MILANO | Fabbrica del Vapore | Fino al 17 aprile 2026
di ELEONORA BIANCHI
Entrare in MACRO POP significa fare i conti con qualcosa di veramente insolito: Luca Vernizzi prende cucchiai, flaconi di detersivo, occhiali da sole e li dipinge come enormi icone, reperti di un’archeologia contemporanea. Non lo sono. Non c’è metafisica, non c’è allegoria, nemmeno il tentativo serio di stupire. Solo ritratti di oggetti che erano lì, quasi per caso, mentre lui aveva un pennello in mano.

Il riflesso è automatico: bisogna dire qualcosa. Costruire un discorso, tirare in mezzo la società dei costumi, citare Warhol, forse Oldenburg per quell’atteggiamento di zoom indiscriminato su certe cose banali. Perché per quanto le dimensioni non contino, non ho mai visto delle chiavi così grandi e quegli occhiali da sole possono appartenere solo a Godzilla. Qualcuno, poi, potrebbe arrivare persino a citare McLuhan e la pubblicità come la più grande forma d’arte del XX secolo. Tutto legittimo. Tutto inutile. Più ci si prova, più l’oggetto ci sfugge, non tanto perché stia dicendo qualcosa di diverso, più impegnativo, ma perché si è stufato di guardare noi che ci strofiniamo il mento fingendo di trovarci una profondità che non gli appartiene.

La Pop Art ci ha insegnato a celebrare la banalità, Oldenburg a ingigantirla. Vernizzi fa entrambe le cose. Ma gli oggetti restano immobili, indifferenti alla nostra ansia da critici: non vogliono diventare icone, non vogliono essere simboli, sicuramente non hanno alcuna intenzione di aiutarci a sembrare brillanti. Ci costringono, anzi, a fare i conti con il nostro bisogno di dire sempre qualcosa, qualsiasi cosa.
Non serve troppa poesia per capire che i soggetti di Vernizzi sono oggetti bistrattati, marginali, anche nelle tele decentrati, cose che ci circondano, che incarnano pienamente l’abitudine, cui mai viene riservato un ruolo da protagonista. Adesso si prendono la scena con la timidezza di chi non è abituato ai riflettori, quasi a voler sottolineare la loro natura di comparse storiche della nostra vita, utili, persino necessarie, ma che non godono di particolare dignità o riconoscimento. Ci ricordiamo delle chiavi solo quando le perdiamo, dell’accappatoio solo se non è appeso fuori dalla doccia e dei buffi riflessi che sa creare un cucchiaio, solo quando i nostri commensali non sono abbastanza simpatici.

E allora la mostra diventa un piccolo gioco di specchi. Non insegna nulla sulla Pop Art o sulla monumentalità. Ci mette, però, davanti alla nostra ossessione di dover sempre dire qualcosa. Ci ricorda che, a volte, il vero divertimento è smettere di cercare significati profondi e accorgersi che il mondo può essere ridicolo e bello semplicemente così: flaconi giganti, cucchiai specchianti e la consapevolezza che a volte – quasi sempre direi – guardare è più interessante che parlare.
Luca Vernizzi. MACRO POP
10 marzo – 17 aprile 2026
Spazio Messina primo piano
Fabbrica del Vapore
Via Giulio Cesare Procaccini 4, Milano
Orari: da martedì a venerdì 15-19; sabato e domenica:11-13 e 14-19; aperture straordinarie Pasqua e Pasquetta (5 e 6 aprile) 15-19; Art Week (13-17 aprile) 11-13 e 14-19
Info: +39 389 6504494
c.fabbricadelvapore@comune.milano.it
www.fabbricadelvapore.org



