Veronica Benedetti, H₂O₂, installation view ex Carcere Sant'Agostino, Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

La fragilità con CONNEXXION si ri-pensa poeticamente

SAVONA | Santuario, Pinacoteca Civica, ex Carcere Sant’Agostino, Villa Cambiaso | Fino al 26 settembre 2026

di MATTEO GALBIATI

Viviamo immersi, quasi soffocati, in un tempo che sembra chiederci continuamente di essere forti. Ci chiede di resistere e di continuare; di essere veloci, efficienti, presenti; di mostrare ciò che siamo – o vorremmo essere – attraverso immagini ordinate, parole sicure, identità senza incrinature che gettiamo in pasto a una moltitudine avida e spersonalizzante. Eppure, sotto questa superficie, qualcosa rimane sempre fragile. Forse lo siamo noi, più di quanto siamo disposti ad ammettere, e del resto, la fragilità appartiene alla natura stessa dell’uomo. È ciò che ci espone all’altro, che ci ricorda il limite, la possibilità della perdita, il bisogno di essere accolti, la necessità dell’attenzione e della cura.
Non è necessariamente una mancanza e neppure una debolezza, è uno stato vivo e dinamico di ogni cosa, una forma della nostra sensibilità e di quella del resto del mondo. È una soglia attraverso la quale possiamo ancora sentire ciò che accade intorno a noi e dentro di noi può non essere infallibile e duraturo.
Come dicevamo, oggi sembra diventato difficile mostrarsi vulnerabili, perché nella società dalle alte prestazioni si tende a nascondere le nostre crepe, a trasformare ogni difficoltà in qualcosa da superare rapidamente o da dimenticare alla svelta, ogni esitazione in un difetto, ogni caduta in un fallimento. Persino il dolore fisico rischia di essere invisibile quando non produce una narrazione immediatamente condivisibile. E così impariamo sempre più a proteggere, nascondere e sopire le nostre fragilità proprio mentre avremmo bisogno – insieme – di riconoscerle. Forse è necessario un altro sguardo capace di non chiedere all’uomo di essere invulnerabile, ma di accettare la propria in-compiutezza. La fragilità, se si segue questo spunto ideale non coincide più con la resa: può essere, al contrario, la condizione da cui nasce una possibile cura sociale e universale. Solo ciò che sappiamo essere fragile può essere custodito e solo quando riconosciamo il limite dell’altro possiamo imparare a rispettarlo.

Martina Fontana, Cocoon, installation view Pinacoteca Civica di Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

È l’arte che sa conoscere questa dimensione e la può esplorare dal suo interno più profondo: un’opera, infatti, a prescindere dal materiale, può raccontare la precarietà e la può rendere anche necessaria. L’arte conserva ciò che il tempo tende a cancellare, dà forma a ciò che non trova parole, rende visibile quella vulnerabilità che appartiene a tutti.
Livia Savorelli è partita da queste considerazioni e, alimentando la sua sensibile visione curatoriale con altre fonti documentali, ha tessuto le trame vibranti per il nuovo progetto espositivo della quarta edizione di CONNEXXION. Festival Diffuso di Arte Contemporanea che ormai è diventato un appuntamento atteso del palinsesto culturale della città di Savona. Elegia della fragilità non è una mostra, torna a offrirsi come organismo vivo e legante sintetico tra luoghi, persone, idee, narrazioni, contenuti, riflessioni che si accompagnano a un’idea differente di comunità che sa ritrovarsi, dialogare e soprattutto emozionarsi.
La visione curatoriale eleva il fragile a entità poetica e lirica e permette una germinazione emotiva nei diversi luoghi che tocca, infondendo un senso di partecipazione corale ancora più intenso delle già profonde edizioni precedenti. È in questa capacità di trovare lo spunto per un corollario ampio di emozioni che la macchina espositiva funziona e ci persuade: ci troviamo al centro di ipotesi narrative che dalla certezza dell’esperienza vissuta e proposta dagli artisti si trasferisce immediatamente dentro le nostre vicende. Qui sentiamo la sollecitazione dei sentimenti. La coerenza nella diversa intonazione delle espressività e dei percorsi estetici rimanda a un senso di verità quando quella fragilità esibita diventa parte del nostro stato d’animo, parte di quello che siamo stati e siamo, parte delle nostre storie singole. Ci rispecchiamo o ci accostiamo, ma non ne siamo mai immuni.

Fatma Ibrahimi, Germogli di una natura postuma, installation view ex Carcere Sant’Agostino, Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

Nel Santuario, alla Pinacoteca Civica, nell’ex Carcere Sant’Agostino e Villa Cambiaso Savorelli ha lavorato d’esperienza, con la conoscenza di chi ha chiara la destinazione finale del proprio progetto e ben sa con chi attivare le connessioni: gli artisti, chiamati a questa missione, co-operano e manifestano una duttilità e una adattabilità necessarie per ambientare, in un contesto umano così peculiare e variegato, la propria visione artistica. Misura e corrispondenza, carattere e verità generano un impianto narrativo efficace, dove la dolcezza non teme di incontrare la spigolosità della durezza della verità. In queste apparenti frizioni che si legge e si sente la potenza del fragile. Raccolta la si consegna poi all’altro, senza imporla, ma suggerendola, rendendola voce sibilante e immagine perturbante.
Il Festival, che come detto vuole estendersi il più possibile alle diverse realtà cittadine, quest’anno è iniziato con il lavoro di Martina Fontana intitolato Moire con il quale, grazie alla collaborazione di Opere Sociali e Opere Sociali Servizi, ha potuto coinvolgere alcuni ospiti della RSA Santuario che, in diverse sessioni di questo laboratorio e condividendo la ritualità del gesto della tessitura, hanno realizzato Cocoon, scultura-bozzolo in fibra di tencel (c’è anche il tema ecologico di una risorsa vegetale capace di sostituire la seta) ora esposta in Pinacoteca. Sempre Fontana in una cella del Carcere propone anche Tempo di non resistenza che, strettamente connessa con la precedente, indaga il tempo, la trasformazione e la fragilità attraverso l’osservazione della crescita dei Bombyx Mori (la specie del baco da seta), allevati e accuditi per circa due mesi. Il lento processo di tessitura del bozzolo diventa metafora dell’attesa, della metamorfosi e della necessità di assecondare i cicli della natura. I corpi conservati dei bachi sono poi un memento mori, mentre il fruscio del loro nutrirsi, sottofondo nella stanza vuota, restituisce nello spazio la presenza del vivente e la sua caducità.

Max Magaldi, Vainglory, installation view Cappella ex Carcere Sant’Agostino. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

Sul tema della società cybertecnologica lavora da tempo Matteo Mandelli che in Pinacoteca, oltre la performance The Contact in cui taglia uno schermo acceso, atto iconoclasta rispetto la sacralità di quelle superfici cui riversiamo tutti i nostri sguardi e omaggio a un’opera di Fontana qui conservata, colloca The Algorithm Creed. È un confessionale, un dispositivo per verificare il rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale attraverso il linguaggio della religione. Il Confessionale Digitale trasforma il gesto della confessione in un dialogo con l’AI, interrogando fiducia, spiritualità e delega emotiva alla tecnologia. L’opera invita a riflettere su cosa significhi oggi per noi tutti cercare ascolto, conforto e verità in una macchina.
Passando ad esplorare le proposte nell’ex Carcere Sant’Agostino abbiamo anche Max Magaldi a osservare criticamente la tecnologia e il suo abuso quotidiano. Vainglory riflette sull’ossessione contemporanea per i social media e sul bisogno costante di mostrarsi e rendersi visibili. Un’orchestra di 130 smartphone trasforma il flusso digitale in una scultura visiva e sonora, un unico organismo sempre connesso. Nella cappella dell’ex-carcere di Savona, gli schermi diventano simboliche celle digitali, interrogando il confine tra connessione, visibilità e libertà.

Matteo Mandelli, The Contact, performance, Pinacoteca Civica di Savona, Collezione Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo, 18 settembre 2026. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

Mentre Fatma Ibrahimi con Germogli di una natura postuma indaga il cortocircuito tra natura, tecnologia e artificio attraverso un universo di specie vegetali speculative. L’alluminio accoglie forme organiche immaginarie, sospese tra difesa, mutazione e contaminazione. Nel video collegato, questi organismi trasformano le tracce dell’uomo in un ciclo continuo di esplosione, rigenerazione e metamorfosi, evocando un ecosistema fragile in cui ogni forma contiene la possibilità di un’altra.

Vicina al tema naturale è Camilla Marinoni la quale, nella sua cella, lascia fiorire Blooming, un progetto di arte partecipata che racconta la fragilità come possibilità di trasformazione e rinascita. Attraverso incontri e gesti condivisi, esperienze personali diventano fioriture in ceramica, carta e vetro. A Savona vediamo disegni e impronte come tracce di una fioritura ancora in divenire. Individua il senso del fragile naturale anche l’opera We are accidents waitin’ to happen di Riccardo Bandiera: questo lavora si presenta come un erbario fotografico che indaga la fragilità della bellezza e l’inesorabile trasformazione della natura. Le fioriture diventano immagini sospese, attraversate da un sentimento di caducità e nostalgia: nelle fotografie, nelle composizioni botaniche e nelle sculture si riflette sul tempo, sulle ferite dell’esperienza e sulla possibilità di trasformazione.

Riccardo Bandiera, Dell’essenziale fragilità del mondo. E del perché tutto è destinato a finire, installation view ex Carcere Sant’Agostino, Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

Se Bandiera tiene presente il concetto giapponese Mono no aware (物の哀れ) è la filosofia giapponese del Kintsugi (金継) a ispirare l’intensissimo lavoro di Elisabetta di Sopra. Le sue fotografie mettono in dialogo la ferita dei corpi con quella dello spazio carcerario, trasformando il trauma in una possibilità di rinascita. L’artista traccia in oro le cicatrici di donne che hanno subito una mastectomia e hanno scelto di non ricostruire quanto tolto. Queste ferite, non cancellate, sono valorizzate dall’oro come segni di trasformazione. La ricerca nasce dalla collaborazione con il gruppo FLAT Farfalle Libere e diventa una riflessione sulla sorellanza, sull’accettazione e sulla possibilità di (non) ricostruirsi.
Deviamo dal percorso del carcere e inseriamo qui, a proposito di ritualità iconica del corpo, Ceramoprosthesis la live performance di Clarissa Falco che, con sculture in ceramica indossabili, ha trasformato il proprio corpo in un organismo ibrido tra materia e artefatto. I movimenti lenti e iterati delle protesi costruiscono una coreografia in cui la materia è parte attiva dell’azione. Proposta nell’atrio della Pinacoteca Civica di Savona, la performance ha messo in dialogo la rappresentazione storica del corpo delle opere in collezione con la sua contemporanea possibilità di fragile trasformazione.

Elisabetta Di Sopra, Attraversamenti, installation view ex Carcere Sant’Agostino, Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

Tornando alle celle del carcere Stefania Loreto in Le plaisir des yeux riflette sulla riappropriazione del corpo attraverso il passaggio dal frammento alla consapevolezza. Protagonista è l’occhio del Lover’s Eye, simbolo di intimità e anonimato, si trasforma per passaggi successivi in elemento organico legato alla fioritura e al ciclo mestruale. Lo sguardo e la rigenerazione del corpo femminile si incontrano così in un percorso di accettazione e nuova consapevolezza di sé.
La presenza del fisico umano, osservato al suo interno e mostrato in quello che non si vede, è il mezzo cui Veronica Benedetti ricorre nella sua opera. Partendo da un dato autobiografico che diventa poi universale nell’iconicità dell’installazione, H₂O₂ indaga l’ambivalenza tra cura, trasformazione e vulnerabilità attraverso differenti radiografie del padre malato e processi fotografici e chimici che le alterano. Le ossa, sottoposte a mordançage, perdono la loro solidità per assumere forme fluide e instabili. Il metallo, aggredito dalla ruggine e dal reagente, conserva invece l’impronta delle garze, trasformando la corrosione in traccia e memoria.
Il valore e il peso dei ricordi familiari sono materia di riflessione per Luca Carlevarino nella sua installazione ARCHIVIO (al piano di sotto). Partendo dal fenomeno del digital hoarding ci parla di una condizione ormai comune a tutti dove è intricato e complesso il rapporto tra memoria personale, archiviazione digitale e accumulo di dati. Il progetto mette in dialogo i ricordi digitali con l’“intelligenza” della melma policefala, un organismo capace di conservare esperienze secondo logiche non umane. Video, manifesti e forme gelatinose trasformano la cella in un archivio instabile, interrogando la memoria come materia viva, mutevole e soggetto fragile rispetto l’assenza.
La parola scritta, disarticolata e obbligata, ma anche il suo valore visivo dato dalle associazioni compositive e scompositive, sono tratto comune della proposta di Monica Carrera e Fabio Bix e della loro lettura della fragilità. Exercise on Foucault di Carrera è una struggente riflessione sulla sorveglianza e sulla normalizzazione del corpo a partire dall’esperienza personale di riappropriazione della mano sinistra dopo aver subito nell’infanzia la correzione della scrittura mancina. Attraverso un esercizio costante di scrittura, l’artista trasforma la pratica in una forma di resistenza alla norma. Quaderno, ricamo e suono documentano il conflitto tra le due mani e il progressivo recupero di una parte del corpo diventata “selvatica”.
Bix con l’emblematica opera di neon rosso, WOR(L)DS – frammenti di un discorso amoroso, ci dà un’immagine in movimento s-compositivo, mezzo per sulla fragilità e sulla forza delle parole e sulle azioni che da esse possono scaturire. Dalla scritta ogni 4 secondi si accendono nuove parole date dalla parziale accensione di volta in volta dei suoi elementi, addirittura evocando guerra, anarchia, ma anche speranza (Ars) che deve salvaguardarsi nella fragile responsabilità del linguaggio.

Stefania Loreto, Le plaisir des yeux, installation view ex Carcere Sant’Agostino, Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

Infine La stanza di Smeralda di Francesca Catellani è uno spazio di soglia in cui parola, luce, immagini e suono costruiscono un’esperienza immersiva e contemplativa. Tra cielo e terra, l’installazione richiama la Tavola di Smeraldo e invita a superare l’orizzonte del quotidiano. Un percorso di ascolto e apertura che interroga il confine tra le nostre “celle interiori” e il mistero dell’esistenza.
Il Festival si chiude a Villa Cambiaso il prossimo sabato sempre con Catellani che, in collaborazione con Zinöa22, presenta il progetto Le Luci di Zinöa il secondo Special Project in cui un podcast video raccoglie direttamente dai suoi abitanti voci, ricordi e testimonianze capaci di restituire un ritratto corale del quartiere, sospeso tra memoria e trasformazione, narrazioni individuali e collettive.
In un presente attraversato da sempre più numerosi conflitti, solitudini, paure e trasformazioni rapide, riconoscere la fragilità significa riconoscere la comune condizione dell’essere umano. Su questo punto Savorelli insiste nella sua proposta espositiva – anche pensando alle fragilità legate ai rischi della società cybertecnologica – e con gli artisti ci dice di accettare che nessuno è completamente autosufficiente e che ogni esistenza ha bisogno di relazione, ascolto e cura.
Forse la vera forza del nostro tempo non consiste nel diventare, come si diceva invulnerabili, ma nel poterci dire, senza vergogna, gli uni agli altri, che siamo fragili. E nel comprendere che proprio da questa consapevolezza, nel vero spirito di CONNEXXION, può nascere una diversa idea di comunità: più attenta, più umana, capace non di eliminare le ferite, ma di non lasciare solo chi le porta.

Francesca Catellani, La stanza di Smeralda, installation view ex Carcere Sant’Agostino, Savona. Courtesy CONNEXXION. Ph Michele Alberto Sereni

CONNEXXION. Festival Diffuso di Arte Contemporanea.
IV Edizione 2006.
Elegia della fragilità
arte partecipativa | performance | talk | mostre | installazioni | laboratori
a cura di Livia Savorelli
con il patrocinio di Comune di Savona, Savona 2027
con il contributo di Comune di Savona, Unione Industriali della Provincia di Savona, Fondazione De Mari, Banca Generali Private
con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo
partners Opere Sociali, Opere Sociali Servizi, Ass. Museo Villa Cambiaso APS, Auser Savona, Zinöa22, Gruppo FAI Giovani Savona, Associazione Culturale Tempo Uguale Arte ATS, Sorelle di corpo, Flat farfalle libere
catalogo Vanillaedizioni
media partners Espoarte, Segno
ufficio stampa Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication

Artist*: Riccardo Bandiera, Veronica Benedetti, Fabio Bix, Luca Carlevarino, Monica Carrera, Francesca Catellani, Elisabetta Di Sopra, Clarissa Falco, Martina Fontana, Fatma Ibrahimi, Stefania Loreto, Max Magaldi, Matteo Mandelli, Camilla Marinoni

special Projects Connexxion 2026:
Moire di Martina Fontana
Le Luci di Zinöa di Francesca Catellani

18-26 settembre 2026

Santuario di Nostra Signora della Misericordia
Piazza Santuario, Savona

Pinacoteca Civica
ex Carcere Sant’Agostino
Piazza Monticello, Savona

Villa Cambiaso
via Torino 10, Savona

Orari apertura dall’8 al 14 giugno: domenica 8 dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30, da lunedì 9 a venerdì 13 dalle 15.30 alle 19.30, sabato 14 dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30

Info: Arteam Associazione Culturale
via Traversa dei Ceramisti 8/bis, Albissola Marina (SV)
+39 019 4500744
info@connexxion.it
www.connexxion.it

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