Sondrio, Tirano e Bormio | sedi varie | Fino al 15 marzo 2026
di VANESSA VILLA
L’ululato del lupo e il bramito del cervo, storie in dialetto e il soffio del vento, cori, poesie e battere sul ferro. Corni Grosini, pannocchie sgranate, campane e campanacci, lingue segrete, in via d’estinzione: il Calmun dei venditori di pentole in pietra ollare, il Plat di sciòbar dei calzolai. Questi e molti altri i suoni che sono il cuore di MOUNTAIN ECHOES – Le voci e i suoni della Valtellina in sculture sonore, progetto dell’artista multidisciplinare Yuval Avital (Gerusalemme, 1977) ideato con il Comitato CULTURA + IMPRESA che, selezionato da Regione Lombardia, s’inserisce nel programma dell’Olimpiade Culturale di Fondazione Milano Cortina 2026 ed è sostenuto dalla Provincia di Sondrio, da BPER Banca e da Tessuti di Sondrio, oltre che dai numerosi patrocini dei Comuni e deo Parchi della Valtellina.
Dedicato alla Valtellina, il progetto parla e fa parlare la montagna insieme alle comunità che la abitano e ne sono, a loro volta, abitate, sottolineando e rinsaldando profondi legami di reciproca appartenenza. Si traduce in un itinerario espositivo che si snoda tra Sondrio, Tirano e Bormio, comprendente tre sculture sonore che, inaugurate il 23 e il 24 gennaio e fruibili fino al 15 marzo 2026, sono affiancate dalla mostra diffusa MOUNTAIN ECHOES in Valtellina: lo sguardo dell’artista, una narrazione visiva del making of del progetto mediante una selezione di scatti fotografici realizzati da Avital. Opere d’arte pubblica, le sculture saranno presentate a Milano nell’aprile 2026 (in concomitanza con miart e la Milano Design Week) dove, riunite in un unico allestimento ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, creeranno un ponte tra territorio alpino lombardo e contesto urbano.

MOUNTAIN ECHOES è pensabile come una cartografia partecipata e sonora della Valtellina, che ne restituisce e onora le identità complesse, sfaccettate, stratificate. Come un dipinto, ma rivolto all’udito. Più di trenta ore di registrazioni audio si riversano in composizioni acustiche diffuse, grazie ad altoparlanti integrati al loro interno, dalle tre sculture antropomorfe e insieme evocative, nella loro forma, di cime e versanti alpini. Intitolate Montagna Umana n. 1 (a Sondrio, presso Palazzo Lambertenghi), Montagna Umana n. 2 (a Tirano, nella Corte di Palazzo Foppoli) e Montagna Umana n. 3 (a Bormio, nel Giardino del Tempo del Museo Civico), tracciano un paesaggio acustico della Valtellina attraverso la polifonia scaturita dal materiale audio raccolto dall’artista e dal suo studio nel corso di un lavoro di ricerca condotto sul campo. Una struttura metallica ne costituisce l’anima nascosta, poi rivestita con tessuti locali forniti da Tessuti di Sondrio che, intrecciati e sovrapposti, sono stati infine resinati a modellare forme organiche dai colori che riprendono le sfumature del paesaggio valtellinese. Non decorative, né romantiche, le Montagne Umane coniugano suono e visione. Sono figure totemiche monumentali, di grande forza scenica e visiva: alte tra i tre e i quattro metri sono accolte nello spazio pubblico cittadino, facendo risuonare tutt’attorno l’archivio sonoro di identità culturali riunito da Avital grazie alla stretta e imprescindibile collaborazione delle comunità valtellinesi. Infatti, proprio l’incontro tra individui e il dialogo con le realtà locali hanno reso possibile l’esperienza artistica, carica di risonanze emotive e culturali, alla base di MOUNTAIN ECHOES.

Durante un periodo di residenza, svoltosi tra ottobre e dicembre 2025, Yuval Avital ha percorso, con sguardo accorto e reso ricettivo dallo stupore, la Valtellina. Ha incontrato una moltitudine di persone, più di 500, che hanno contribuito alla genesi delle opere donando saperi e parole, accompagnandolo attraverso la valle, tra il suo passato e presente. Portando con sé microfoni, videocamera e macchina fotografica, Avital ha raccolto centinaia di fotografie e tracce audio destinate a tramutarsi nei tre diversi racconti che animano le installazioni sonore. Ha costruito e nutrito catene di fiducia, scoprendo un microcosmo per costruire ecosistemi sonori: opere che fanno riecheggiare la valle e le sue voci umane e non, mettendone al centro il patrimonio culturale immateriale e naturale. Una vera e propria mappa permette, poi, di geolocalizzare i venticinque luoghi dove ogni suono è stato registrato, mostrando come tutta la Valtellina, nella sua interezza, sia stata coinvolta nel progetto: dalla fauna del Parco Nazionale dello Stelvio ai canti tradizionali di Albosaggia, dal maiale nero a Morbegno ai rumori delle Cave della Bagnada, dal Parco delle Orobie Valtellinesi alla filatura della lana a Livigno, fino ai rintocchi delle campane di chiese e santuari come quelli, per esempio, di Teglio e di Berbenno.

MOUNTAIN ECHOES è un progetto che parla di ascolto e di relazione, di ascolto nella relazione. Le Montagne Umane sono inviti a incontrare il territorio a partire dall’ascolto praticato attivamente, inteso e riconosciuto come gesto culturale e di cura. Qui l’esperienza vissuta non è secondaria all’oggetto artistico finale, anzi. Strutturate a partire da un percorso relazionale, le sculture rendono udibili i rapporti di prossimità, le interrelazioni tra comunità e paesaggio alpino. Esistono in una dimensione condivisa, restituendo la molteplicità di voci che innervano la Valtellina senza operare gerarchie e dando rilevanza al timbro di ognuna. Ciò che è intimo, personale e biografico s’accosta al collettivo. Si parla di agricoltura eroica, delle ferite lasciate dalla Grande Guerra Bianca, di storie di minerali, di minatori e di pastori. La montagna è simbolo, corpo vivo e sonoro. L’eco si fa forma e il suono si offre come spazio d’incontro, come elemento e collante identitario. Acquista fisicità, fluisce con la forza dei corsi d’acqua, scorre il racconto come un sogno, non evanescente ma fatto di materia concreta: quella impressa nei corpi delle persone, nella terra e nei boschi della valle, nei fianchi dei monti. Ma i rumori appena uditi possono perdersi nell’aria, l’eco affievolirsi. Parlare del connubio tra umano e montagna significa dirne anche le vulnerabilità, e Avital non trascura di farlo. Mostra una montagna non bucolica, fatta anche di lavoro, pericolo, di rischio di perdita. Parla di comunità alpine resilienti, di fragilità e responsabilità, di necessità di rispetto.

Per realizzare le mappature sonore, Avital muove dalle identità del luogo e adotta un approccio relazionale: le composizioni delle Montagne Umane sono frutto di un’azione corale in cui l’artista si rivolge alla comunità come a un corpo creativo, chiamandolo a partecipare alla costruzione di senso dell’opera. Innesca processi di co-creazione, capta energie, forze vitali e vivificanti persone, luoghi e le loro storie, riattiva memorie per produrre opere che sono materializzazioni sonore di vicinanze affettive tra uomo e ambiente montano. Il territorio appare condensato in un’esperienza corale che, però, non pretende di darne un resoconto compiuto. MOUNTAIN ECHOES non ha la volontà di esaurire la montagna, né di darne una spiegazione esaustiva: la parzialità della raccolta sonora ne costituisce, anzi, la preziosità e ne ricorda l’irriducibilità. È una lettura interpretativa e ogni Montagna Umana si dona, piuttosto, come esperienza innanzitutto estetica e poetica: un appello rivolto a chiunque a rallentare per trattenersi ad ascoltare. Le voci e i suoni che dalle sculture si propagano nell’aria permettono di intraprendere un viaggio che è attraversamento di panorami acustici, in cui racconti tramandati oralmente fanno da contrappunto a rumori associati a più moderne produzioni industriali. Ogni Montagna Umana custodisce e condivide, funzionando come un amplificatore, un archivio acustico di pratiche e tradizioni, di gesti e storie raccolte sul campo, che non si cessa di scoprire viventi ogni qualvolta ci s’inclina all’ascolto. È questo che MOUNTAIN ECHOES suggerisce di fare: tendere l’orecchio. Sintonizzarsi su frequenze che rendono percepibile ciò che sembrerebbe inudibile: intrecci di identità sonore che scandiscono i ritmi della valle, facendoli risuonare anche oltre le vette.
MOUNTAIN ECHOES – Le voci e i suoni della Valtellina in sculture sonore
Ideato e progettato da Yuval Avital Studio e Comitato CULTURA + IMPRESA
Il progetto MOUNTAIN ECHOES, selezionato da Regione Lombardia nell’ambito dei Giochi della Cultura, è parte del programma dell’Olimpiade Culturale di Fondazione Milano Cortina 2026.
23 e 24 gennaio 2026 – 15 marzo 2026
Sondrio, Palazzo Lambertenghi
Tirano, Corte di Palazzo Foppoli
Bormio, Giardino del Tempo del Museo Civico
da aprile 2026
Milano, Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti



