Alessandro Gioiello, Pensieri Sparsi, Installation view, Galleria Richter Fine Art, Courtesy Richter Fine Art, Roma, Ph. Eleonora Cerri Pecorella

IL SILENZIO CHE SI FA PITTURA. ALESSANDRO GIOIELLO IN MOSTRA ALLA GALLERIA RICHTER

ROMA | GALLERIA RICHTER | FINO AL 17 MAGGIO 2026

di BEATRICE CONTE

La tela non è sempre lo spazio della figurazione, del colore, del tempo impresso. La tela può essere depositaria di un’attesa, di una ricerca febbrile della forma cui un oggetto si sottrae dall’esatto momento in cui lo osserviamo. È l’inafferrabilità della pittura dal vivo, che subisce tutte le inesattezze del luogo che la circonda: la luce, l’ombra, la prospettiva, il tono. Quando un oggetto lungamente osservato finisce per smarrire la foggia originaria, può diventare un pensiero.

Alessandro Gioiello, Broken flowers, 2026, olio su lino, 33×30 cm, Courtesy Richter Fine Art, Roma, Ph. Saltstreet Studio

L’opera di Alessandro Gioiello è la traccia visiva, evanescente e pura, del “luogo della quotidianità” svuotato della sua narrazione originale e frammentato nella percezione del suo autore. Gioiello si misura con una pittura che ancora prima che contemplativa è prudente. L’artista non vuole creare qualcosa di poco importante, né di troppo ingegnoso. Immerso nella poesia dell’arte, “vuol temere” di non esprimerla con la sensibilità che l’arte merita. La sua è una forma di cura prosaica che lo porta a produrre un’opera brillante, gentilmente audace, e tenue. Una preziosa epifrasi di luce, e vento calmo, che ispira la stessa volontà di contemplazione che l’artista ha del mondo.

Alessandro Gioiello, Ciò che resta, olio su tela, 25x31cm, 2026, Courtesy Richter Fine Art, Roma, Ph. Eleonora Cerri Pecorella

Nella Galleria Richter, la rassegna pittorica Pensieri sparsi si dispiega come una superficie sensibile, in cui le immagini dapprima si compongono per poi sottrarsi allo sguardo. Ciò che resta, non è solo il titolo di una delle opere di Gioiello, ma anche la buona esemplificazione di un percorso interiore che l’artista fa a partire dalla materia reale della sua officina. Possiamo immaginarlo nel suo studio, raccolto nello stesso silenzio suggerito allo spettatore che è di fronte alle sue tele. Delicata, gentile e opalescente, l’intera opera è un luogo leggerissimo di sedimentazione impreziosito di un tonalismo moderno che traccia le fila della composizione. Una maniera pittorica che consegna al colore e alla luce la definizione plastica della stessa immagine.

Alessandro Gioiello, Domenica mattina, olio su tela, 25x31cm, 2026, Courtesy Richter Fine Art, Roma, Ph. Eleonora Cerri Pecorella

Il colore, “quello che impasta per concrezioni e penombre la luce del mondo con la materia” – come scrisse Flavio Caroli sulla pittura di Pietro Longhi –, partecipa al segno definendo esso stesso la forma delle cose. L’oggetto, anche quando immediatamente riconoscibile, è superato dall’atmosfera evocativa dei rosa, dei blu e dei bianchi pastello, che sedimentano le forme e definiscono un registro scenico quasi perlaceo. La resa è come pulviscolo visivo, non più riflessa nel mondo visibile ma rivolta all’intimo sguardo dell’artista. Una piccola composizione di conchiglie sparse sul tavolo da lavoro, un albero fremito dal vento, un tubetto di colore, un vaso di fiori, sono quel che sono finché non se ne fa esperienza. Per Gioiello sono luoghi familiari, ma anche per lo spettatore sono conoscibili. La Domenica mattina è quel viale con l’albero più verde degli altri, che in autunno cambia colore e la cui ombra si allunga con lo scorrere della giornata. È l’eco dell’aria densa e calda di una mattina iniziata presto, uno spazio elementare né realistico né naturalistico in cui possiamo muoverci d’istinto e scoprire una pittura che non mostra, ma che lentamente affiora.

Alessandro Gioiello, Nuca, olio su tela, 28x34cm, 2026, Courtesy Richter Fine Art, Roma, Ph. Eleonora Cerri Pecorella

In questo senso, le sue opere non si offrono mai come immagini compiute, ma come l’esito di un pensiero stratificato attraverso il tempo della sua formazione, negoziato tra visione e memoria. Alcune, sempre prudentemente, prendono la deriva dell’astrazione – Nuca, olio su tela, 28x34cm, 2026 e Broken flowers, olio su tela, 33x30cm, 2026 – seppur mantenendo quell’aderenza al vero che conduce l’artista attraverso le prime fasi del dipinto: l’impronta figurativa che costituisce la prima gettata a pennello, l’oggetto osservabile da cui generare il segno come il suo primo passo sulla tela. Da qui in poi, Gioiello lavora per ispessimento campiturale, muovendo dalla traccia di un fiore, di una scarpa, o di una finestra sul fuori, alla sua dimora di senso.

Alessandro Gioiello, Pensieri Sparsi, Installation view, Galleria Richter Fine Art, Courtesy Richter Fine Art, Roma, Ph. Eleonora Cerri Pecorella

La misura scelta per la tela partecipa anch’essa a una dimensione di raccoglimento che per l’artista sembra essere essenziale, generativa e salvifica. Pochi centimetri di spazio in cui non ottundere al soggetto tutti i suoi possibili scenari di contenimento, con l’unica luce naturale a sostenere una figura epurata di contorni. L’intimità cui rifugge la trama delle sue tele è pacificante, ma non risolutiva. Al contrario, mantiene aperta una soglia percettiva in cui lo sguardo è chiamato a sostare, più che a riconoscere. In un tempo dominato dalla rapidità dell’immagine e dalla sua immediata consumazione, la pittura di Gioiello introduce una forma di resistenza silenziosa, che restituisce valore al tempo e all’incertezza. Ogni opera richiede una prossimità tale che l’oggetto ritratto possa lentamente mostrarsi senza mai del tutto compiersi. Ed è in questa tensione visiva, che l’artista stabilisce un rapporto nuovo tra la pittura e il suo osservatore, non più come spazio del vedere ma come “luogo dell’esperienza percettibile”: in un mondo che ci spinge a prendere le distanze per avere una visione d’insieme delle cose, la sua opera ci costringe al dettaglio, al respiro corto, al silenzio del particolare.

Alessandro Gioiello. Pensieri Sparsi
testo critico di Maria Vittoria Pinotti

24 marzo – 17 maggio 2026

Galleria Richter Fine Art
Vicolo del Curato 3, Roma

Orari: dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19, o su appuntamento

Info: info@galleriarichter.com
www.galleriarichter.com

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