SAN QUIRICO D’ORCIA (SI) | sedi varie | 25 luglio – 1 novembre 2026
Intervista a STEFANIA RANZATO (fondatrice e proprietaria di DEAS Spa) di Francesca Di Giorgio
La 55ª edizione di Forme nel Verde, in programma a San Quirico d’Orcia dal 25 luglio al 1 novembre 2026, con la direzione artistica di Carlo Pizzichini, rinnova la propria riflessione sul rapporto tra arte, paesaggio e società. Nato come una delle prime esperienze italiane dedicate alla scultura ambientale, il progetto continua a interrogare il ruolo dell’opera nello spazio pubblico, trasformando il patrimonio storico e naturale della Val d’Orcia in un laboratorio di ricerca dove artisti, comunità e territorio costruiscono nuove forme di dialogo.
L’edizione 2026 amplia ulteriormente questa prospettiva, affiancando alle installazioni diffuse negli Horti Leonini, a Palazzo Chigi Zondadari e nel centro storico un’attenzione particolare ai processi di formazione e alle nuove generazioni attraverso il progetto YOUNG2026, dedicato agli studenti delle Accademie di Belle Arti. In questo contesto assume un significato particolare la collaborazione con DEAS Cyber+, realtà italiana di riferimento nel settore della cybersicurezza, che sceglie di sostenere il festival aprendo un confronto inedito tra innovazione tecnologica, creatività e responsabilità culturale.
Che cosa accomuna un’impresa impegnata ogni giorno nella protezione delle infrastrutture digitali e un festival di arte ambientale che da oltre mezzo secolo riflette sulla relazione tra uomo e paesaggio? Quale ruolo possono avere oggi il pensiero creativo, la formazione e la fiducia in un tempo attraversato dall’intelligenza artificiale e dalla crescente complessità tecnologica? Ne abbiamo parlato con Stefania Ranzato, fondatrice e proprietaria di DEAS Spa, che racconta come il sostegno all’arte contemporanea rappresenti, per l’azienda, un investimento nel capitale umano e nella capacità di immaginare il futuro, riaffermando una visione dell’innovazione che mantiene la persona al centro.

Perché un’azienda leader nella cybersicurezza decide oggi di investire nell’arte contemporanea? Che cosa trovate nell’arte che dialoga con la vostra idea di innovazione?
Per molti può sembrare un incontro insolito, ma per noi arte e cybersicurezza condividono la stessa radice: l’ingegno umano. La tecnologia, anche quella più avanzata, nasce sempre da un atto creativo. Prima di esistere un algoritmo, un sistema di intelligenza artificiale o una piattaforma di difesa cibernetica, esiste una persona che immagina una soluzione a un problema. È esattamente ciò che fa un artista quando trasforma un’intuizione in un’opera. I nostri professionisti lavorano con sacrificio ma anche con genio e creatività.
DEAS Cyber+ lavora per proteggere sistemi digitali invisibili; gli artisti, invece, rendono visibili idee, tensioni e immaginari. Vedete un terreno comune tra questi due modi di leggere la complessità del presente?
Assolutamente sì. Anzi, credo che il punto di incontro sia molto più profondo di quanto possa apparire. Noi lavoriamo per rendere comprensibile e governabile ciò che non si vede: reti digitali, minacce cibernetiche, vulnerabilità, flussi di dati. Gli artisti, in modo diverso ma altrettanto potente, danno forma a ciò che spesso è invisibile agli occhi: emozioni, domande, tensioni sociali, trasformazioni culturali. Entrambi, quindi, interpretano la complessità del presente e cercano di restituirla in una forma che permetta alle persone di comprenderla.

All’interno di Forme Nel Verde il progetto YOUNG2026 mette al centro gli studenti delle Accademie di Belle Arti. Che cosa significa, per un’impresa come DEAS, investire in giovani artisti? Che cosa vi interessa osservare nelle giovani generazioni?
Per DEAS investire nei giovani artisti significa investire nel futuro del capitale umano del Paese. Non sosteniamo YOUNG2026 soltanto perché crediamo nell’arte, ma perché crediamo nelle persone che, attraverso l’arte, imparano a osservare il mondo con occhi nuovi. È un investimento che va oltre la dimensione culturale: riguarda la formazione di menti capaci di interpretare la complessità, immaginare soluzioni e trasformare un’intuizione in valore. Sono qualità che ritroviamo anche nei migliori ricercatori, ingegneri e professionisti della cybersicurezza.
Viviamo in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale e dall’automazione. Lei sostiene invece un approccio “umanocentrico”: quale contributo può offrire l’arte nel mantenere centrale il pensiero critico e creativo?
L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per accelerare la conoscenza, aumentare l’efficienza e supportare decisioni sempre più complesse. Ma dobbiamo ricordare che l’intelligenza artificiale è uno strumento, non un fine. Ogni algoritmo riflette una scelta umana, ogni tecnologia nasce da un’idea, da una responsabilità e da una visione. Per questo continuo a parlare di un approccio antropocentrico: la persona deve restare il punto di partenza e il punto di arrivo dell’innovazione.

L’Uomo Quantico in cammino. Un viaggio interiore lungo la via Francigena, courtesy Forme Nel Verde 2026
Forme Nel Verde utilizza il paesaggio come parte integrante dell’opera. Quanto è importante, anche per un’impresa che opera in un settore globale, mantenere un rapporto concreto con i territori e con le comunità che li abitano?
Credo che proprio le imprese che operano in contesti globali abbiano il dovere di mantenere radici solide nei territori. La tecnologia può attraversare confini, mercati e continenti in pochi istanti, ma la fiducia, i valori e la cultura si costruiscono sempre a partire dalle comunità. Per questo considero fondamentale non perdere mai il contatto con i luoghi e con le persone che li vivono. Forme Nel Verde ci insegna qualcosa di molto attuale: il paesaggio non è una semplice cornice, ma diventa parte dell’opera, dialoga con l’artista e contribuisce a generare significato. Allo stesso modo, nessuna impresa può considerare il territorio soltanto come il luogo in cui opera. Il territorio è un ecosistema di relazioni, competenze, istituzioni, scuole, università, imprese e cittadini. È lì che nasce l’innovazione più autentica, perché è lì che si incontrano esperienze e sensibilità differenti.

La cybersicurezza nasce dalla necessità di costruire fiducia. Anche l’arte, in fondo, crea relazioni di fiducia tra artista, luogo e pubblico. Quanto ritiene che la fiducia sia oggi una parola chiave tanto per la tecnologia quanto per la cultura?
Credo che la fiducia sia il vero patrimonio strategico del nostro tempo. Prima ancora della tecnologia, dei dati o dell’intelligenza artificiale, ciò che rende possibile qualsiasi relazione – tra persone, istituzioni, imprese o comunità – è la fiducia. È un valore che richiede tempo per essere costruito, ma che può essere compromesso in un istante. Per questo ritengo che sia la parola che meglio accomuna il nostro lavoro nel mondo della cybersicurezza e il valore che la cultura e l’arte continuano a generare nella società. Nel nostro settore proteggiamo sistemi, infrastrutture e informazioni, ma il nostro obiettivo finale non è semplicemente impedire un attacco informatico. Il nostro compito è consentire alle persone di operare con serenità, sapendo che ciò che affidano al digitale è protetto. In altre parole, costruiamo fiducia.
FORME NEL VERDE 2026. 55° EDIZIONE
25 luglio – 1 novembre 2026
SAN QUIRICO D’ORCIA
Horti Leonini
Palazzo Chigi Zondadari
Centro storico
Cipressini
Orario delle mostre:
Horti Leonini, tutti i giorni dall’alba al tramonto (apertura e chiusura dei cancelli)
Palazzo Chigi Zondadari, tutti i giorni dalle 10:30 alle 18:00
Cipressini, h24
Info: Comune di San Quirico d’Orcia +39 0577 8997
info@visitsanquirico.it
www.formenelverde.com



