S()fia Braga, Third Impact, 2025, in Cosmovisions, 77° Premio Michetti 2026, Francavilla al Mare, Foto Blufactory Multimedia

Le visioni “cosmiche” della 77ª edizione del Premio Michetti

FRANCAVILLA AL MARE (CH) | MuMi – MUSEO MICHETTI | FINO AL 27 SETTEMBRE 2026

di MATTEO DI CINTIO

S’intitola Cosmovisions la mostra che riunisce gli artisti partecipanti alla 77ª edizione del Premio Michetti, uno dei concorsi annuali italiani più longevi dedicati all’arte visiva contemporanea. Prorogata fino al 27 settembre, l’esposizione – curata da due personalità d’eccezione del settore, Nicolas Bourriaud e Massimiliano Scuderi – e allestita negli ampi e complessi spazi del MuMi a Francavilla al Mare (CH), segna un deciso cambio di rotta nelle modalità artistico-espressive di un premio che, fin dalle origini – anche in virtù del nome che porta, ossia la dedica al pittore Francesco Paolo Michetti – si è incentrato sulla pittura come linguaggio cardine attraverso cui sondare la modernità e l’evolversi delle pratiche artistiche a essa connesse. In questa edizione, la tematica, quanto mai necessaria, della vulnerabilità umana di fronte agli scenari tecnologici, ecologici e cosmologici contemporanei – fil rouge dell’intero percorso – è affrontata attraverso una sorta di diplopia che divide in modo netto due sezioni dell’allestimento, opposte ma non per questo estranee: l’una, curata da Bourriaud, ritesse le fila del discorso storico del premio, senza rinunciare a formule installative e scultoree che sembrano connettersi instancabilmente, in un gioco di rimandi e proiezioni, al gesto pittorico; l’altra, curata da Scuderi, liquida la pittura sia in senso strumentale che concettuale, aprendosi alla sperimentazione di supporti tecnologici e digitali e all’ibridazione multimediale.

Benni Bosetto, 1/Cellule, 2025; La dieta mediterranea salva il cuore dei cardiopatici, 2021, in Cosmovisions, 77° Premio Michetti 2026, Francavilla al Mare, Foto Blufactory Multimedia

Come si diceva, queste due aree si presentano come assolutamente complementari, e forse proprio qui si situa l’abilità di una curatela che ha saputo intercettare e mettere in risalto una costante irrequietezza che percorre e trascende tutte le opere in mostra: un’inquietudine che rasenta il decentramento assoluto dell’umano, l’oblio della soggettività, in favore di una visionarietà cosmica deterritorializzata e rizomatica, capace di saldare assieme le opposizioni fra umano e non umano, corpo e macchina, sogno e realtà, individuale e collettivo.

Silvia Dal Dosso, The Future Is Weird AF, 2023-2026, in Cosmovisions, 77° Premio Michetti 2026, Francavilla al Mare, Foto Blufactory Multimedia

La trama concettuale di Cosmovisions non si risolve però come una fulgida intuizione post-apocalittica, sia chiaro, bensì come una riflessione rapsodica – a tratti densa e incisiva, a tratti lacunosa, ma su questo torneremo – sulla dimensione immersiva e invasiva della téchne, colta nel suo divenire campo di possibilità sia per ripensare la crisi globale della biosfera e i nuovi processi di soggettivazione che essa comporta, sia per re-incantare il mondo stesso, per dirla con Stiegler. Il punto di capitone della tessitura discorsiva può essere rintracciato nel pensiero di Ailton Krenak, filosofo, attivista e ambientalista che da anni combatte per i diritti delle popolazioni indigene. Con il sintagma «cosmovisione», Krenak intende sintetizzare una consapevolezza ancestrale, derivante dalle sue radici amazzoniche, che fa della vita una perenne interconnessione fra organismi; da qui, per il filosofo, la necessità di uscire dalla visione antropocentrica e antropomorfica che da sempre ha modellato la realtà a immagine dell’uomo.

Agnes Questionmark, Exiled in Domestic Life, 2025 in Cosmovisions, 77° Premio Michetti 2026, Francavilla al Mare, Foto Blufactory Multimedia

Se teniamo fede a quest’aggancio tematico, a questo nodo che tiene insieme il fluire di due sguardi differenti – uno più meccanicistico e automatizzato, l’altro più visionario e connettivo –, possiamo osservare che serpeggia per tutto l’itinerario la tensione, bilanciata con l’inquietudine, verso un animisme de combat, per riprendere le parole dell’antropologo Eduardo Viveiros de Castro: un animismo ricercato e introiettato, che possa essere una risposta militante al disfacimento del mondo e, di converso, una sorta di anelito al suo re-incantamento; tenendo conto, però, che re-incantare il mondo significa, come scrive Emanuele Capozziello in un recente articolo, «riscoprire una capacità di restituirgli una pienezza immanente di senso, re-imparando dunque a farne esperienza al di là degli schemi antropocentrici e devitalizzanti della Modernità». La volontà di svolgere, attraverso una poetica animista, una decostruzione del punto di vista moderno a partire dai «punti di vista ancestrali», senza scadere in declinazioni primitiviste o colonialiste, ritmicizza sicuramente la sezione curata da Bourriaud; zoppica invece, a nostro avviso, nella sezione di Scuderi, dove il confronto serrato con la digitalizzazione pervasiva dell’AI sembra arenarsi più nel gioco delle possibilità estetico-inventive che imbarcarsi in una precisa prospettiva cosmogonica. Ciò nonostante, una cosmovisione più che umana si istituisce e si ramifica nell’audace differenziazione delle espressioni artistiche, e questo è sicuramente un punto di forza che caratterizza questa edizione del Premio Michetti.

Eva & Franco Mattes, Are You Still There?, 2025 in Cosmovisions, vincitori 77° Premio Michetti 2026, Francavilla al Mare, Foto Blufactory Multimedia.
Danilo Correale, Equivalent Units, 2017 in Cosmovisions, menzione speciale 77° Premio Michetti 2026, Francavilla al Mare, Foto Blufactory Multimedia.

Tra i ventuno artisti italiani e internazionali presenti in gara, la giuria, presieduta da Cristiana Perrella e composta da Andrea Viliani, Carla Subrizi, Franco Pomilio e Pier Luigi Sacco, ha assegnato all’unanimità il premio al duo Eva e Franco Mattes per Are You Still There? (2025) e una menzione speciale a Danilo Correale per Equivalent Units (2017); entrambe le opere sono installazioni video che, straordinariamente, dialogano fra loro: la prima incentrata sul processo di alienazione fra pratiche discorsive prettamente umane e generatività algoritmizzata, la seconda sulla testimonianza documentaristica della trasformazione e del riassetto lavorativi nell’economia attuale. Due ambiti ben radicati in quel focus concettuale e riflessivo che la mostra intende intraprendere attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea, ossia la decolonizzazione degli schemi di rapporto umani con il mondo, nella prospettiva di una più aperta compartecipazione alle metamorfosi della realtà.

Giuria e artisti, Premio Michetti 25 luglio 2026

Cosmovisions segna così un punto di non ritorno per il Premio Michetti: non più tempio della pittura come linguaggio privilegiato, ma spazio di negoziazione tra medium, ontologie e scenari cosmologici. Che questa apertura si traduca in una nuova grammatica duratura o resti un esperimento circoscritto lo diranno le prossime edizioni; intanto, questa mostra ha il merito di porre, con forza, una domanda all’altezza dell’attualità: quale arte è possibile quando il centro antropocentrico vacilla e il mondo chiede di essere esperito, vissuto, abitato, più che rappresentato?

PREMIO MICHETTI, 77a edizione
COSMOVISIONS
a cura di Nicolas Bourriaud e Massimiliano Scuderi

Opere di Jacopo Belloni; Benni Bosetto; Danilo Correale; Binta Diaw; Irene Fenara; Diego Gualandris; Viola Leddi; Romana Londi; Lorenza Longhi; Agnes Questionmark; S()fia Braga; Carola Bonfili; Alex Chalmers; Silvia Dal Dosso; Federica Di Pietrantonio; Eva Gold; Massimo Grimaldi; Lorem; Eva & Franco Mattes; Matteo Nasini.

26 luglio – 27 settembre 2026

Museo Michetti
Francavilla al Mare, Chieti

Condividi su...