Mona Hatoum Foto Marta Marinotti Courtesy Fondazione Prada

La precarietà dell’oggi secondo Mona Hatoum

MILANO | Fondazione Prada | Fino al 9 novembre 2026

di MATTEO GALBIATI

Non ha deluso le aspettative della vigilia e così la proposta di Mona Hatoum (Beirut, Libano, 1952) è diventata una delle tappe obbligate e, di certo tra le più apprezzate, dell’attuale panorama espositivo milanese. Negli ambienti della Cisterna di Fondazione Prada la celebre artista di origine palestinese ha scelto di concentrarsi su tre soli interventi di scala monumentale, tre grandi installazioni site-specific che toccano i temi dell’attualità, ma che pure non trasgrediscono l’estetica “semplice” del suo linguaggio e della sua espressività.
La poetica di Hatoum si connota, infatti, per un’esplorazione e un’indagine profonde – intense nei risultati non solo formali – attorno alle istanze cruciali della nostra contemporaneità e delle sue storie quali i temi della diaspora, dell’esilio, del conflitto e della vulnerabilità del corpo, soggetti di particolare significato per l’esperienza di tutti e che lei riesce, muovendo dal proprio vissuto, a rafforzare in narrazioni universali.

Immagine della mostra “Over, under and in between” di Mona Hatoum Foto: Roberto Marossi Courtesy Fondazione Prada (Mona Hatoum, Web, 2026, sfere di vetro trasparente soffiato a mano, cavo di acciaio inossidabile)

In questo ambito trovano centro di senso e forza di valore soprattutto quelle opere installative e scultoree che, come nel caso della mostra milanese, diventano dispositivi di accoglienza per lo sguardo, inducendo nella nostra sensibilità un senso di forte instabilità, di rischioso disorientamento e di insidiosa minaccia, spesso utilizzando materiali che evocano o derivano dalla sfera domestica e, per questo, ci sono famigliari pur nella decontestualizzazione significante con cui li agisce l’artista.
Ecco quindi che a Milano si “viaggia” sotto la soglia del fragile: entrando nella Cisterna significa accettare il desiderio e la necessità di una sospensione. Non solo dello sguardo, ma della certezza stessa di avere un terreno stabile sotto i piedi. L’intervento di Mona Hatoum non si limita a occupare lo spazio: lo risveglia, lo mette in tensione, lo trasforma in un organismo sensibile che reagisce al nostro passaggio. La mostra pare quasi volersi configura come una storia in tre capitoli in cui le cose, le materie, le architetture, i luoghi animano percettivamente la nostra osservazione e, dissolvendo la distinzione-distanza tra opera ed esperienza, rimettono al centro la persona, le sue fragilità e le sue insicurezze. Tutto è metafora del vivere al nostro tempo.
Si inizia questo tour del disequilibrio dell’oggi con la prima sala dove Web (2026) ci cattura immediatamente con la regolarità delle sue trame sospese. Una ragnatela fuori scala, bagnata da piccole gocce lasciate da una rugiada di vetro, incombe su di noi con la sua grazia minacciosa. Potrebbe essere anche una costellazione che, però, calata alla quota umana, sfiorando da vicino il nostro sguardo, si mostra nella sua assenza di luce, solo riflessi distorti di quanto sta intorno. Il valore mitologico e iconografico della tela di ragno, del filo che si tesse ha una valenza amplificata negli esempi e nei miti, nelle storie e nelle leggende, Hatoum li riassume tutti riverberando nelle tentazioni o nelle facilitazioni della rete contemporanea. Internet rientra nei canoni archetipi di quest’opera: come la ragnatela oscilla tra la protezione e la cattura, tra la dimora e la trappola, tra il pericolo e il riparo. L’artista ci infonde, come spettatori, un impulso contraddittorio: avvicinarsi per assorbirne la bellezza o indietreggiare per evitare la minaccia.

Immagine della mostra “Over, under and in between” di Mona Hatoum Foto: Roberto Marossi Courtesy Fondazione Prada (Mona Hatoum, Map (red), 2026, sfere di vetro rosso trasparente di 25 mm)

Nello spazio successivo le protagoniste sono le geografie in bilico del tempo attuale. Con un disallineamento sensoriale e percettivo – prima si guardava in alto adesso in basso – planiamo al suolo per percorrere, sul pavimento, un planisfero di composto da diverse migliaia di sfere rosse di Map (red) (2026). Queste non sono fissate ad alcun supporto, ma accostane le une alle altre con gesti pazienti, rimandano a un mondo instabile e mai definitivo nella propria identità, ma pure ad un’utopica unitarietà che, per quanto fragile, a livello globale resta attuabile.
Le sfere rosse da lontano sono una macchia sola e vogliono dirci che, non definitive, conservano il monito di un disordine sempre imminente. La cartografia essenziale di Hatoum non presenta frontiere; terre, regioni e stati sono ridotti a insieme omogeneo che parla di un mondo privato di quelle linee che lo hanno reso nel tempo in-governabile. Osservando da vicini, invece, il tutto si smembra nella miriade di piccole unità autonome e libere. Ciascuna sfera, infatti, come si diceva, è indipendente e pronta a spostarsi, a modificare il proprio scostamento con il conseguente sconvolgimento dell’intero assetto globale. L’artista ci sollecita nel prendere urgente consapevolezza che l’idea di stabilità cui siamo stati indottrinati sia una finzione retorica, un principio transitorio sacrificabile a interessi superiori.
L’ultimo ambiente si colma con le forme di all of a quiver (2022), una torre che mette a nudo la su stessa struttura geometrica che, dopo aver ostentato una forza logica, cede davanti ai nostri occhi a un’imprevedibile debolezza. Hatoum richiama il principio di un’architettura della vulnerabilità e questa presenza, monumentale e monolitica, è emblematicamente la risonanza esplicita delle ansie del presente. Questa struttura si fa macchina percettiva e, sospesa tra costruzione e cedimento, non rimane mai come forma compiuta, costretta a un’esitazione continua.

Immagine della mostra “Over, under and in between” di Mona Hatoum Foto: Roberto Marossi Courtesy Fondazione Prada (Mona Hatoum, all of a quiver, 2022, tubi di alluminio a sezione quadrata, cerniere di acciaio, motore elettrico, cavo)

I cubi sovrapposti ordinatamente in una griglia reticolare non ordinano né definiscono, ma tengono sempre in bilico se stessi sul caos conseguente al loro imminente collasso: aggiustandosi e oscillando, definendosi con rigore e smontandosi con fluidità, la loro struttura, nel complesso, non descrive più lo spazio in cui si colloca, ma lo mette in crisi. Il minimalismo dell’artista torna ad un’azione operativa effettiva e, nonostante non sia attesa o ad essa applicabile, rendono la forma organica e vitale. L’intensità che ne consegue, allora, tra rumori metallici e tremori vibranti, è proprio di rimandare il tutto all’accettazione di un intrinseco carattere vulnerabile.
Lo zigzagare ritmato e incessante, forse inevitabile, sposta la soglia di attenzione (forse di emergenza) non più sull’oggetto della rappresentazione quanto piuttosto su ciò che accade. Ciò che, forse, dovremmo avere coraggio di fare nella dimensione odierna del nostro vivere.
Il quadro complessivo di quanto Mona Hatoum ci lascia è farci sospendere sul filo teso tra  attrazione e inquietudine, dove nulla è garantito o pienamente rassicurante; ci muoviamo passo passo con la consapevolezza di vivere un’esperienza diversa, affrancata da qualsiasi consuetudine abituale. L’eredità che ci lascia è la lucida consapevolezza della precarietà delle nostre strutture esistenziali, tangibili o intangibili. Come verità, invece, quella di un mondo la cui bellezza – come una ragnatela, il vetro o un castello di carte – esiste e resiste fino al limite della propria rottura.

Mona Hatoum. Over, under and in between
pubblicazione illustrata della serie dei Quaderni, edita da Fondazione Prada, con i testi di Theo Deutinger, Lina Ghotmeh, Jamieson Webster

29 gennaio – 9 novembre 2026

Cisterna
Fondazione Prada
Largo Isarco 2, Milano

Orari: da lunedì a domenica ore 10.00-19.00; martedì chiuso; ultimo accesso ore 18.00; chiusura degli spazi espositivi ore 18.45
Ogni biglietto è valido 30 giorni e comprende una visita anche alla sede di Osservatorio; Ingresso intero €15,00; ridotto €12,00 studenti fino ai 26 anni, visitatori sopra i 65 anni, possessori tessera FAI in corso di validità, accompagnatori visitatori con disabilità; ridotto – Comune di Milano €7,50 studenti delle scuole e delle università del comune di Milano fino a 26 anni , residenti del comune di Milano sopra i 65 anni (presentando un documento di identità); gratuito visitatori under 18, visitatori con disabilità, residenti del comune di Milano sopra i 65 anni, con un documento di identità (solo il giovedì), giornalisti accreditati o in possesso di tessera stampa in corso di validità

Info: info@fondazioneprada.org
www.fondazioneprada.org

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