Nina Ćeranić, Tut_5, 2025, oil on paper, 59x42 cm, Courtesy the artist and A plus A Gallery, Ph. Clelia Cadamuro

Nina Ćeranić da A plus A. La liturgia dell’oggetto che ci guarda

VENEZIA | A plus A Gallery | 19 febbraio – 18 aprile 2026

di FRANCESCO LIGGIERI

Mentre a Venezia certi musei mettono in scena mostre su civiltà morte e sepolte (o ancor peggio a vendere come “nuove” esposizioni che hanno già fatto il giro del mondo) non c’è nulla di male sia chiaro, però a volte sarebbe bello che gli asini diventino unicorni per citare un vecchio detto cinese (che ovviamente dice esattamente il contrario di ciò che vorrei che succedesse) se davvero uno vuole capire dove si muove oggi la narrazione dell’arte bisogna guardare altrove. Devi uscire dai palazzi istituzionali e infilarti negli spazi più piccoli: gallerie, project space, luoghi che respirano ancora. Non tutte, ovviamente non romanticizziamo troppo. Alcune sono solo vetrine, ma altre, poche, hanno fatto una cosa rara: hanno costruito negli anni una posizione. Non per compiacere la politica culturale del momento, non per inseguire il pubblico, e nemmeno per riempire il calendario. Hanno costruito una linea, un’identità, una storia. Luoghi che, mostra dopo mostra, hanno lasciato qualcosa di solido. Qualcosa che vale davvero la pena discutere ed è esattamente da uno di questi luoghi che comincia questa storia. A volte entri in una mostra e capisci subito che qualcuno ha deciso di rallentare il mondo; non di fermarlo (sarebbe impossibile anche se molto interessante se fosse) ma di tirare il freno a mano dell’attenzione. È più o meno quello che succede entrando da A plus A Gallery a Venezia con As I Shape the Object, the Object Shapes Me, la prima personale di Nina Ćeranić.

Nina Ćeranić, As I Shape the Object, the Object Shapes Me, 2026, Exhibition view, A plus A Gallery, Venice, Ph. Clelia Cadamuro

Qui non troverete grandi gesti, installazioni urlate o quell’ansia da spettacolo che spesso scambia il volume per intensità. Troverete invece qualcosa di più raro: concentrazione. Piccoli dipinti. Cornici di legno e ottone. Strutture costruite dall’artista che sembrano allo stesso tempo reliquiari medievali, polittici rinascimentali e finestre di un computer. È come se un altare quattrocentesco e un desktop Mac avessero avuto un figlio, il risultato è una specie di cappella laica per l’era digitale. Le opere non stanno semplicemente appese al muro abitano piccole architetture, scatole, involucri, strutture che sembrano dire: guarda più lentamente. Avvicinatevi, non scorrere con il dito come fai con il telefono.

Nina Ćeranić, Ps4, 2026, oil on canvas, 90×120 cm, Courtesy the artist and A plus A Gallery, Ph. Clelia Cadamuro

Il titolo della mostra è già metà del lavoro: As I Shape the Object, the Object Shapes Me. Se plasmi l’oggetto, l’oggetto plasma te. Non è filosofia astratta; è la realtà quotidiana. Gli oggetti sono i nostri psicologi silenziosi. Li tocchiamo mille volte al giorno e loro, lentamente, ci programmano. Ćeranić costruisce tutta la mostra su questa idea semplice e potente: il rapporto tra soggetto e oggetto è uno specchio. Uno dei cicli più interessanti è Objects, iniziato nel 2018 e ancora in corso. Qui gli oggetti quotidiani diventano protagonisti. Non sono nature morte eleganti. Sono presenze. Quasi creature. Oggetti che emanano una verità discreta, a volte contemplata e altre subita. Pensateci: quante cose nella nostra vita ci osservano mentre crediamo di controllarle? Poi c’è Qualia/Memories, dove l’artista rielabora fotografie d’archivio, collage e frammenti autobiografici. Non c’è nostalgia. Piuttosto la consapevolezza che la memoria non è un archivio ordinato ma un montaggio continuo. Un desktop mentale pieno di cartelle che apriamo e richiudiamo senza sapere bene perché. Il ciclo più recente, Skin and Nails, introduce invece il corpo. Mani, dita consumate, gesti che annodano, stringono, modellano. Qui la pittura diventa quasi epidermica. È la parte della mostra dove capisci davvero il titolo: la mano modella l’oggetto, ma nel farlo si consuma, cambia, si trasforma. È un circuito chiuso tra materia e identità.

Nina Ćeranić, Ps4, 2026, oil on canvas, 90×120 cm, Courtesy the artist and A plus A Gallery, Ph. Clelia Cadamuro

La cosa che colpisce di più è la scala. Tutto è relativamente piccolo. E questa scelta è quasi politica. In un’epoca che produce immagini come se fossero lattine, Ćeranić costruisce micro-santuari. Ogni opera è una stanza mentale. Ogni cornice è una finestra devi avvicinarti, devi rallentare. E quando succede qualcosa di raro nell’arte contemporanea – quando un lavoro ti costringe a guardare meglio invece che più velocemente – allora sai che qualcosa funziona. Ćeranić, nata a Belgrado nel 1992 e formatasi a Venezia, porta nella sua pratica anche l’esperienza collettiva di Fondazione Malutta, ma qui il tono è sorprendentemente intimo. È quasi come entrare nella mente visiva dell’artista. Un archivio emotivo trasformato in architettura. Alla fine esci dalla mostra con una domanda semplice che continua a rimbalzarti in testa: se gli oggetti plasmano noi quanto noi plasmiamo loro, quanti degli oggetti che usiamo ogni giorno stanno già ridisegnando la nostra forma interiore? La risposta, probabilmente, è: quasi tutti ed è esattamente per questo che una mostra come questa, silenziosa e precisa, diventa improvvisamente necessaria, insomma ci salva dalla noia….

Nina Ćeranić. As I Shape the Object, the Object Shapes Me
19 febbraio – 18 aprile 2026
A plus A Gallery
Calle Malipiero San Marco 3073, VeneziaInfo: +39 041 2770466
info@aplusa.it
aplusa.it

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