Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit © Sofia Basso
          Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit © Sofia Basso

IL DIALOGO IRRIDUCIBILE: SILVIA CINI ALLA FONDAZIONE BARUCHELLO

ROMA | FONDAZIONE BARUCHELLO | Fino al 20 FEBBRAIO 2026  

di MARIA VITTORIA PINOTTI

In un’intervista rilasciata nel 2019 alla rivista Domus, Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924 – Roma, 2023), in relazione all’Azienda Agricola Cornelia da lui fondata nel 1973 e attiva fino al 1981, afferma con rara lucidità intellettuale, quanto «l’arte continui a essere strumento essenziale quando nasce dal desiderio di capire. Non sono tempi facili, ma, come abbiamo fatto fino a ora, le idee non ci mancano». Sebbene quelle parole risalgano a sette anni fa, risultano tutt’ora valide e incisive per la loro verità, in quanto le visioni e gli ideali annunciati da Baruchello emergono in relazione ad artisti e contesti culturali portatori di inconsuete idee, capaci di lavorare secondo criteri tematici trasversali. Sin dal momento dell’istituzione, la Fondazione Gianfranco Baruchello, fondata a Roma nel 1998 e diretta da Carla Subrizi, ha conservato e valorizzato i lavori dell’artista di cui porta il nome, promuovendo al contempo, progetti di studio e di ricerca anche oltre i propri confini. In questa occasione è stata costantemente rilevata la capacità di Baruchello di creare ampi collegamenti tra elementi disciplinari fortemente differenti, modalità di pensiero e ricerca che gli hanno permesso di stabilire legami con la natura, l’energia vitale che la anima e i suoi scenari, orientandosi con parzialità anche su questioni sociali e politiche.

Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Particolare erbari e vetrina, Ph. Credit © SofiaBasso
Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Particolare erbari e vetrina, Ph. Credit © Sofia Basso

Una simile capacità di contaminazione è ciò che contraddistingue la ricerca di Silvia Cini (Pisa, 1972), cui è dedicata la mostra Sinantropico, nel contesto dell’iniziativa Terra come Terra, in programmazione fino al 20 febbraio 2026 presso la Fondazione romana. Il progetto, a cura di Carla Subrizi e in collaborazione con Marcella Muraca modella un dialogo tra i lavori video di Gianfranco Baruchello e una raccolta di opere Silvia Cini, ripercorrenti la fine degli anni Novanta a oggi. Visitando gli spazi si scopre una ricerca particolarmente stratificata, in cui ogni opera rivela un processo di studio e raccolta di dati in costante fase di evoluzione. Parafrasando l’etimologia del titolo della mostra, di comune approccio tra i due artisti v’è lo studio di “tutto ciò che vive o si adatta agli esseri umani”, soprattutto in riferimento all’ecosistema naturale, ai suoi equilibri in rapporto all’urbanizzazione, alla crescita sociale e all’economia dei poteri nazionali.

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Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit © Alessia Calzecchi

Eppure, nella diversità tra i video di Baruchello e le installazioni di Cini, emerge una narrazione frammentata, in cui i continui rimandi visivi mantengono relazioni aperte, alimentando una costante ricerca di nuove connessioni e rendendo il percorso privo di un vero inizio e conclusione. L’immaginario di Cini, influenzato dalla botanica e dalla lettura del paesaggio come metafora sociale, esplora ecosistemi e biosfere dopo le pressioni antropiche, trasformando ogni osservazione in uno stimolo reciproco rispetto ai diversi filoni di ricerca. Secondo questa prospettiva il tempo e la distanza geografica vengono virtualmente annullate, sino a risultare inaspettatamente conciliabili. Così, anche se gli studi a supporto della progettazione delle opere, possono protrarsi per anni, è possibile avvicinare luoghi geograficamente distanti per legare i dati raccolti con una rara capacità di integrazione e combinazione. Perciò il dialogo proposto dalla Fondazione Baruchello riflette su come ogni elemento raccolto sia sintomo di una natura segnata dai dissesti, quindi manipolata in ragione di fattori sociali e politici a discapito dei processi spontanei che sostengono la vita degli ecosistemi.

Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit ©SofiaBasso
Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit © Sofia Basso

Sebbene il dialogo faccia emergere le diversità tecniche di ogni artista, consentendo a ciascuno di mantenere la propria autonomia, il rapporto tra i due è saldo e armonioso. Le opere di Silvia Cini trasformano lo spazio della Fondazione in modo concreto e percettibile con installazioni ambientali capaci di dialogare con l’architettura e guidare lo spettatore attraverso percorsi fisici e visivi, creando, altresì un’esperienza sinestetica e immersiva.

Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit © Sofia Basso
Installation view, Sinantropico, Silvia Cini, Fondazione Baruchello, Ph. Credit © Sofia Basso

Al contrario, nei video di Baruchello il senso del luogo resta intangibile e mentale, lo spazio viene evocato attraverso immagini, rimandi concettuali e strutture narrative che stimolano una fruizione più interiore e riflessiva dove l’interpretazione è condizionata dall’analisi dello spettatore piuttosto che dalla sua presenza fisica. Nonostante le opere siano state concepite in modo indipendente, il racconto filmico di Baruchello diventa motivo introduttivo al processo creativo dell’altra artista. È quanto avviene nel video Le lieu (2010), in cui un trattore lavora il terreno dissestato dell’Agricola Cornelia, mentre Cini raccoglie le zolle provenienti dall’azienda e le deposita in contenitori lasciandole germogliare. La sua opera intitolata Terrediriporto (1998-2001), di norma allestita con terre prelevate dai cantieri autostradali d’Europa, in rapporto al video di Baruchello solleva una questione precisa: in quale momento un terreno si può considerare tale e qual è la sua origine? Probabilmente quando viene calpestato e sottoposto all’azione di eventi fisici che variano la morfologia e le innumerevoli azioni che modificano la terra, vuoi con l’azione meccanica vuoi con la semina e germinazione.

Silvia Cini, Terrediriporto, Installation view, Sinatropico, Fondazione Bauruchello, Ph. ©Alessia Calzecchi
Silvia Cini, Terrediriporto e Le Lieu di Gianfranco Baruchello, Installation view, Sinatropico, Fondazione Bauruchello, Ph. © Alessia Calzecchi

Un ulteriore motivo di riflessione è il rapporto tra il filmato Ballade (1996) di Baruchello e l’opera installativa Somnia Vana (2025) di Cini. Sebbene il video non racconti una storia lineare né un evento specifico riesce a evocare sensazioni tipiche di un sogno come l’incertezza e lo spaesamento, elementi che ritornano nell’opera di Cini con gli stati emotivi quali la delusione e il fallimento. Quest’ultima opera, composta da foglie di olmo zuccherate, possiede colti riferimenti, quali: lo studio botanico, il contesto urbano dove sorge la Fondazione, la storia dell’agronomia in epoca Napoleonica in rapporto alla coltivazione delle barbabietole da zucchero, quanto veniva prodotto dall’Agricola Cornelia, fino ai riferimenti all’Eneide di Virgilio. Elementi tutti questi riferibili alla lettura del lemma “Terra” nella Psicoenciclopedia possibile di Baruchello, particolarmente in questa occasione si evidenzia come nei diversi linguaggi artistici esista un principio formativo comune che li unisce. Nonostante la ricchezza interpretativa Somnia Vana è un lavoro lieve, rispettoso dei volumi ambientali della Fondazione, perciò le minute foglie zuccherate occupano lo spazio in modo intimo, costringendo lo spettatore a una lettura in movimento e partecipata, proprio come il loro disperdersi sui muri.

Silvia Cini, Somnia Vana e Ballade, Installation view, Sinatropico, Fondazione Baruchello, Ph. ©Alessia Calzecchi
Silvia Cini, Somnia Vana e Ballade di Gianfranco Baruchello, Installation view, Sinatropico, Fondazione Baruchello, Ph. © Alessia Calzecchi

Al contrario l’acqua, elemento opposto e complementare alla terra, diventa il principio fondante dell’organizzazione del ricordo assieme alla sua ripetizione. Il video La Traversata (2006) di Baruchello, raffigurante un uomo che nuota in mare senza raggiungere una meta, stabilisce un dialogo con Penelope Addio (2005) di Silvia Cini, in cui l’artista è seduta in mare reagendo alle intemperie. Questo atto di resistenza fisica evocante la forza psicologica e morale delle donne vittime di violenza, trova corrispondenza con la capacità di resilienza e di adattamento in situazioni avverse.

Silvia Cini, Penelope Addio e La Traversata, Installation view, Sinatropico, Fondazione Baruchello, Ph. © SofiaBasso
Silvia Cini, Penelope Addio e La Traversata di Gianfranco Baruchello, Installation view, Sinatropico, Fondazione Baruchello, Ph. © SofiaBasso

Si tratta dello spirito di tenacia e resistenza che possiedono anche gli organismi vegetali, elemento tanto rigenerativo quanto essenziale per la sopravvivenza e la trasformazione degli equilibri esistenti. Attorno al concetto di determinazione fisica e adattabilità a qualsiasi cambiamento figura l’opera Avant Que Nature Meure (2015-2024) che raccoglie una mappatura in continuo sviluppo delle orchidee spontanee che fioriscono a Roma.

Silvia Cini, Segnasfalcio Estranee, Installation view, Sinatropico, Fondazione Baruchello, Ph. © SofiaBasso
Silvia Cini, Segnasfalcio Estranee, Installation view, Sinatropico, Fondazione Baruchello, Ph. © SofiaBasso

Esposta precedentemente nel 2024 all’Orto Botanico di Roma, la Fondazione è allestita su uno sfalcio erboso come per suggerire una nascita estremamente spontanea. Così seguendo la parafrasi del titolo di quest’ultima opera “prima che la natura muoia”, il progetto si chiude con un senso di necessaria apprensione e aspettativa. Sensazioni che invitano a concepire la mostra come un ecosistema, in cui l’uomo si manifesta attraverso angosce, speranze e sogni della vita individuale e collettiva, seguendo i ritmi di una crescita vegetale, dalla germinazione fino alla fioritura delle aspirazioni capaci di sostenerci.

 

Silvia Cini, Sinantropico
Progetto a cura di Carla Subrizi, con la collaborazione di Marcella Dalila Muraca

 15 gennaio – 20 febbraio 2026

Fondazione Baruchello
Via del Vascello 35, Roma

Apertura al pubblico: dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00

Info: www.fondazionebaruchello.com

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