MILANO | Palazzo Reale | Fino al 20 settembre 2026
di GABRIELE CORDì
Fino al 20 settembre 2026, il primo piano di Palazzo Reale a Milano ospita la più ampia mostra retrospettiva, Mario Raciti. Opere 1952 – 2025, dedicata ai settantatré anni di ricerca del pittore Mario Raciti, a cura di Luca Pietro Nicoletti. Il progetto espositivo è accompagnato da un catalogo edito da Silvana Editoriale, arricchito da numerosi contributi e testimonianze di chi ha seguito da vicino il percorso dell’artista.

Nato a Milano nel 1934, Mario Raciti ha costruito un percorso solitario, sempre in equilibrio tra impulso istintivo e riflessione intellettuale. Estraneo alle mode e alle classificazioni, l’entronauta padano – come amava definirsi – ha mantenuto per tutta la carriera una posizione autonoma. Il suo studio milanese è diventato una macchina simbolica, dove la pittura si trasforma nel registro di un’inquietudine esistenziale.
La sua ricerca nasce da una profonda tensione culturale, alimentata da una biblioteca ideale che va da Rilke a Dostoevskij e da un universo musicale dominato da Wagner e Mahler. Letteratura e musica non sono mai semplici riferimenti, ma impulsi che guidano il gesto pittorico. Al centro della sua poetica c’è il concetto di “fallimento significativo”: la consapevolezza che l’oltre esistenziale sia una meta irraggiungibile. Un limite che Raciti non prova a superare, ma a rappresentare attraverso il dramma del bianco. “Il bianco, infatti, è tutt’altro che una dimensione pacificata o rasserenante: è un amalgama che ingloba l’immagine, che la fa affiorare, ma allo stesso tempo non le permette di emergere del tutto. Con il bianco a tempera magra, di consistenza gessosa e coprente, egli cancella il segno che ha tracciato, ma mette allo stesso tempo in evidenza le tensioni interne alla dinamica compositiva e narrativa”, scrive Nicoletti nel catalogo dell’esposizione.

Dagli esordi degli anni Cinquanta fino ai primi anni Sessanta, il linguaggio di Raciti si sviluppa dall’espressionismo verso l’informale. Opere come Edipo a Colono rivelano già una brutalità istintiva destinata a riaffiorare negli anni successivi. Con il ciclo degli Eden, la superficie si popola di graffi e tessiture. La tela diventa un “buco nero”, dove la forma si dissolve e torna ad affiorare. L’erotismo rimane sempre suggerito: fianchi, seni e torsi emergono appena da una materia incerta e gessosa. Dai cicli delle Presenze e degli Incontri fino agli anni Settanta, il segno si fa più controllato e costruisce un repertorio iconografico stabile. Compaiono teleferiche e sonde spaziali, immagini di un viaggio metaforico verso l’ignoto, strumenti per captare echi provenienti da uno spazio insieme cosmico e interiore. Nonostante la densità di questi temi, Raciti conserva una vena ironica. Nei dipinti appaiono spiritelli dal lungo becco, figure che incarnano quella che lui stesso definiva l’abitudine di “frequentare l’inferno in ciabatte“. Un atteggiamento che evita ogni enfasi e mantiene la pittura sospesa in un’atmosfera ovattata e straniante.

Dai cicli della Porta fino alle opere più mature, lo spazio si divide in due dimensioni. Da una parte il “qua”, il luogo delle apparizioni; dall’altra il “là”, oltre la soglia, dove abitano gli spettri dell’anima. La pittura non cerca mai una verità definitiva. Prova piuttosto a trattenere l’incertezza. Come ha osservato Elena Pontiggia nel 1989: “Ogni opera di Raciti è così segreta, sottocutanea, che verrebbe voglia di togliere il velo che sembra coprirla, per mettere finalmente a nudo forme nette e colori decisi. Ma quel velo non copre la pittura. È la pittura”.
Mario Raciti. Opere 1952 – 2025
Una mostra promossa da Comune di Milano – Cultura
Prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale
a cura di Luca Pietro Nicoletti
1 luglio – 20 settembre 2026
Palazzo Reale, Milano
Orari: Dal martedì alla domenica ore 10:00 – 19:30. Giovedì fino alle 22.30. Lunedì chiuso.
Ingresso libero
Info: https://www.palazzorealemilano.it/-/mario-raciti.-opere-1952-2025



