PRATO | CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI | FINO AL 10 MAGGIO 2026
di GABRIELE CORDÌ
Fino al 10 maggio 2026 il Centro Pecci di Prato presenta un’ampia selezione di Polaroid del grande fotografo italiano Luigi Ghirri (1943–1992). A cura di Chiara Agradi e di Stefano Collicelli Cagol, la mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri e costituisce la prima esposizione interamente dedicata alle celebri istantanee del maestro emiliano.
A partire dal 1979 Ghirri si avvicina alla Polaroid su impulso di Manfred Heiting, allora direttore del design della divisione internazionale dell’azienda, incontrato nello stesso anno ai Rencontres de la photographie di Arles, avviando così la sperimentazione con il piccolo formato. L’inizio è quasi laterale, mentre il fotografo è impegnato in altri progetti. I primi tentativi nascono in ambito domestico e procedono con cautela. Progressivamente, però, Ghirri prende confidenza con il mezzo, riconoscendone le potenzialità come dispositivo capace di farlo tornare sui propri passi e rileggere il proprio lavoro. Soddisfatto dei risultati, il fotografo accetta l’invito ad Amsterdam nel 1980 (allora sede europea dell’azienda) per sperimentare la Polaroid 20×24 Instant Land Camera, in grado di produrre in poco più di un minuto immagini di grande formato. In quegli anni Polaroid gli garantisce una significativa fornitura di pellicole e apparecchi, favorendo un uso sempre più analitico della fotografia a sviluppo immediato.

La mostra presenta un’ampia selezione di Polaroid realizzate tra il 1979 e il 1983. Piccole e grandi, queste immagini – prodotte nell’arco di appena quattro anni – restituiscono un Ghirri inedito. Al centro emergono oggetti quotidiani e nature morte: spesso l’autore dispone davanti all’obiettivo elementi portati da casa o recuperati nei mercatini, costruendo misurate composizioni in studio. Una pianta tra due quadri antichi, oggetti fotografati direttamente dalla strada, lucchetti, l’Annunciata di Antonello da Messina decostruita in oltre cento Polaroid, un busto ripreso di spalle, un piatto da tè in porcellana bianca utilizzato come posacenere, dadi colorati su un pattern a quadrati. Ogni elemento compone un atlante poetico del quotidiano. Compaiono anche figure umane, quasi sempre presenze discrete, più suggerite che affrontate come ritratti autonomi. Le Polaroid diventano così per Ghirri un ulteriore campo di verifica sui meccanismi dell’immagine fotografica – il tempo, l’immediatezza della visione, i processi di inclusione ed esclusione dello sguardo.
A distanza di oltre quarant’anni, queste fotografie appaiono sorprendentemente attuali. Nell’epoca degli scatti istantanei prodotti quotidianamente dagli smartphone, il lavoro di Ghirri invita a rallentare e a restituire intenzione e consapevolezza a un gesto oggi divenuto automatico. Le sue Polaroid ricordano che l’immediatezza non coincide necessariamente con la rapidità, ma rimane anzitutto uno spazio d’azione per il pensiero.

Luigi Ghirri. Polaroid ’79-’83
A cura di Chiara Agradi e di Stefano Collicelli Cagol
22 novembre 2025 – 10 maggio 2026
Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica 277, Prato



