Veduta della mostra Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia, Palazzo Reale, Milano. Ph. Lorenzo Palmieri

Metafisica/Metafisiche. A Milano, la mostra diffusa ed enciclopedica

MILANO | PALAZZO REALE | FINO AL 21 GIUGNO 2026
MILANO | MUSEO DEL NOVECENTO | FINO AL 21 GIUGNO 2026
MILANO | GALLERIE D’ITALIA | FINO AL 6 APRILE 2026
MILANO | GRANDE BRERA-PALAZZO CITTERIO | FINO AL 5 APRILE 2026

di LUIGI ABBATE

Dopo le ubriacature futuriste di anni passati, ecco il “rappel à l’ordre” critico ed espositivo della Metafisica. Anzi, delle Metafisiche, perché quasi infinite sono le derive di questa parola magica, declinata partendo dal nominativo, o direttamente, dal nome del suo più importante rappresentante in terra, il Pictor Optimus, Giorgio de Chirico. Curata da Vincenzo Trione, Metafisica/Metafisiche è una grande mostra distribuita in quattro diversi spazi situati nel centro di Milano. Quartier generale, per così dire, è Palazzo Reale: oltre quattrocento opere, le origini storiche del grande movimento artistico del Novecento e le sue derive linguistiche vicine e lontane; comunque sia, ad apertura e chiusura nel nome e nei lavori neometafisici del pittore di Volos.

Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950, tempera su masonite, 70 x 58 cm. Collezione privata. Courtesy Tornabuoni Arte

In una lettera del 1916, de Chirico rammenta all’amico Apollinaire che “il tempo non esiste e che sulla grande curva dell’eternità il passato è uguale all’avvenire”. Possiamo considerarla una fra le tante chiavi di lettura per scoprire le conseguenze dell’“inseminazione metafisica” scatenata dal pensiero e dall’opera dechirichiana. A cominciare dalle tele della prima sala, proprio del ’16, alcune di non frequente visione, emozionanti fin dal titolo Le regret, Le salut de l’ami lontain, si colgono immediatamente gli ingredienti della dimensione metafisica, che coincidono con altrettante parole-chiave, come “distanza”, spaziale e temporale insieme, “memoria” sia come fatto di umana sensibilità (guardando a ritroso, la “Melencholia” di Dürer, ma anche, semplicemente, il pane ferrarese) che come categoria estetica, culturale, antropologica. Sono opere, queste delle prime sale, comprese quelle, bene più note, dalla alterata datazione, da osservare con calma, entrando nei dettagli, come a far provvista nell’imminenza di un lungo viaggio. Perché questa mostra moltiplicata per quattro è proprio un lungo viaggio che porta a confini inattesi, a volte tirati per i capelli, tanto da far scattare cortocircuiti ma, possibilmente, evitando di mettere nel medesimo cesto l’architettura razionalista dell’EUR, per esempio, con Dalí o Francesco Vezzoli. Piaccia o meno, il multiforme ingegno di Giorgio de Chirico ha segnato i destini di intere generazioni d’artisti, grandi e piccini. Dai compagni di strada e di vita, uno dei quali, Carrà, pretendeva la primogenitura del termine metafisica, quindi il fratello Alberto Savinio, e De Pisis. E, spostandosi poco più in là, Casorati, Sironi, Campigli, Rosai. Per non dire di Morandi, e non solo quello strettamente metafisico. Anche il maestro di Grizzana a sua volta ha fatto da modello e riferimento per eserciti di autori, a volte ben distanti fra loro, dei quali a Palazzo Reale si dà ampiamente conto: impossibile qui citarli tutti, o solo alcuni, facendo così torto agli altri. Praticante d’ogni disciplina, de Chirico non poteva non esser nei precordi di personalità che in ogni disciplina artistica, o resa tale dalla storia fotografia e cinema, architettura, design e moda, graphic novel e copertine di lp – hanno celebrato. L’“Arcipelago Metafisica” ricomposto dal curatore Trione spazia e domina l’universo della creatività artistica dell’ultimo secolo, facendo rischiare la bulimia a qualche visitatore. E come per gli autori, anche per le opere troppo ci sarebbe da elencare. Due sole ne citeremo, per una certa “improbabilità” e per rimanerne felicemente sorpresi: sfocati, inquietanti Ornamenti di Natale di Leonor Fini (1929), e una pietrosa, stalagmitica Piazza Duomo (1952) di un Dino Buzzati il cui segno pittorico è specchio fedele della sua stessa arte di narratore.

Concetto Pozzati, dal ciclo “Restaurazione”:
Il trovatore italico, 1973, olio e acrilico su tela, 70 x 80 cm, Museo Magi ’900 – Pieve di Cento (Bologna)

Mostra “diffusa”, questa Metafisica/Metafisiche, emula di scelte fatte in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali. Oltre a Palazzo Reale, che fa la parte del leone, ancelle eleganti gli spazi offerti dall’adiacente Museo del Novecento, dove si approfondisce il rapporto della Metafisica e dello stesso de Chirico con Milano, con bozzetti di scenografie e costumi per la Scala e i Bagni misteriosi per la Triennale, insieme con l’omaggio al fratello Alberto Savinio, ad opera di Mimmo Paladino con una serie di dieci tavole ispirate ad Ascolto il tuo cuore, città dello stesso Savinio. Quindi presso le Gallerie d’Italia (Banca Intesa è guardacaso partner delle citate Olimpiadi), nel cui caveau si mischiano con opere della collezione le splendide fotografie scattate nello studio di Morandi in Via Fondazza pochi giorni prima del suo smantellamento da un Gianni Berengo Gardin capace magistralmente di evocare in bianco e nero i colori degli interni e delle celebri bottiglie. Ed ancora Morandi nel quarto capitolo di questa singolare “passeggiata” milanese: a Palazzo Citterio, uno degli spazi della Grande Brera, More sweetly Play the Dance and Remembering Morandi, autore William Kentridge: una videoinstallazione e una serie di tecniche miste su cartone che ancora una volta omaggiano l’oggettistica morandiana con l’icastico taglio chiaroscurale dell’artista sudafricano.

Gianni Berengo Gardin. Lo studio di Giorgio Morandi, Bologna 1993, stampe ai sali d’argento. Eredi Gianni Berengo Gardin. Ph. Maria Parmigiani

Mostra diffusa, ed enciclopedica. Come enciclopedico è il catalogo Electa, che si presenta, dopo la ricca introduzione del curatore Vincenzo Trione e la riproduzione delle opere, come un glossario di voci, una per lettera e ciascuno dei quali è firmato da un esperto di materia o ambito culturale. Una lettura che resta ma che volendo aiuta a ben disporsi alla visita dei quattro spazi espositivi.

Fino al 21 giugno a Palazzo Reale e al Museo del Novecento, fino al 5 aprile a Palazzo Citterio, al 6 aprile alle Gallerie d’Italia. Per chi poi volesse rivederla con altro allestimento, la mostra sarà visitabile alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dal 18 luglio all’8 novembre.

William Kentridge, More Sweetly Play The Dance and Remembering Morandi, Palazzo Citterio – La Grande Brera, 2026 / William Kentridge, MORE SWEETLY PLAY THE DANCE, courtesy Galleria Lia Rumma Milano Napoli

 

Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia
a cura di Vincenzo Trione
Palazzo Reale, Milano
28 gennaio – 21 giugno 2026

Info:
www.palazzorealemilano.it

www.electa.it

Milano Metafisica
Museo del Novecento, Milano
28 gennaio – 21 giugno 2026

Info:
www.museodelnovecento.org

Gianni Berengo Gardin. Lo studio di Giorgio Morandi
Gallerie d’Italia, Milano
28 gennaio – 6 aprile 2026

Info:
www.gallerieditalia.com
milano@gallerieditalia.com
Numero Verde: 800.167619

William Kentridge. More Sweetly Play
the Dance and Remembering Morandi
A cura di Vincenzo Trione
Grande Brera-Palazzo Citterio, Milano
6 febbraio – 5 aprile 2026

Info:
palazzocitterio.org

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