Olmo Gasperini e Anastasia Norenko, Inside Out, Installation view. Ph. Sofia Podestà

E lo sguardo transita. Riflessioni a partire da “Inside Out” di Olmo Gasperini e Anastasia Norenko

ROMA | VON BÜREN CONTEMPORARY | FINO AL 2 LUGLIO 2026

di MATTEO DI CINTIO

Inside Out: il titolo della bipersonale dei giovani pittori romani Olmo Gasperini e Anastasia Norenko, inaugurata negli spazi accoglienti della galleria Von Büren Contemporary a Roma, non lascia dubbi circa una certa polarità rappresentativa. Lo sguardo del fruitore, infatti, è sottoposto a una certa diplopia della percezione spaziale. Se infatti, come scrive Anna Gasperini, «l’osservazione diretta del mondo […], senza mediazioni di alcun tipo, è un tratto cruciale nella ricerca dei due artisti», allora possiamo certificare sans doute un marcato binarismo dialogante: Gasperini indaga la poetica dello spazio chiuso, sfinito e scomposto, per quanto visibilmente vissuto, avvolto in un pattern cromatico opaco che permea la rappresentazione di un vago tratto melanconico; Norenko, invece, familiarizza con uno spazio aperto che è al contempo naturalistico e mitico, un locus amoenus dove il vero e l’onirico, coadiuvati dalla lucentezza lisergica dei colori, si fondono, come a rendere visibile l’idea che la realtà possa superare se stessa e disvelare contorni inattesi, capaci di inquietare e insieme di allietare l’essere umano. Potremmo concludere qui il nostro discorso, invitando il visitatore a riconoscere la diversità dell’atto pittorico, a muoversi nel dispiegamento simmetrico della topologia spaziale, a riflettere su quanto tale rappresentazione paesaggistica, dislocata e locata fra interno ed esterno, abbia una certa risonanza con quei paesaggi del quotidiano, interiori e reali, che ci toccano continuamente ed estenuantemente nella vita di ognuno di noi. Eppure, non ci basta!

Anastasia Norenko, Need a needle, olio su tela, 2025. Ph. Domenico Ventura

Non ci basta sostare nella diplopia della visione, perché c’è un dipiù, un surplus dell’atto pittorico, che è bene elucidare, o quantomeno seguire nelle sue dinamiche sottili e sottese. Per far ciò farei riferimento, innanzitutto, al concetto di transito. Fra l’Inside e l’Out niente è fermo, ma ci si muove fra i due poli con una certa insistenza, una certa transitorietà. Prelevo il senso del transitare da un bel libro di Mario Perniola, intitolato Transiti, come si va dallo stesso allo stesso. Vi invito a sostare sul sottotitolo, perché è da lì che si dipana un certo concettualismo utile alla nostra riflessione. Per il compianto filosofo astigiano, il transito, ossia la dimensione atopica ed enigmatica che soggiace all’esercizio filosofico, si configura come ciò che si svolge interamente hinc et nunc. Per usare proprio le parole di Perniola, è quel «movimento sincronico che va dal presente al presente», dove il nunc

si è enormemente dilatato fino a comprendere in sé tanto il passato quanto il futuro. Così non abbiamo raggiunto l’immortalità dell’eterno, ma semmai la spazialità del tempo, la simultanea presenza di molti presenti, la loro coesistenza. Il transito è il cammino che va dal presente al presente.

Olmo Gasperini, olio su tela, 2025. Ph. Sofia Podestà.

Spazialità del tempo, ma anche temporalità dello spazio: il mondo e la sua rappresentazione ritrovano così la propria dimensione affettiva e storica, svincolati da ogni desiderio di trascendenza, ma autentici testimoni di un passaggio che va di presenza in presenza. Le poetiche pittoriche dei due artisti si nutrono, a nostro avviso, della dimensione del transito, sia in nuce al proprio gesto, sia nel gioco di rimpallo che i due linguaggi mettono in atto. In entrambi, la stessità provocata dal transito, l’eterno ritorno dello stesso, produce l’emersione di uno sguardo, comune ai due artisti, capace di presenziare alla percezione della realtà, per rintracciare il non-identico, ciò che perdura ma al contempo declina, in maniera differente, le proprie istanze. Non si tratta né di alienazione, né di volontà di trascendenza, bensì di un affinamento costante dello sguardo percettivo, imbevuto di una certa acuta insistenza. L’esercizio en plein air, o il dimorare nelle quattro mura di uno studio, poco importa! È l’oggetto sguardo che acuisce la propria percezione, dilatando sia il tempo che lo spazio. A proposito di quest’ultimo: ci sembra che proprio lo spazio sia inteso dai due artisti come una struttura topologica dove interno ed esterno si co-appartengono; questo fa sì che si ceda un po’ sul rigido binarismo della rappresentazione, su quel Giano Bifronte che vede l’Inside da una parte e l’Out dall’altra.

Olmo Gasperini, Interno con due sedie (Steppenwolf), olio su tela, 2025. Ph. Sofia Podestà

In Gasperini, l’attenzione ossessiva del particolare determina un’apertura alla ritmica della variazione minima, al sibilo della differenza che soggiace nello stesso; in Norenko l’ispessimento della trama bucolica riduce l’apertura del cielo in pochi spiragli sparuti, e il soffice volumeggiare delle forme sembra esortarci a sostare ed impadronirci dell’otium praticato dai simulacri di umanità nuda, immersi, chiusi direi, nelle proprie espressioni e posture ataviche e posticce. In questo gioco di rimandi topologici che trasforma la malinconia cromatica di Gasperini in un pullulare di presenze, e l’opera di Norenko in una fioritura percettiva chiusa e perturbante, qualcosa della tradizione iconoclasta e pittorica dell’Occidente brulica e soggiace, ma, nel segno del transito, non si delinea in un ricordo offuscato: lo si estrinseca direttamente nell’azione pittorica, contornando l’evidenza di una passione, di un Eros, per lo sguardo sulla realtà.

Anastasia Norenko, Run Forest Run!, particolare, olio su tela, 2025, Ph. Domenico Ventura

Ritorniamo per un attimo, quindi, a Perniola, offrendovi un piccolo riferimento filosofico che sembra un po’ agganciarsi al dinamismo pittorico dei due autori. Fra le figure che transitano nella speculazione pernioliana non poteva mancare l’amato Nietzsche, il quale ha utilizzato il sintagma amor fati per elicitare una «esperienza di adesione incondizionata e appassionata a ciò che è». Citiamolo, direttamente:

La mia formula per la grandezza dell’uomo è amor fati: non volere nulla di diverso né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità. Non solo sopportare e tanto meno dissimulare il necessario […], ma amarlo.

Ecco, per Gasperini e Norenko, calcando l’indole nietzschiana, nella pittura non si può che procedere se non mediante un atteggiamento affermativo: dove non si ama ciò che lo sguardo percepisce, bisogna chiudere gli occhi, o guardare altrove.

Olmo Gasperini e Anastasia Norenko, Inside Out, Installation view. Ph. Sofia Podestà

INSIDE OUT
Con le opere di Olmo Gasperini e Anastasia Norenko
Testo critico: Anna Gasperini
Ideata e curata da: Michele von Büren

4 giugno – 2 luglio 2026

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, Roma

orari: martedì-sabato 11:00-13:30 e 16:00-19:30

Info: www.vonburencontemporary.com

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