Gina Babić, Carni Scelte, Installation view, Ph: Pierluigi Fabrizio

Pezzi staccati. Una riflessione su Carni Scelte di Gina Babić

SPOLTORE (PE)  | SPAZIO IRIS | Fino al 3 ottobre 2026

di MATTEO DI CINTIO

Partiamo da un presupposto, che è più un dato di fatto: Gina Babić è una giovanissima artista italiana, ma anche e soprattutto medico. L’intreccio tra sapere medico e arte, con tutte le pratiche ad essi connesse, orienta in maniera originale e precisa l’innesto del lavoro scultoreo e installativo da Spazio Iris a Spoltore (PE). Carni scelte – è questo il titolo della mostra – non può che simboleggiare in maniera netta il precipitato di questa duplice formazione, di questa azione biunivoca nella realtà. A prima vista, si tratta di interrogare il corpo umano nella sua selvaggia “recrudescenza” biologica; e di svelarlo, scorporarlo, vivisezionarlo e rivitalizzarlo a partire da ciò che è: una congerie di tessuti connettivi, viscere sanguigne, fluidi organici.

Gina Babić, Carni Scelte, 2026, Ph: Pierluigi Fabrizio

Ma Babić va ben oltre ed è prudente – e quindi intelligente – nell’inscenare una sorta di “teatro degli orrori”, nell’instradare il fruitore al contatto patemico con la crudezza di una realtà invedibile e informe, per dirla con Krauss e Bois. Significherebbe, in effetti, battere sentieri già tracciati nell’arte contemporanea. Invece l’artista di origine abruzzese opta per la produzione di una ceramica viscerale e sinuosa, scompaginando il percorso del già noto e puntando verso qualcosa di più perturbante. Dovremmo fare un giro più lungo rispetto a un incontro brutale con la carne, con la materia viva del corpo, per intenderci, forse, su quale biologia sia in gioco in questa opera.

Gina Babić, Umori, 2026, Ph: Pierluigi Fabrizio

Una prima sosta in questo giro di boa: Pezzi staccati è il titolo di un’ampia e approfondita introduzione di Jacques-Alain Miller, testamentario dell’opera di Lacan, al seminario Il sinthomo del famoso psicoanalista parigino. Senza addentrarci troppo nelle disamine teoriche poste in essere dal “fenomeno lacaniano”, cerchiamo subito di afferrare ciò che sembra entrare in risonanza con l’opera di Babić. Miller, in questo suo commentario, intercetta il sintagma “pezzi staccati” per indicare una concezione del corpo umano che si sfilaccia rispetto a una presunta unità data. Egli afferma infatti che «il corpo è paragonabile a un ammasso di pezzi staccati. Non ce ne rendiamo conto tanto che restiamo catturati dalla sua forma, tanto che la pregnanza della sua forma impone l’ideale della sua unità». In altre parole, la biologia che intesse il corpo umano è da sempre, seguendo Lacan, infettata dal significante, dall’istanza del Simbolico che s’incorpora nella carne; è proprio il linguaggio ad offrire all’infans il montaggio dei frammenti di esperienze corporee sparute e conturbanti. Ciò fa sì che l’esperienza originaria del corpo sia quella di una molteplicità di zone erogene, di oggetti parziali che costellano una compattezza corporale contemplabile solo in via retroattiva, ossia nel tempo dell’identificazione dell’infante alla propria immagine riflessa nello specchio. L’individuazione in un’unità non garantisce niente sulla frammentarietà primigenia, e Gina Babić sa cogliere tale verità granitica: le ceramiche disposte in una zona dello spazio divisa da tendaggi lattiginosi che sembrano usciti da una sala operatoria elicitano le forme protuberanti di organi interni e, al contempo, attraverso una intrinseca finitura lucida, adagiati su cuscinetti di seta, sprigionano una forza libidica a tratti sconcertante, un’erotizzazione materica che non può che rimandare all’eterogenesi della pulsione. L’argilla, lavorata attraverso la tecnica del colombino, subisce un’azione generativa che è “sexualizzata”. Non è un caso che si sostituisca una x alla doppia s: si tratta dell’operazione semantica che Laplanche propone per indicare quel “fuorivamento biologizzante” del corpo umano, non guidato quindi da istinti innati e predeterminati, bensì da pulsioni che erotizzano parti dello stesso. La biologia umana è infestata da fantasmi che la deviano e l’imbrigliano.

Gina Babić, Perle ai porci, 2025, Ph: Pierluigi Fabrizio

Da qui proponiamo un secondo step di questa spirale riflessiva: in un saggio arguto dal titolo Il corpo e il linguaggio nella psicoanalisi, Alfredo Zenoni osserva che l’organismo che appartiene all’essere umano, all’essere di linguaggio, è sin dall’inizio «convertito in corpo» attraverso l’alienazione prodotta dalla dimensione simbolica «che ne trasforma e ne altera le caratteristiche “naturali”». In questo caso la dimensione simbolica suddetta non coincide affatto con la cultura che, nel tempo dell’evoluzione, verrebbe ad intaccare una presunta purezza biologica di partenza, bensì con un’istanza “meta-culturale” della cultura stessa che pone sin dal principio sullo stesso piano corpo e linguaggio, e fa del primo una «struttura di decifrazione», e quindi di simbolo. Se ci muoviamo a passo di gambero e oltrepassiamo il tendaggio divisorio che contrappone le due aree della mostra, all’ingresso, ossia nel primo spazio, Gina Babić lavora non tanto sul carattere acefalo della vivisezione corporale, quanto su questa prossimità fra simbolo e carne, esorcizzando in tal modo, come evidenzia anche il testo della curatrice Carla Abril Maizon, un sapere medico che vorrebbe appiattire la concezione del corpo in un circuito biologico deumanizzato. Da qui la necessità di elevare la patologia anatomica a oggetto d’arte, sia attraverso l’utilizzo della diapositiva (Carni Scelte – Diapositive) che del video (Umori), oppure di trasformare, in Perle ai porci, un dente cariato in una perla, simbolo di sublimazione del dolore nella forza generatrice della bellezza. In fondo, sembra ricordarci l’artista, il corpo è l’estraneità più intima che ci marchia in quanto esseri di linguaggio. Ma è proprio a partire da questa estraneità – messa in scena dal gesto artistico – che Carni Scelte indica una via: non subire passivamente l’alienazione simbolica del proprio organismo, ma accettarla e attraversarla, e in questo attraversamento, se riuscito, divenire finalmente il corpo che si è.

Gina Babić, Carni Scelte – Diapositive, 2026, Ph: Pierluigi Fabrizio

 

Gina Babić. Carni Scelte
a cura di Carla Abril Maizon

4 settembre – 3 ottobre 2026

Spazio Iris
Via G. Fonzi 38 Spoltore (PE)

Orari: Visitabile su appuntamento

Contatti: spazioiris.mauraprosperi@gmail.com

Condividi su...