TORINO | GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
di FRANCESCA DI GIORGIO
Più che la presentazione di un progetto architettonico, quella andata in scena ieri al Teatro Regio è stata una dichiarazione d’intenti. La nuova GAM di Torino non è stata raccontata soltanto come un edificio da riqualificare, ma come un manifesto di ciò che oggi un museo pubblico dovrebbe diventare: aperto, accessibile, inclusivo, tecnologico, sostenibile. Parole chiave ormai imprescindibili nel lessico delle istituzioni culturali che, come ha sottolineato il direttore di Domus Walter Mariotti, non devono restare mai solo parole. Il progetto firmato da MVRDV insieme a Balance Architettura ed EP&S Group traduce quelle parole in una proposta concreta destinata a cambiare profondamente l’identità del museo.

L’intervento, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo con un investimento di quasi 30.000 rivelato dal Presidente Marco Galli, parte da un assunto condivisibile: restituire alla GAM quello spirito sperimentale che ne aveva caratterizzato la ricostruzione nel dopoguerra. Non un’operazione nostalgica, ma una rilettura dell’edificio di Carlo Bassi e Goffredo Boschetti attraverso le esigenze del presente.

Il gesto più significativo è probabilmente quello urbano. La trasformazione dell’area esterna in una grande piazza civica e l’introduzione della “Diagonale di luce”, percorso che attraversa il complesso collegandolo alla città, spostano l’attenzione dal museo come contenitore al museo come infrastruttura pubblica. Una scelta che riflette una tendenza internazionale ormai consolidata (lo Studio olandese di Winy Maas, socio fondatore dello studio, presente ieri in conferenza stampa è stato chiamato per questa vocazione): il valore di un’istituzione culturale si misura sempre più nella sua capacità di produrre relazioni oltre che esposizioni.

Interessante la rilettura del “Deposito Vivente”, che rende accessibile una parte consistente delle oltre 50.000 opere conservate nei magazzini pensando ad un vero e propio caveau di tesori vivibile. È forse questo l’aspetto più radicale del progetto: trasformare ciò che normalmente rimane invisibile in uno spazio di conoscenza, mettendo in discussione la distinzione tradizionale tra ciò che il museo mostra e ciò che custodisce.

Le immagini diffuse durante la mattinata di ieri al Teatro Regio parlano di trasparenza, luce, permeabilità, ma la sfida più complessa non riguarda tanto il disegno degli spazi quanto la loro effettiva capacità di generare nuove forme di partecipazione. Negli ultimi anni molti musei hanno adottato il linguaggio dell’inclusione senza riuscire a modificare davvero il proprio rapporto con il pubblico. Questa sarà la vera sfida sul campo.

La sensazione, uscendo dal Regio, è che Torino abbia scelto di investire non solo su un edificio, ma sulla ridefinizione del ruolo della sua principale istituzione dedicata all’arte moderna e contemporanea, oltre che la più antica Galleria civica di arte moderna e contemporanea in Italia.
Ideale ambizioso? Sicuramente ma… Riporta la GAM al centro del dibattito culturale, ancora prima dell’inizio del cantiere e questo è sempre un buon segno.
GAM 4.0: recuperare il futuro
Orizzonti di progetto, per un museo del domani
Info: www.gamtorino.it



