Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, veduta parziale della mostra, Palazzo Reale, Milano Foto © Andrea Avezzu

Un racconto completo, a Milano la tensione estetica di Robert Mapplethorpe

MILANO | Palazzo Reale | Fino al 17 maggio 2026

di MATTEO GALBIATI

È indubbio che il motore poetico dell’estetica, con cui si identifica la fotografia di Robert Mapplethorpe (1946-1989), sia legato ai suoi contenuti spesso controversi e spregiudicatamente anticonformisti, eppure, sarebbe una riflessione riduttiva limitare a questo il valore delle sue immagini tanto riconoscibilmente definite nel rispecchiare la personalità del loro autore e di quanto ritratto. Non è giusto perché ne limita il grande valore estetico, la ricerca effettiva, la capacità di lasciar esprimere ai suoi soggetti – che fossero persone, oggetti o fiori – tutte le sfaccettature e le complessità della loro personalità.
Il suo lessico espressivo, quindi, non sta solo in una pura e semplice sollecitazione irriverente mossa attraverso l’arte, ma nella capacità di trasformare il dibattito e il conflitto, teso tra eleganza e provocazione, in una forma di singolare bellezza. Nei volti e nei corpi, così come nelle altre forme di tutti i suoi soggetti, senza mai scadere in alcun citazionismo, echeggia la premura di una tensione alla purezza di lineamenti classi che stemperano i toni di quelle letture più audaci.
Le forme del desiderio è la mostra che, curata da Denis Curti, riunendo nelle sale di Palazzo Reale Milano oltre 200 scatti, riassume, in ben distinte sezioni, la vicenda umana e artistica del celebre fotografo e mette in evidenza questa sua attitudine: seguendo il percorso espositivo emergono chiaramante quelle identità di pensiero con cui “costruiva” ogni scatto e la definizione di una riflessione che, attraverso una luce perfetta, modellava e rivelava le vibrazioni emotive e sensuali delle carni.
Se diamo per assodato l’interesse per la sperimentazione attorno alle pratiche erotiche più estreme e una definizione di una certa estetica legata all’ambiente omosessuale, di sicuro, questo non basta per conoscere la totalità del suo osservare la verità del mondo.

Robert Mapplethorpe. Le forma del desiderio, veduta parziale della mostra, Palazzo Reale, Milano Foto © Andrea Avezzu

L’identità del suo sguardo, infatti, non è solo quella di un eclettico, ma di un temperamento perfettamente allineato con le voci più forti e incisive del clima culturale della sua epoca e, questa mostra, ampia e inedita nella proposta, si consegna a noi in un’inedita occasione di comprensione ulteriore della sua originalità più singolare. Della fotografia Mapplethorpe, se si superano i più superficiali commenti, è un fuoriclasse, tra i maggiori e più espressivi del Novecento, soprattutto quando si comprende quanto questo linguaggio fosse incline a farsi sì strumento di esplorazione personale ma, forse soprattutto, sociale.
Ritraendo figure complete o dettagli puntigliosi, quasi ossessivamente ne cercava gli aspetti più reconditi: nell’autoritratto scandagliava le sue più diverse faccettature caratteriali e umorali, nei rittratti – che fossero di Patti Smith o della Rossellini – scavava nell’anima, nei nudi o nei fiori insisteva su una certa voluttuosa plasticità scultorea dei dettagli.
La sua fotografia, in definitiva, mettendo in discussione tabù e ipocrisie sociali, arrivava a celebrare le diversità ricche dell’umanità e non solo: agendo secondo l’alchimia di un maestro, infatti, si metteva alla costante ricerca del modo più intenso e dei percorsi migliori con cui restituirci le tensioni delle varie personalità e sensualità delle realtà che ci circondano.

Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, veduta parziale della mostra, Palazzo Reale, Milano Foto © Andrea Avezzu

Qui, assecondando un controllo divenuto sempre più attento nei confronti della “correttezza” dell’immagine, secondo quei canoni che cercava di fissare, ha filtrato la superficialità di una spigolosa irriverenza fine a se stessa e, quando ne ha saputo mitigare il riverbero, ci ha lasciato la testimonianza più potente e il valore più puro e cristallino della sua ricerca. La sensazione di assoluta chiarezza, intrigante richiamo per ogni soggetto di cui si coglie adesso la giusta chiave di lettura, è nell’evidenza stessa delle sue fotografie: sono il mezzo che, pur passando da aspetti controversi, arriva a un’imperfetta precisione che le fa diventare icone. Ciascuna, infatti, davanti a noi sfiora il mito; diventa oggetto di culto perchè lì sono contenuti gli elementi giusti, che ci avvicinano al sublime che Mapplethorpe ha sempre lucidante visto sin dall’inizio.

Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
a cura di Denis Curti
promossa da Comune di Milano – Cultura
prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte
in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe, New York
con il supporto di Radio Capital, InViaggioCon Corriere della Sera
con il sostegno di Coop Lombardia e La Viarte
catalogo Marsilio Arte

29 gennaio – 17 maggio 2026

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano

Orari: da martedì a domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso
Ingresso open €17,00; intero €15,00; ridotto €13,00 e €10,00; famiglie 1 o 2 adulti €10,00 da 6 a 14 anni €6,00; audioguida inclusa (ove prevista), prevendita esclusa; ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura

Info e prenotazioni: +39 02 6597728
www.palazzorealemilano.it
www.marsilioarte.it

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