The Pavilion of the Holy See, "The Ear is the Eye of the Soul", Giardino Mistico, Venice Photo David Levene

Padiglione Santa Sede: il suono come forma di conoscenza

VENEZIA | Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e Complesso di Santa Maria Ausiliatrice | Fino al 22 novembre 2026

di LUCA BERNARDINI

Nel ricco panorama della Biennale Arte 2026, tra i progetti che hanno raccolto tanto il favore della critica quanto quello del pubblico, c’è il Padiglione della Santa Sede L’orecchio è l’occhio dell’anima a cura di Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers. Rispetto alla velocità con cui solitamente il pubblico visita la grande quantità di spazi ed eventi, ufficiali e collaterali, questo progetto invita a rallentare, a entrare in se stessi e a porsi in ascolto. Esso si articola tra due poli veneziani, il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, costruendo una riflessione coerente sul suono come forma di conoscenza e sull’ascolto come pratica spirituale. L’ispirazione dichiarata è legata alla vita e alle opere della grande mistica Ildegarda di Bingen, prolifica teologa, letterata e trattatista medievale, per cui musica, cosmologia e teologia costituivano un unico sistema percettivo.

The Pavilion of the Holy See, “The Ear is the Eye of the Soul”. Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Venice Photo David Levene

Lungi dal farne una costruzione erudita o anacronistica, il Padiglione cerca di tradurre la sua visione adattandola al linguaggio contemporaneo, facendo del suono un mezzo capace di agire sullo spettatore, prima ancora che sul suo apparato interpretativo. La musica, in quanto linguaggio che oltrepassa la parola e che incide sugli stati emotivi e cognitivi senza necessità di codifiche a priori e condivise, è al centro del progetto: non accompagna, non illustra, ma costruisce lo spazio percettivo. In tal senso permette di rendere l’esperienza artistica un momento trasformativo che coinvolge il corpo, il tempo e la disposizione interiore di chi attraversa il padiglione.

The Pavilion of the Holy See, “The Ear is the Eye of the Soul”. Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Venice Photo David Levene

La sede a Castello è una sezione maggiormente discorsiva e teorica, infatti il complesso di Santa Maria Ausiliatrice, ancora attraversato dal restauro, viene reinterpretato come fosse un vero e proprio scriptorium contemporaneo, dove il gesto della trascrizione si traduce in processi di archiviazione, montaggio e riattivazione del sapere. L’idea di archivio non è statica o conservativa, ma quella di un organismo vivo, costruito in dialogo con la tradizione ildegardiana e con il lavoro della St. Hildegard Academy. Libri, materiali di studio, libri d’artista e contributi contemporanei non compongono una biblioteca in senso stretto, ma un campo in cui il pensiero mistico viene continuamente riletto e reso operativo. In questo contesto, la presenza dei lavori di Ilda David’ e del progetto architettonico di Tatiana Bilbao Estudio contribuisce a espandere il concetto stesso di “scrittura”, includendo lo spazio, l’immagine e la materia come forme di iscrizione, così come la presenza centrale dell’ultimo lavoro di Alexander Kluge recentemente scomparso. A differenza dell’immediatezza percettiva del Giardino, questa sezione richiede un tempo diverso, più analitico e frammentato.

The Pavilion of the Holy See, “The Ear is the Eye of the Soul”. Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Venice Photo David Levene

È proprio in questa tensione che emerge uno dei punti di forza del Padiglione, cioè la coesistenza di due registri, esperienziale e archivistico, che riflettono la distanza tra l’esperienza originaria del sacro e i tentativi di trascriverla e conservarla. In questo senso, Santa Maria Ausiliatrice non è un complemento del Giardino Mistico, quanto il suo contrappunto: se lì il suono si dà come esperienza immediata e immersiva, qui esso viene trattenuto, analizzato, tradotto in traccia e documentato. Due modalità complementari di avvicinarsi a quella stessa idea di conoscenza che Ildegarda concepiva come unità di percezione e pensiero.

The Pavilion of the Holy See, “The Ear is the Eye of the Soul”, Giardino Mistico, Venice Photo David Levene

Nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi il Padiglione della Santa Sede trova la sua forma più compiuta. Qui la componente teorica e archivistica si dissolve per lasciare spazio a un’esperienza diretta, sensoriale, in cui il tempo della fruizione si dilata e si accorda al ritmo lento del luogo. Il progetto è apparentemente semplice: una molteplicità di interventi sonori, accessibili tramite cuffie, accompagnano il visitatore lungo il percorso tra gli orti del convento. Le composizioni contemporanee, con i contributi, tra i vari, di Patti Smith, Brian Eno, Jim Jarmusch e del giardino stesso grazie al dispositivo di Soundwalk Collective, dialogano con la tradizione mistica di Ildegarda. Essi non si impongono come elementi estranei o spettacolari, ma si innestano con naturalezza e armonia nell’ambiente, seguendone le forme, le pause, le aperture.

The Pavilion of the Holy See, “The Ear is the Eye of the Soul”, Giardino Mistico, Venice Photo David Levene

Il camminare tra le aiuole, l’ascolto intermittente, la sovrapposizione tra suono artificiale e suono naturale permettono un’esperienza introiettiva e contemplativa. Risulta particolarmente riuscita la capacità del progetto di fondere la teologia di Ildegarda, la sua idea di viriditas come energia vitale diffusa, e la spiritualità carmelitana, radicata nella pratica del silenzio e dell’interiorità.
Nel suo insieme, il Padiglione della Santa Sede si pone come un progetto coerente e, per certi aspetti, coraggioso, soprattutto per la scelta di sottrarsi a logiche di spettacolarizzazione e velocità della fruizione, ma anche per la scelta di affidarsi all’ascolto in un contesto contemporaneo segnato dall’eccesso visivo e dalla sovrapproduzione di immagini: un invito a rallentare e a ricalibrare il proprio rapporto con il mondo sensibile.

L’orecchio è l’occhio dell’anima
Padiglione della Santa Sede alla 61.Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
commissario Card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede
curatori Hans Ulrich Obrist, Ben Vickers
produzione Nicola Picco & Raul Betti, Mattia Marzaro; Soundwalk Collective & Tessa Nijdam, Elena Origliasso

Espositori: Alexander Kluge, Monache Benedettine dell’Abbazia di Santa Ildegarda di Bingen, Bhanu Kapil, Brian Eno, Carminho, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Holly Herndon & Mat Dryhurst, Ilda David’, Jim Jarmusch, Kali Malone, Kazu Makino, Laraaji, Meredith Monk, Moor Mother, Otobong Nkanga, Patti Smith, Precious Okoyomon, Raúl Zurita, Soundwalk Collective, Suzanne Ciani, Tatiana Bilbao – Maio Architects – DOGMA, Terry Riley

Complesso di Santa Maria Ausiliatrice
Fondamenta S. Gioachin, Castello 450, Venezia (non è richiesta prenotazione)

Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi
Cannaregio 54, Venezia (prenotarsi su: www.coopculture.it)

Orari: Padiglione 11-19 (da maggio a settembre); 10-18 (da ottobre al 22 novembre); chiuso il lunedì (tranne 7 settembre, 16 novembre)

Info: www.dce.va

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