Simona Uberto. Fatum Futura. Mostra antologica 1996–2026, veduta parziale della mostra, Bipielle Arte, Lodi

Simona Uberto, trent’anni di ricerca tra memoria e invenzione

LODI | Bipielle Arte | Fino al 22 marzo 2026

di MATTEO GALBIATI

Da tre decenni Simona Uberto (Savona, 1965) impegna la sua ricerca di artista in una rilettura interpretativa del reale che, evocativa, ma mai completamente rivelatrice, sospende la propria deducibilità tangibile finale in una sorta di corollario di impronte visive: Uberto, infatti, raggiunge il limite del dettaglio, per poi arrestarlo, privarlo di qualcosa, svuotarlo di quei contenuti determinati che potrebbero chiarire definitivamente l’immagine, ma che, così, la lasciano invece sempre fluttuare in un limbo significante di giuste interrogazioni.

Simona Uberto, Fuoricampo, 2008, stampa foto colore su alluminio, figure sagomate al laser, cm 120×200 circa

La sua lettura del mondo avviene proprio attraverso un certo schematismo lirico-poetico che “stilizza” esteticamente la verità delle cose attraverso una decontestualizzazione raffinata che, isolando alcuni elementi, certe sagome, dei frammenti, si apre al senso dell’osservatore che ne può riscoprire e riscrivere l’appartenenza a una quotidianità già vissuta, forse intuita, certo ri-conosciuta.
Uberto interpella, in questo senso, la nostra esperienza, provata o incontrata per caso nell’eccezione singola della vita di ciascuno, restituendoci i limiti di un orizzonte infinito già solcato, già attraversato ed ora aperto a un riaffiorare affermativo tra certezze e dubbi, tra concretezza e sogno. Nel campo d’azione dell’opera attiva la relazione stretta che nasce dal dialogo tra temporalità e percezione, tra quanto si riesce a raccogliere e trattenere e quanto, al contrario, si dimentica, si lascia all’oblio del vuoto e dell’assenza. Un vuoto – ma anche precise e dense mancanze intenzionali – che Uberto fa decantare e nel quale permette allo sguardo un libero accesso; del resto entrarvi risponde all’ovvia necessità di completare in qualche modo ciò che non c’è.

Simona Uberto. Fatum Futura. Mostra antologica 1996–2026, veduta parziale della mostra, Bipielle Arte, Lodi

Un vuoto che è, allora, denso di pieno, un vuoto che, come per certe filosofie orientali, rivendica una dimensione di senso necessaria, ineludibile. Rumoroso e allargato al possibile, è un vuoto risonante. In questo svuotamento surreale l’artista ci guida, ci accompagna, ci circonda del silenzioso esserci dei suoi paesaggi, delle sue figure, dei suoi elementi, circoscritti in un’organica interpretazione di quella realtà ormai divenuta altro.
Ritroviamo tutti questi elementi connotanti della ricerca di Uberto nella completa mostra antologica che Fondazione Banca Popolare di Lodi accoglie nelle sale di Bipielle Arte a Lodi: qui, senza eccessi e senza stucchevoli ridondanze, l’artista mette in scena una scrupolosa ed equilibrata selezione di una cinquantina di opere per raccontare l’arco trentennale del suo coerente impegno artistico che parte dal 1996 e arriva al 2026. Fatum Futura, pensata e definita con la curatela esperta di Maria Laura Gelmini, offre uno spaccato sulla fotografia (il suo linguaggio d’elezione), l’installazione, il collage, la scultura e i raffinati interventi ambientali che disegnano la sua identità più riconoscibile.

Simona Uberto, Fata Morgana 1, 2017, stampa a colori su alluminio spazzolato e sagomato, cm 90×140 Foto Mauro Ranzani

Apprezziamo molto, in questo modo di raccontarsi mettendo a nudo tutte le fasi del proprio percorso, l’aver scelto di non indottrinare le esperienze nella solita sequenza di facile temporalità cronologia, ma di aver scelto di “vestire” lo spazio secondo direttrici connettive che, di là dal tempo, fanno rispecchiare un lavoro nell’altro alimentando rimandi, appartenenze, ricorrenze, similitudini, differenze. Ogni visitatore può, quindi, riflettere sul valore esperienziale delle opere dell’artista che accolgono, come si diceva, la posizione di ciascuno e parlano di un itinerario estetico maturo, consolidato, che non perde, seppur evolvendo, mai di vista i propri princìpi.
Se nel titolo della mostra si tocca il cuore concettuale della ricerca dell’artista quella riflessione sulla dimensione temporale che, come si diceva all’inizio, è tesa tra esperienza e possibilitàfatum è quanto pronunciato come destino mentre futura è ciò che ci spetta come avvenire – ad essere esposte sono alcune tra le serie più iconiche con cui si esternano tali pensieri: possiamo, infatti, muoverci tra le masse, le sagome intagliate, le affascinanti letture paesaggistiche di Fata Morgana, le disseminazioni di elementi ripetuti, tutti “pezzi” che ci fanno sempre riscoprire la tenuta del valore simbolico dei racconti di Uberto. Città, campagne, individui si offrono come apparizioni che hanno il peso di quello che è stato e ciò che ancora non ha preso forma del tutto. Tornano sempre ad agire memoria e invenzione, ed è dentro questa “polarità semantica” che si animano i concetti, si attivano questioni, si verificano testimonianze, si svelano incertezze e si assolvono dubbi.

Simona Uberto. Fatum Futura. Mostra antologica 1996–2026, veduta parziale della mostra, Bipielle Arte, Lodi

Abbiamo detto del silenzioso apparire rispetto al modo che Simona Uberto ha di osservare i fenomeni del mondo, per i termini in cui ogni sua immagine è poi spazio di negoziazione delle tracce dirette del reale stesso e la loro mimesi memoriale, così accogliamo ciascun lavoro – nello spettro delle nostre riflessioni, tutte valide e ammissibili quando impegnate certo nello sforzo di una interiorizzazione sincera – con un forte senso di responsabilità: Uberto ci concede di rendere, infatti, possibile il costante prodursi di un sé in tensione, perché catalizzatore di esperienze praticate e praticabili. L’opera è sempre, in fondo, documento di costruzione di una surreale – ma poetica – stabilità tra certezza e miraggio, tra precarietà di qualcosa a perdere e la volontà di qualcosa che si deve ancora affermare.

Simona Uberto. Fatum Futura. Mostra antologica 1996–2026
a cura di Maria Laura Gelmini
progetto Fondazione Banca Popolare di Lodi
in collaborazione con Galleria Melesi, Associazione Culturale Rivoliduepuntozero, Gli Eroici Furori, Gruppo Scuola Galileo
catalogo vanillaedizioni

28 febbraio – 22 marzo 2026

Fondazione Banca Popolare di Lodi
Bipielle Arte
Via Polenghi Lombardo-Spazio Tiziano Zalli, Lodi

Orari: giovedì-venerdì 16.00-19.00; sabato-domenica 10.00-13.00 e 16.00-19.00
Ingresso libero

Info: www.fondazionebipielle.it
www.simonauberto.com

Condividi su...