MILANO | Palazzo Reale | Fino al 27 settembre 2026
di MATTEO GALBIATI
Se si parla di alchimia viene quasi spontaneo e naturale rivolgere la nostra riflessione, tra empirismo e scientificità, a qualcosa di occulto e misterioso, un’arte vista con circospezione che, nei secoli, si è addentrata negli anfratti arcani della sua essenza trasformativa. I passaggi di stato della materia – il più noto è quello mitico dal piombo in oro, metafora di un passaggio tra ombra e luce – sono sintesi di qualcosa che, grezzo e aspro, si raffina e distilla in qualcosa di unico e prezioso. Nelle arti figurative questa emancipazione la possiamo circoscrivere alla realtà tangibile, quella precaria delle esistenze, quando lentamente diventa anima, respiro innalzato oltre la misura limite del nostro tempo. Esiste un’alchimia artistica che, plasmando i materiali per renderli eterni nelle forme delle immagini, dà segno evidente della forza e dell’impegno del pensiero dell’uomo quando, a volte con delicatezza, a volte con evidente magnificenza, diventa poesia.

Chi nel tempo ha definito la propria identità artistica attraverso un potente enunciato “alchemico” è certamente Anselm Kiefer (Donaueschingen, 1945) che ha saputo conquistare un pubblico ampio grazie proprio alla potenza delle sue creazioni in cui lo spessore delle materie viene levigato e impastato, combinato e manipolato, sopraggiungendo a opere di solenne teatralità significante. Non gli bastano gli esiti di ciascuna lavoro singolo, in lui tutto è destino di una volontà immaginifica assolvere al senso dell’icona, del simbolo, quanto attraversato dall’umana esperienza. Così ogni suo intervento sedimenta in sé sensi sempre amplificati.

L’artista tedesco testimonia la caratteristica principale del suo linguaggio in una mostra che potremmo dire quasi fuori dall’ordinario e, così, nella superba cornice della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano mette in scena la forza dirompente de Le Alchimiste. I 32 soggetti presenti in 42 enormi teleri allestiti come dei leporelli idealmente sfogliabili – di cui noi spettatori siamo piccola cosa marginale che si muove tra le loro “pagine” – riprendono altrettante figure femminili che, tra storia e mito, hanno agito con la scienza alchemica: dalla più nota, Caterina Sforza, figlia del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza – lasciò un manoscritto con centinaia di ricette per medicamenti, cosmetici, formule alchemiche – fino ad arrivare a Isabella Cortese o Maria la Giudea, ma anche le meno note Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood, Anne Marie Ziegler…

Kiefer con la sua pittura spessa, capace di trattenere anche elementi estranei, assorbendoli e inglobandoli nelle tumultuose volute dei suoi cromatismi dalle densità cangianti, esplicita la sua vocazione alla liturgia alchemica rivendicando l’attenzione su personalità che, incomprese o marginalizzate nelle loro epoche, hanno contribuito, con modalità davvero visionarie per quei tempi, a definire quello che oggi siamo. La sua pittura sedimenta identità, recupera memorie archeologiche che affiorano dal terreno dipinto, pronte, nel bozzolo di silhouette non delineate del tutto, ad aprirsi a una nuova genesi. Kiefer fa risorgere quelle eroine e per loro scrive una nuova possibilità che non può essere in alcun modo deferita.
Una certa assimilazione risonante l’abbiamo anche con la partecipazione del luogo, espressione di un’intensità che non è solo quinta scenica, ma che si fa parte necessaria di tutta la progettualità. La Sala delle Cariatidi e l’adiacente Sala del Piccolo Lucernario acquisiscono un valore simbolico: la bellezza dell’imponente salone, ferita dal conflitto mondiale, avvolge le donne evocate da Kiefer in un ambiente che diviene per gli sguardi un vero e proprio paesaggio iniziatico. Se il valore del corpo pittorico dell’artista è noto – aperto a infinite interrogazioni e dubbi sulla sua reale qualità – la sua monumentalità si specchia e si duplica ora in questo forte dialogo con l’architettura storica che qui la ospita.

Le tele installate non sono semplicemente disposte nello spazio, ma contribuiscono a ridefinire la nostra stessa percezione, generando una sorta di luogo pluristratificato che il visitatore è chiamato ad attraversare in modo immersivo.
Nella chiamata delle alchimiste Kiefer ristabilisce una genealogia femminile protesa a una conoscenza particolare, ne mette in scena, in modo esteso, la grande forza trasformativa del pensiero che si incarna ora direttamente nella sua pittura, capace questa di addensare consistenze diverse in presenze potenti e visionarie. In questo progetto si compie, come si diceva, un viaggio che, tra storia, scienza, mito e alchimia, si traduce in un’esperienza intensa per chi osserva: l’artista ci invita, infatti, a guardare oltre la superficie e a lasciarci attraversare dall’energia delle materie sino a riascoltare le (loro) voci che vengono da lontano, eco di testimonianze esistenziali e di identità intellettuali, forse già conosciute, ma in molti casi cadute nell’oblio la cui eredità non dobbiamo certo trascurare. Risorgono le alchimiste e ritrovano nell’oggi la vera luce del loro oscuro presagio.
Anselm Kiefer. Le Alchimiste
a cura di Gabriella Belli
promossa da Comune di Milano – Cultura
prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte
con il supporto di Gagosian e Galleria Lia Rumma
con il sostegno di Main Sponsor Unipol e Banca Ifis
nell’ambito del programma culturale dei Giochi Olimpici invernali Milano Cortina
catalogo Marsilio Arte a cura di Gabriella Belli con saggi e contributi di Natacha Fabbri, Gabriele Guercio, Lawrence Principe
7 febbraio – 27 settembre 2026
Sala delle Cariatidi
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Orari: da martedì a domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso
Ingresso open €17,00; intero €15,00; ridotto €13,00 e €10,00; famiglie 1 o 2 adulti €10,00 da 6 a 14 anni €6,00; audioguida inclusa (ove prevista), prevendita esclusa; ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura
Info e prenotazioni: +39 02 91446111
www.palazzorealemilano.it
www.marsilioarte.it



