rigorosamente in minuscolo), nuovo polo museale voluto dalla Fondazione Pesenti, che rianima una vecchia fabbrica di ceramica industriale (il gres, appunto) alla periferia della città lombarda.

È raggiungibile in auto, a pochi passi dalla circonvallazione, o in autobus. Ai curatori Francesca Acquati, Ippolito Pestellini Leparelli ed Erica Petrillo, che hanno raccolto un’idea di Salvatore Garzillo e Michele Micalizzi, vanno i complimenti per la sensibilità e la competenza mostrate nell’allestimento, che procede quasi per stadi di avvicinamento al core della fenomenologia bellica, per lasciare alla fine uno spiraglio di (improbabile) ottimismo. Non una semplice mostra d’arte dunque, ma una sorta di esplorazione del profondo, inconscio e creativo, dell’azione umana. La storia e la geografia fanno da ago di un’immaginaria bussola che conduce il visitatore all’interno del percorso espositivo.

Bisognerebbe raccontarle tutte, le opere presenti, installazioni e prototipi, dipinti e tessuti, sculture e fotografie. Soprattutto video. Ancor prima di entrare nell’open space espositivo, possiamo accomodarci su vecchie sedie e assistere a Propaganda di Jonas Staal che racconta in pochi minuti la guerra come un gioco da Playstation. Verso la conclusione, un altro video, Total Refusal prenderà in considerazione lo stesso concetto per riscattare il ruolo del disertore come “eroe” del rifiuto alla guerra. Entrando troviamo tre testimonianze della persistenza della guerra, per esempio come evento sfiorato nella strage di Ustica. Di fronte, quasi a dimostrare la grande varietà di media cui l’artista può ricorrere per raccontare il tema, riconosciamo la valenza simbolica dell’incudine poggiato su una lastra di vetro piegata al suo limite di sopportazione, cifra stilistica di Arcangelo Sassolino e del suo Anche sì, anche no. A seguire, Birth of a Nation di Daya Cahen, che racconta l’iniziazione al culto bellico in una scuola militare per ragazze russe, e a far da inevitabile contrappeso le stampe dell’ucraino Boris Mikhailov, ma soprattutto In carta e ossa del citato Salvatore Garzillo, 18 acquerelli disegnati a penna su carta raccolta in Ucraina nel 2022, doloroso sunto di vita durante l’ancor attuale guerra nei lacerati territori ucraini, fino al Donbass, dove Garzillo s’è inoltrato.

Gres art 671 aveva inaugurato con una monografica su Marina Abramović. L’artista serba torna con 8 Lessons on Emptiness with a Happy End, una sequenza di video in simultanea che evocano, lei nata e cresciuta da genitori militari, il cinico addestramento di bambini-soldato laotiani. Tema, la guerra, che persiste nella storia, dalla Battaglia fra i Troiani e la vergine Camilla di Jacopo Ripanda, 1496, ai cinquecenteschi trattati di Sant’Antonino da Firenze, dal tappeto di caccia persiano del Seicento fino a Kiefer, alla combustione di Burri, all’Ammiraglio del “monument man” Salvatore Scarpitta e alla celebre slitta di Beuys. Proseguendo, immagini di distruzione della Milano postbellica nei fotogrammi casalinghi di Achille Capetta che filma le rovine del suo negozio; quella, immortalata da Alfredo Jaar, di Lucio Fontana che cammina sulle rovine del suo studio al rientro dall’Argentina nel ’46.

E da Milano alla Beirut di Gabriele Basilico e la Gaza di Gabriele Micalizzi: grandi pareti di cotone con cinerine macerie ai loro piedi, la figura umana in mezzo alla scena – sarcastico (Umarell) il titolo dell’opera –, immobile, in attesa della bomba o del drone che lo annienti. Presenti i Masbedo nel racconto del bombardamento di Pantelleria, raggelante il sonogramma che rappresenta metaforicamente l’abbassamento di volume, proiezione fonica del graduale sterminio di prigionieri, nel carcere di Saydinaya, durante la mattanza siriana voluta dal suo dittatore Assad. C’è anche video con tanto di DJ set che permette al visitatore di modulare acusticamente e visivamente il passaggio di un drone in piena azione.

Sono alcune delle opere presentate, di oltre trenta artisti. Dovrebbe essere, de bello, un’esposizione permanente, magari itinerante, comunque non episodica. Perché purtroppo, come si diceva all’inizio e come l’arte stessa testimonia, è la guerra a non essere un fatto episodico, ma, anche come motore inesausto della finanza e dell’economia del mondo, una terribile persistenza nella storia dell’umanità.
Ricordarlo con i modi della creatività può essere un tentativo, ellittico forse, certo non risolutivo, se non per “combatterla”, almeno per testimoniare un dissenso.

de bello. notes on war and peace
a cura di gres art 671 e 2050+
da un’idea di Salvatore Garzillo e Gabriele Micalizzi
Artisti in mostra: Marina Abramović, Lawrence Abu Hamdan, Monira Al Qadiri, Maja Bajević, Gabriele Basilico, Joseph Beuys, Antonio Bermúdez, Alberto Burri, Daya Cahen, Achille Capetta, Mohamed Choucair, Dima Fatum, Claire Fontaine, Anton Frankovitch, Salvatore Garzillo, Andrea Gastaldi, Maees Hadi, Massoud Hassani, Alfredo Jaar, Anselm Kiefer, Tillmann Lauterbach, Cristina Lucas, Basilio Maritano, Masbedo, Claudia Mastroroberto, Mateo Maté, Gabriele Micalizzi, Boris Mikhailov, Serena Oddo, Jacopo Ripanda, Sant’Antonino da Firenze, Salvatore Scarpitta, Masha Shubina, Jonas Staal, Arcangelo Sassolino, Total Refusal.
16 aprile – 12 ottobre 2025
gres art 671
via San Bernardino 141, Bergamo
Info: www.gresart671.org/it



